Tutti inginocchiati di fronte al Signore Gesù. Tranne uno.

Non è mai troppa la riverenza verso la Santissima Eucaristia: lì è realmente presente il Signore Gesù in Corpo Sangue Anima e Divinità.

Non inginocchiarsi -e farlo sistematicamente, in modo palese e “plateale”- è brutto. Molto brutto. Ed induce a pensare.

Specialmente quando è solennemente esposto:

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Don Stefano Rocca entra nei Carmelitani Scalzi

Ora possiamo dirlo con ufficialità: il sacerdote don Stefano Rocca ha chiesto di entrare nell’Ordine dei Carmelitani Scalzi. I Superiori della Provincia Napoletana hanno accolto tale domanda e saranno loro ad indicare il futuro cammino all’interno della Congregazione Religiosa. Al momento don Stefano svolge il suo Ministero sacerdotale presso il Santuario “Maria Madre della Chiesa” in Contrada Jaddico a Brindisi.

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Il lieto annuncio è stato dato dal Rettore del Santuario padre Enzo Caiffa nel corso della Santa Messa prefestiva di sabato 10 Febbraio 2018, Vigilia della Solennità di Nostra Signora di Lourdes. E, come don Stefano ha più volte affermato, il suo percorso sacerdotale è stato spesso “segnato” dalla Vergine Santa.

Don Stefano Rocca, sacerdote della Diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, è nato a Taurisano (Lecce) il 14 febbraio del 1970. Ordinato Presbitero sabato 10 febbraio del 1996 dall’allora Vescovo diocesano Mons. Domenico Caliandro, attualmente Ordinario a Brindisi.

Quella di Ugento-S.Maria di Leuca è una Diocesi piccola, suffraganea  dell’arcidiocesi di Lecce. Ma è pure la diocesi di don Tonino Bello (di Alessano, 1935- 1993) e di Mirella Solidoro  (di Taurisano, 1964- 1999) e di Madre Elisa Martinez, di Galatina (1905-1991) ma Fondatrice delle Figlie di Santa Maria di Leuca: tutte figure proiettate verso la Beatificazione. Ed infine, originario di questa Chiesa è pure Mons. Francesco de Filippis (1905-1964) nativo di Gagliano e Vescovo di Brindisi tra il 1942 ed il 1953.

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Una foto di 10 anni fa: don Stefano era Parroco nella sua Diocesi d’origine

Il legame tra le due Diocesi si rinsalda ora con don Stefano: da tempo presