Difendi la fede con la preghiera e il digiuno

Finito il  “MladiFest” (del quale prestissimo forniremo un attento resoconto) oggi, 7 agosto 2019, padre Livio ci regala l’ennesima perla di chiarezza riguardo la fede,  la preghiera, il digiuno, Medjugorje e la delicata situazione ecclesiale con la satanica aggressione da parte del modernismo -aggressione dall’esterno ed anche dall’interno- di cui la Vergine stessa ci ha avvertito per tempo (clicca qui e qui )

Ed oggi ci offre  la terza parte del suo Editoriale intitolato  LA MADONNA E’ CATTOLICA (clicca qui per ascoltare la prima parte e qui la seconda parta )

(Editoriale di Padre Livio Fanzaga LA MADONNA E CATTOLICA 3 Difendi la fede con la preghiera e il digiuno 07 Agosto 2019 https://www.radiomaria.it/)

Il Magistero, Amoris Laetitia e l’Istituto Giovanni Paolo II

La discussione in margine alle vicende che hanno colpito l’Istituto Giovanni Paolo II per le Scienze del matrimonio e della famiglia, pongono un problema che è rimasto nascosto: a chi spetta primariamente garantire che le ultime cose insegnate sono in continuità con le antiche? Ai pastori. Ma ne sono coscienti?

gp2 Anziani

La discussione in margine alle vicende che hanno colpito l’Istituto Giovanni Paolo II per le Scienze del matrimonio e della famiglia e di cui la NBQ ha ampiamente reso conto, pongono anche un problema che è rimasto nascosto. Eccolo: a chi spetta primariamente garantire che le ultime cose insegnate sono in continuità con le antiche? I teologi che interpretano gli ultimi insegnamenti alla luce dei precedenti – per esempio Amoris laetitia alla luce di Familiaris consortio – svolgono null’altro che il loro dovere, anche se oggi devono combattere per poterlo fare. Però il primo dovere in questo campo spetterebbe alla fonte magisteriale e solo in secondo luogo ai teologi e ai fedeli.

Facciamo un esempio terra-terra. Se il mio parroco in una omelia domenicale afferma cose strane, di difficile decifrazione teologica o pastorale, qualche sua esegesi forzata, oppure affronta tematiche pastorali di frontiera e si slancia in proposte avventate e discutibili, certamente il fedele che assiste all’omelia deve leggere le sue parole alla luce di quanto la Chiesa ha sempre insegnato. Se il sacerdote dicesse che le relazioni omosessuali vanno accolte e apprezzate per gli elementi positivi che contengono, il fedele dovrebbe filtrare quelle parole alla luce della morale – naturale e soprannaturale – da sempre insegnata dalla Chiesa. Lasciamo perdere la situazione di fatto, ossia se i semplici fedeli siano in grado di farlo o se, piuttosto, tendano ad assumere le parole di un’omelia come oro colato. La situazione di diritto, ossia come dovrebbero andare le cose, sembra essere così.

Questo dovere/diritto dei fedeli, in virtù del battesimo e del senso della fede del popolo di Dio innestato nel Corpo di Cristo, di leggere le cose nuove alla luce delle cose antiche è quindi sacrosanto. E non si tratta di magistero di serie A (quello antico) e magistero di serie B (quello recente). Si tratta semplicemente di magistero che, se non è in armonia con la tradizione, non è magistero.

L’atteggiamento contrario significherebbe un positivismo cattolico. “Positivo” significa “fattuale”, che si dà di fatto. Il positivismo cattolico consiste nel ritenere magistero un insegnamento solo perché di fatto è pronunciato dall’autorità rispettiva. Nel caso dell’omelia del parroco, il positivismo cattolico vuole che qualunque insegnamento egli diffondesse con le sue parole dovesse essere seguito perché ritenuto magistero. Però, come detto sopra, così non è.

Fatte le debite distinzioni, questo discorso vale anche per tutti i livelli in cui il magistero viene espresso, vale anche per i vescovi e per il papa. Ciò, naturalmente, non significa accostarsi al magistero con occhio pregiudizialmente critico, assumere un atteggiamento di indisponibilità preventiva, non riconoscere i diversi livelli del discorso. Si sa, per esempio, che in un intervento magisteriale ci possono essere rimandi a verità assolute di fede, ma anche osservazioni personali di valore ben meno impegnativo.

Gesù adiratoSempre al magistero ci si deve accostare con “religioso ossequio”, ma questo non vuol dire ad occhi chiusi. Sia la sapienza della fede appresa dalla Chiesa e nella Chiesa, sia l’uso della ragione naturale – anche Gesù Cristo applicava il principio di non contraddizione quando pensava e parlava – non possono essere messe da parte e nessun magistero lo può chiedere.

Stabilito, quindi, questo dovere/diritto di accogliere il magistero cum grano salis, ossia usando la ragione naturale e valutando il nuovo in continuità con la tradizione, ci si chiede però se i primi a doverlo fare non debbano essere proprio i pastori, ossia coloro che in forma eminente godono del munus docendi, del compito di insegnare.

don oliviero fredoTornando al nostro parroco, il primo a doversi preoccupare di non turbare i fedeli con novità eterogenee rispetto alla tradizione, o con assurde provocazioni [ricordate quel prete che disse “al Credo io non ci credo”? No? Allora CLICCA QUI]o con affermazioni decisamente fuori le righe [ad esempio don Fredo che afferma di non credere nella Transustanziazione] dovrebbe essere lui stesso. Certo, i fedeli ascolteranno le sue parole con il grano salis di cui si parlava sopra, ed eventuali loro valutazioni critiche onestamente condotte alla luce della tradizione sarebbero legittime, ma prima ancora dovrebbe essere lui a garantire che quanto dice rappresenta un approfondimento nella continuità.

Ciò vale anche per i “piani alti”. Quando il magistero insegna una cosa nuova dovrebbe sempre farlo in due modi: a) affermandola in modo chiaro e non con giri di parole o allusioni, in modo da permettere a tutti di carpirne l’esatto significato per poterlo valutare alla luce della tradizione; b) spiegando che si tratta di una esplicitazione di quanto sempre ritenuto vero dalla Chiesa nella tradizione apostolica.

L’onere della prova, come si dice in gergo, spetta in primo luogo al magistero e solo in seconda battuta ai teologi o ai fedeli. Se il magistero non lo fa o lo fa in modo impreciso, delega il compito ai teologi e ai fedeli, con il doppio rischio della confusione delle interpretazioni e dell’accusa di voler fare le pulci al magistero: chi ti credi di essere tu che passi al vaglio l’omelia del tuo parroco, del tuo vescovo o addirittura del papa?

fonte

LJC

 

Il problema sono i nemici della Verità, non del Papa (DA APPENDERE NELLE BACHECHE DELLE NOSTRE CHIESE)

C’è un movimento rivoluzionario al vertice della Chiesa che, per consolidare il suo potere, bolla chiunque ponga un’obiezione come “nemico del Papa”. Il caso del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II è emblematico in questo senso, ma non è l’unico.

Il vero conflitto però non è tra chi è pro o contro il Papa, ma tra chi desidera vivere e testimoniare la Verità e chi vuole stabilire una nuova Chiesa fatta da mani d’uomo.

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Ogni rivoluzione per potersi affermare ha bisogno di indicare dei presunti controrivoluzionari da eliminare; così giustifica il pugno di ferro, compatta il popolo attorno ai vincitori e scoraggia chiunque dall’esprimere pubblico dissenso. Fu così con la Rivoluzione francese del 1789 che, con Robespierre, instaurò il Terrore che arrivò a colpire anche gli altri protagonisti della Rivoluzione stessa ed eliminò perfino il vecchio compagno, amato dal popolo, Danton.

Fu così con la Rivoluzione bolscevica del 1917 e poi durante tutto il periodo dell’Unione Sovietica: chiunque deviasse dalla linea imposta dal Partito, anche i vecchi compagni di rivoluzione, veniva accusato di essere un controrivoluzionario e finiva decisamente male. È così ancora nella Cina popolare, dove chiunque mette in discussione la linea del presidente (e gli interessi della “sua” corte) è un reazionario, un borghese, una spia degli imperialisti, e si guadagna un bel viaggio in un luogo misterioso.

Altra caratteristica dei movimenti rivoluzionari è quella di considerare la vittoria della rivoluzione come l’inizio di una nuova era che merita un nuovo calendario: fu così per la Rivoluzione francese (ci si inventò anche nuovi nomi per i mesi), fu così per il fascismo in Italia e fu così anche per la Cambogia di Pol Pot.

catechismo-libroÈ triste dover constatare che questo fenomeno sta ora interessando la Chiesa cattolica. Fino a pochi anni fa potevano essere sanzionati preti e teologi che insegnavano cose contrarie alla fede cattolica o che compivano scelte di vita in chiara contraddizione con l’insegnamento della Chiesa, e questo comunque avveniva attraverso un processo interno in cui si ascoltavano le ragioni dell’«imputato», e lo si invitava a cambiare condotta prima di rassegnarsi alla pubblica sanzione. Non è più così: intorno a papa Francesco si è creato – o lo ha preceduto – un movimento “rivoluzionario” che interpreta l’inizio dell’attuale pontificato come l’alba di un’era nuova: non parla più di Chiesa cattolica ma di Chiesa di Francesco, tratta i documenti del pontefice come la carta fondamentale di una nuova Chiesa, fa giustizia sommaria di quanti, anche semplicemente, richiamano una verità fondamentale della Chiesa cattolica, ovvero la necessaria continuità del magistero di un papa – quindi anche di Francesco – con la Tradizione apostolica.

CQBTslzVEAA5xIQL’ultima vicenda del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II è esemplare da questo punto di vista, e i recenti articoli di Avvenire che abbiamo commentato (clicca qui e qui) sono talmente espliciti in questa prospettiva rivoluzionaria da non potere non essere allarmanti per tutti i vescovi che ancora si considerano parte della Chiesa cattolica. Indicativa è in tal senso la lettera inviata dal vescovo di Reggio Emilia, monsignor Massimo Camisasca, che il direttore di Avvenire non ha potuto evitare di pubblicare ieri (clicca qui).

Ma non è certo questo l’unico caso. Sempre legato alla pubblicazione di Amoris Laetitia, basta ricordare il trattamento riservato da giornalisti e teologi “guardiani della rivoluzione” ai quattro cardinali che firmarono i Dubia, preoccupati dalla confusione creatasi nella Chiesa per le diverse e, a volte, opposte interpretazioni di Amoris Laetitia. Non si discutono gli argomenti, si lancia l’infamante accusa (per dei cattolici) di essere “contro il Papa” ed è finita. Si diventa dei reietti, si perde qualsiasi titolo di esporre degli argomenti. Si inventano inverosimili complotti per fermare il Papa (il solito espediente della controrivoluzione), si fanno circolare voci infamanti  su questo o quel “nemico” di Francesco, mentre la cricca che gli è intorno e si è guadagnata la fiducia del Papa spadroneggia al centro e in periferia approfittando anche per regolare conti personali. Interessante da questo punto di vista la vicenda che ha costretto alle dimissioni il vescovo di Carpi, monsignor Francesco Cavina (clicca qui).

Greta-Thunberg-Papa-Francesco-1-1030x615Il problema non è legato soltanto ad Amoris Laetitia, per certi versi quanto sta accadendo con l’enciclica Laudato Si’ è anche peggio. Qui addirittura una ipotesi scientifica, molto discussa e discutibile, è stata elevata a dogma e guai a chi la mette in discussione. Ovviamente chi è critico nei confronti della teoria secondo cui l’attività dell’uomo è la principale causa di un presunto inarrestabile riscaldamento globale dalle altrettanto presunte conseguenze catastrofiche, diventa per ciò stesso un nemico del Papa, un controrivoluzionario. Addirittura si è sostenuto che chi critica Greta (la ragazzina svedese diventata simbolo della lotta ai cambiamenti climatici) in realtà voglia colpire Francesco. Ci sarebbe da ridere se non fosse una cosa terribilmente seria.

maradiagaQuella dei presunti nemici del Papa è una sindrome che purtroppo ha colpito lo stesso pontefice che, proprio per questo motivo, è incorso nel clamoroso incidente dei vescovi cileni e ora sta ripetendo lo stesso errore con altri suoi “amici”, a cominciare dal cardinale Maradiaga e dal vescovo argentino Zanchetta. Lo ha detto in diverse interviste, papa Francesco è ormai convinto che le accuse contro i suoi amici hanno in realtà l’obiettivo di colpire lui stesso. Così tralascia di considerare la fondatezza delle accuse, con le inevitabili amare sorprese.

Questa riduzione di ogni dibattito a schieramento pro e contro il Papa è ovviamente funzionale al consolidarsi della Rivoluzione, ed è favorita – come in ogni rivoluzione – dall’ignavia dei tanti che, pur coscienti di quanto sta accadendo, preferiscono annuire o girarsi dall’altra parte piuttosto che candidarsi al patibolo.

CAFFARRA CARDINALE B16«Possibile che a nessuno più interessi la Verità?», si chiedeva sconsolato il cardinale Carlo Caffarra negli ultimi mesi della sua vita pensando soprattutto ai suoi confratelli vescovi e cardinali. Ecco, appunto: il vero conflitto oggi nella Chiesa non è tra chi è a favore e chi è contro il Papa. Per noi cattolici non esiste essere contro il Papa, chiunque esso sia; il punto vero e discriminante è il “permanere nella Verità”, ossia la fedeltà a quanto Cristo ci ha rivelato e la Chiesa ci ha trasmesso fino ad oggi, un problema che riguarda tutti, anche il Papa. Il conflitto è tra chi desidera, pur con tutti i suoi limiti ed errori, permanere in questa Verità, che non è modificabile a piacere dagli uomini, e chi è invece interessato a stabilire una nuova Chiesa fatta da mani d’uomo.

Non per niente i “rivoluzionari” usano anche per la Chiesa categorie tutte politiche, tutte terrene: il Papa è trattato alla stregua di un capo di Stato o, meglio, del capo del partito unico al potere, e quindi in diritto di decidere quel che vuole e come vuole. Non c’è nulla di cattolico in questo approccio; come abbiamo scritto in questi giorni (clicca qui) per sua natura nella Chiesa non ci possono essere svolte o rivoluzioni, ma solo delle evoluzioni nella continuità. Basterebbe paragonare ciò che accade con questo criterio per capire la gravità di quanto sta accadendo al vertice della Chiesa e smascherare i falsi amici del Papa.

fonte 

LJC

Cosa succede a Medjugorje? – Parte III – Censurato Mons. Hoser

HOSER

Questo è un post veloce, scritto e pubblicato in piena notte. Ma torneremo sulla cosa, eccome se torneremo! In breve: a Medjugorje è in corso il “MladiFest”, un “festival dei Giovani” una piccola GMG. Ebbene, le omelie dei primi due giorni  -1 e 2 agosto- sono state immediatamente pubblicate. Quella del 3 (sabato) non solo non è stata ancora pubblicata (e siamo già al 4 Agosto) ma, temiamo, non sarà mai pubblicata.

E per ora ci fermiamo qui.

Per ora.

Se anche domani non verrà reso pubblico il testo integrale della Omelia di S.E. Mons. Enryk Hoser di sabato 3 Agosto 2019 (Santa Messa delle Ore 19) diremo quelli che sono i possibili motivi che hanno spinto a questa censura/boicottaggio o comunque a questa parzialità da parte dei media (in particolare del Sito Ufficiale). E chi sono gli autori delle due omelie che, invece, sono state subito pubblicate non solo sul Sito della Parrocchia di San Giacomo (sul quale già avevamo espresso alcuni pensieri ed ipotesi: qui e qui ) ma persino su alcuni  media del Vaticano!.

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TWEET HOSER

un tweet relativo alla mancata pubblicazione dell’Omelia di Mons. Hoser

“Non perde la fede chi è di Maria”, le chiare parole di padre Livio su Medjugorje

In coincidenza con l’avvio del “MladiFest”, ossia il Festival internazionale dei Giovani , padre Livio ci regala l’ennesima perla di chiarezza riguardo la fede, Medjugorje e la delicata situazione ecclesiale con la satanica aggressione da parte del modernismo -aggressione dall’esterno ed anche dall’interno- di cui la Vergine stessa ci ha avvertito per tempo (clicca qui e qui ) E’ la seconda parte del suo Editoriale intitolato  LA MADONNA E’ CATTOLICA (clicca qui per ascoltare la prima parte)

Editoriale di Padre Livio Fanzaga LA MADONNA E’ CATTOLICA – 2 “Non perde la fede chi è di Maria” – 31 Luglio 2019 https://www.radiomaria.it/

IO-SONO-CON-VOI-MARIA

“la Chiesa ha tradito Giovanni Paolo II”

BLOG STUDENTI GP2E’ purtroppo noto quanto sta avvenendo presso il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le scienze del Matrimonio e della Famiglia . Le ultime notizie, inclusa la chiara presa di posizione di oltre duecento studenti (qui la loro lettera/appello) , non fanno che confermare quanto è successo negli ultimi anni nel prestigioso Istituto fortemente voluto da Papa Wojtyla. Ci ha molto ben informato la “Nuova Bussola” ed oggi, appunto, ci riferisce in modo impietoso il triste epilogo (vedi qui, per esempio) .

E c’è una sorprendente identità di vedute tra quanto dicono gli studenti e quanto ha affermato il Vescovo polacco Hoser. Attualmente monsignor Henryk Hoser svolge il delicato compito per conto della Santa Sede a Medjugorje (e lo sta svolgendo egregiamente) ma leggete cosa dice lo stesso Hoser all’agenzia giornalistica polacca KAI:

HOSER CONF STAMPA 5 APR 17“Lo dirò brutalmente: La Chiesa ha tradito Giovanni Paolo II. Non la Chiesa come Sposa di Cristo, non la Chiesa del nostro credo, perché Giovanni Paolo II era l’espressione, la voce autentica della Chiesa, ma è la pratica pastorale quella che ha tradito Giovanni Paolo II”.

L’arcivescovo ad personam di Varsavia-Praga, mons. Henryk Hoser, in un’intervista all’agenzia polacca KAI, ha parlato soprattutto della famiglia, e del prossimo Sinodo, in cui si confronteranno delegati provenienti da Paesi dove i problemi sono presenti. Si parlerà, ha detto il presule, di disgregazione della famiglia, della famiglia patchwork, dei matrimoni indivisibili, e ci sarà chi chiederà che sia data la Comunione ai divorziati risposati.

Hoser ha parlato di “presupposto erroneo”, perché “è un postulato della misericordia di Dio senza la giustizia, mentre è necessario premettere che nella vita matrimoniale e familiare deve essere garantita la giustizia”. Hoser ha ricordato le parole di Giovanni Battista a Erode“Non hai il diritto di prendere la moglie di tuo fratello”. Ha aggiunto che “si tratta di un’esigenza di giustizia”, Citando Giovanni Paolo II ha detto che l’amore è “per essere onesti, e dobbiamo essere giusti davanti a Dio”, e ha aggiunto che bisogna rileggere la Familiaris Consortio, l’enciclica di Giovanni Paolo II sulla famiglia.

Lettera degli studenti dell’Istituto GP2

Dal blog “Gli studenti GP2 informano” 

BLOG STUDENTI GP2

 

La lettera / The letter / La carta

Roma, 24 luglio 2019

Alla cortese attenzione di mons. Pierangelo Sequeri

Preside Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II

p.c. a Sua Ecc. mons. Vincenzo Paglia

Gran Cancelliere Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II

Rev. Mons. Sequeri,

nelle ultime ore, molti studenti ci hanno espresso la loro immensa preoccupazione per l’improvvisa pubblicazione dei Nuovi Statuti e il nuovo Ordinamento degli Studi del nostro Istituto, insieme alla triste notizia del licenziamento di due professori le cui cattedre occupano un ruolo centrale nella formazione offerta dall’Istituto. Vista la crescente preoccupazione, e per adempiere al nostro dovere di rappresentanti, ci rivolgiamo a Lei, come Preside dell’Istituto, e quindi garante, anche, della continuità degli studi e dei diritti degli studenti del nostro Istituto.

Tristemente sgomenti dal modo in cui siamo stati avvertiti dei cambiamenti cruciali che ci riguardano direttamente come studenti, vorremmo iniziare esprimendo la nostra più grande preoccupazione: la perdita della linea formativa e, quindi, della identità del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II, che, in ogni caso, è stato il motivo principale per cui, la maggior parte degli studenti (e dei loro superiori) ha, appunto, scelto questo Istituto per la loro formazione.

La identità del GP2

Sebbene lo stesso Papa Francesco esprima nel suo motu proprio Summa familiae cura, già nel primo articolo[1], il suo desiderio di continuare con l’ispirazione originale di Giovanni Paolo II, cioè la sua speciale proposta di insegnamento nella Chiesa, restiamo sorpresi dal fatto che nel nuovo Ordinamento degli Studi non si parla né si trova un corso sulla teologia del corpo o sull’insegnamento di Giovanni Paolo II, piuttosto tutto sembra essere ridotto al corso introduttivo “La Communio personarum…”. Sorgono, dunque, le seguenti domande:

  1. come verrà specificamente salvaguardata questa identità che è il centro degli insegnamenti di Giovanni Paolo II?

  2. come evitare che il “dialogo con altre discipline” — che tra l’altro già si trova nel vecchio piano di studio — diventi una mera sovrapposizione di visioni diverse sullo stesso argomento senza coesione interna, tipico degli studi interdisciplinari della maggior parte delle università secolari?

  3. perché continuare a studiare all’Istituto Giovanni Paolo II se non sembra proporre nulla di nuovo rispetto a ciò che possiamo trovare tra gli altri curricula delle università secolari, e tante volte, anche in modi più attraenti ed efficaci?

D’altra parte, Giovanni Paolo II, nel suo motu proprio Magnum Matrimonii Sacramentum, paragrafo 8, ha espresso la sua intenzione che l’Istituto fosse “affidato allo speciale patrocinio della Beatissima Maria Vergine di Fatima.”. Per il resto, conosciamo bene l’intima relazione che il nostro Istituto ha sempre avuto con questa invocazione mariana dopo l’attacco del 13 maggio 1981. Ecco perché crediamo sia cruciale che anche questo Istituto, rifondato da Papa Francesco al fine di migliorarlo e anche rafforzarlo, sia consacrato alla Madonna di Fatima.

Cattedra di Morale Fondamentale

Al centro della nostra preoccupazione sull’identità dell’Istituto si trova la soppressione della cattedra di teologia morale fondamentale. Sappiamo quanto importante sia stato per san Giovanni Paolo II lo studio dell’azione umana al punto che ha affidato questa cattedra proprio al primo preside, il cardinale Carlo Caffarra. Inoltre, l’attività di questa cattedra, specie nell’area di ricerca, stabilita dal cardinale Scola, è stata lodata direttamente da Benedetto XVI. Per questo risulta incomprensibile la motivazione ufficialmente fornita per giustificare la soppressione di questa cattedra, cioè che essa appartiene al primo ciclo degli studi teologici. Se è così, perché allora continua ad esserci una cattedra di antropologia teologica e c’è addirittura una nuova di teologia fondamentale? Nei corsi di mons. Melina non si trattava, infatti, solo dei principi generali della morale fondamentale, ma essi erano intimamente collegati alla morale coniugale e della famiglia, come abbiamo potuto sperimentare nell’insegnamento da lui ricevuto. Inoltre, perché questo impedimento appare all’improvviso così insormontabile se questa è una cattedra in vigore da trentotto anni?

In questo senso, come studenti, vogliamo sottolineare l’importanza che questa cattedra ha avuto per noi: senza dubbio essa è una delle più grandi novità e ricchezze che, fino ad oggi, l’Istituto ha offerto alla Chiesa e alla società. In un mondo in cui tutto sembra essere diviso tra una visione relativistica oppure legalistica dell’etica, la visione insegnata dall’Istituto ci consente di comprendere la moralità come un percorso di pienezza e di senso per l’essere umano, dove l’uomo è responsabile delle sue azioni, ma allo stesso tempo, sempre conta sull’aiuto della grazia e delle virtù che lo aiutano a vivere una vita buona. Questa concezione della moralità, in cui la santità è al centro, ci permette di rispondere con speranza a tanti casi difficili all’interno di matrimoni e famiglie.

Licenziamenti dei nostri professori

Per quanto riguarda il licenziamento inaspettato di due dei nostri professori dell’Istituto, mons. Livio Melina e padre José Noriega, ci preoccupano e ci allarmano diverse cose:

  1. Il modo improvviso e incomprensibile per noi in cui sono stati licenziati, senza reali ragioni, due professori che sono di gran prestigio non solo all’intero dell’Istituto, ma che rappresentano un punto di riferimento internazionale, come dimostrato dalla loro lunga carriera accademica. Nel caso in particolare del prof. Melina, ciò significa non riconoscere alcun suo merito dopo trentadue anni di insegnamento, ventotto come professore stabile e anni come Preside del nostro Istituto che sotto la sua guida ha visto una espansione in tutto il mondo.

  2. Il fatto che con il licenziamento si indebolisca uno dei pilastri formativi dell’Istituto, come lo sono la morale fondamentale e la teologia morale speciale.

  3. Il fatto che due mesi prima dell’inizio del nuovo anno accademico, 2019/20, con un piano di studio reso noto dall’Istituto stesso a giugno scorso e al quale molti studenti si sono già registrati, ci viene notificato l’immediato licenziamento di mons. Melina e il prof. Noriega, considerando che ciascuno di loro offriva ogni anno un corso obbligatorio, uno opzionale e due seminari di studio, oltre a dirigere tante tesi tuttora in corso. Inoltre, il prof. Noriega dirige con grande successo e riconoscimento la rivista istituzionale Anthropotes e i progetti editoriali dell’Istituto.

4. Non aver considerato la grande stima di cui godono entrambi professori tra gli studenti, come evidenziato nelle schede di valutazione docente e il numero di studenti che ogni anno li scelgono come relatori della loro tesi.

Sul nuovo Ordinamento degli Studi

Per tutte queste riflessioni finora esposte, e dopo aver esaminato il documento pubblicato ieri, 23 luglio, sul sito web dell’Istituto, Le chiediamo una risposta chiara sui seguenti argomenti:

  1. Cosa accadrà alle altre offerte accademiche del nostro Istituto come: il Ciclo speciale del Master in Scienze del Matrimonio e della Famiglia, il Master di secondo livello in Bioetica e Formazione, il Master in Fertilità e Sessualità Coniugale e il Master e Diploma in Pastorale Familiare?

  2. A coloro che hanno il prof. Melina o il prof. Noriega come relatori verrà garantita la possibilità di portare a termine la tesi con gli stessi relatori?

  3. Cosa verrà garantito a coloro che si sono già iscritti a corsi o seminari tenuti dal prof. Melina o prof. Noriega?

  4. Sebbene le cattedre di prof. Melina e prof. Noriega siano state eliminate, c’è il corso “Teologia morale dell’amore e della famiglia”. Perché i due docenti non possono insegnare la Teologia in questo corso?

  5. L’Ordinamento degli Studi pubblicato si limita a nominare i corsi, con titoli che non dicono molto sul loro contenuto. Chiediamo che vengano pubblicati il ​​contenuto, la bibliografia e i nomi dei professori che dettano ogni corso, perché gli studenti possano discernere in modo informato se vogliono o meno seguire il nuovo piano di studio.

  6. Vengono menzionati corsi opzionali, tuttavia non compaiono nemmeno i loro titoli.

  7. L’incertezza generata dai cambiamenti è così grande che alcuni studenti vogliono conoscere la modalità di rimborso delle tasse universitarie già versate, nel caso in cui la situazione non fosse chiarita oppure non fosse data una risposta soddisfacente alle richieste degli studenti.

I nostri diritti come studenti

L’articolo 89, §1, dei nuovi Statuti, garantisce che “gli studenti iscritti nel periodo di vigenza del precedente Ordinamento degli studi, potranno scegliere di proseguire il percorso formativo in esso previsto”, mentre il paragrafo §2 dice “I vecchi piani di studio si estingueranno dopo tre anni dall’approvazione del nuovo Ordinamento degli studi”. Tuttavia, due professori che insegnano cattedre fondamentali all’interno del vecchio Ordinamento sono stati licenziati. In che modo Lei come Preside intende quindi garantire il rispetto degli Statuti entrati in vigore e i diritti degli studenti?

In questo senso, chiediamo che:

  • ci sia garantita la continuità di insegnamento per tre anni, previsti come periodo di transizione dagli statuti, dei professori Melina e Noriega, sia nei corsi già approvati per l’anno accademico 2019/20, sia nel loro lavoro di relatori. In caso contrario, l’articolo 89 che disciplina la transizione sarebbe violato.

  • sia garantita almeno nello stesso periodo la continuità di insegnamento di tutti i nostri docenti finora presenti, sia quelli stabili che quelli incaricati a tempo pieno e parziale.

  • chiediamo che il professor José Granados venga riconfermato come Vice Preside almeno per i prossimi tre anni di transizione, in modo che gli studenti anche in questo modo possano avere garanzia della continuità della “lungimirante intuizione”[2] fondatrice di san Giovanni Paolo II e riconfermata da Papa Francesco.

Le chiediamo inoltre, anche se non è direttamente connesso al nostro piano degli studi, di garantire la continuità del lavoro di tutto il personale non docente e amministrativo del nostro Istituto: sono anche loro che tutti i giorni, da anni, in uno spirito di famiglia ci permettono uno studio serio e sereno in un clima di accoglienza e unità.

Infine, vorremmo, una volta in più, sottolineare che il corpo studentesco ha deciso di rivolgersi a Lei, mons. Sequeri, sia per la fiducia che finora ha sempre riposto in Lei come uomo di comprovata reputazione accademica, sia per la sua funzione di Preside, e quindi, garante della continuità dell’eredità dell’Istituto Giovanni Paolo II e garante dei diritti degli studenti.

Saremo grati se ci potrà dare una risposta esauriente e davvero tempestiva a quanto richiesto in questa lettera al fine di decidere e organizzare di conseguenza il nostro futuro, accademico e personale, in accordo anche, ove necessario, con i nostri superiori o responsabili.

La ringraziamo della Sua attenzione. Dio La benedica e San Giovanni Paolo II diriga i Suoi passi.

Marc Adrien

Rappresentante Licenza e Dottorato

Nicole Haddad

Rappresentante del Master

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[1]“Sarà, comunque, doveroso che l’originaria ispirazione che diede vita al cessato Istituto per Studi su Matrimonio e Famiglia continui a fecondare il più vasto campo di impegno del nuovo Istituto Teologico…”. Papa Francesco, Motu proprio Summa familiae cura, 08.09.2017

[2] Cfr. Papa Francesco, Motu proprio Summa familiae cura, 08.09.2017

Traduzioni della lettera

 

 

Pubblichiamo la lettera degli studenti dell’Istituto GP2, desiderando informare il pubblico in merito alla grave situazione che adesso il nostro Istituto sta vivendo. Il nostro auspicio inoltre è chiedere giustizia e vedere garantiti in maniera limpida i diritti nostri e dei nostri professori.

Non avendo finora ottenuto dalle autorità accademiche del nostro Istituto, nè dal Preside nè dal Gran Cancelliere, alcuna risposta soddisfacente e chiara a questa lettera, e inoltre non avendo ricevuto per scritto e pubblicamente l’assoluta garanzia dell’adempimento concreto dell’articolo 89 dei nuovi statuti (sulla continuità dei vecchi programmi e sulla situazione dei docenti) rendiamo pubblica la nostra lettera. Se qualcuno volesse citarla o diffonderla, chiediamo solo che vengano rispettate le seguenti condizioni:

  1. Pubblicare la lettera nella sua interezza.

  2. Che si limiti a condividere fatti oggettivi e fondati sulla situazione, senza emettere giudizi o considerazioni che potrebbero danneggiare o andare contro l’unità della nostra Chiesa o contro l’immagine del Santo Padre, Papa Francesco.

    Informazioni sulla lettera: la lettera è stata scritta il 24 luglio 2019 e inviata il 25 luglio alle 11 del mattino agli indirizzi emails del preside dell’Istituto, mons. Pierangelo Sequeri, mettendo in copia il Gran Cancelliere mons. Vincenzo Paglia. Inoltre, il venerdì 26 luglio, la lettera è stata inviata per posta (lettera raccomandata), alle 10 del mattino.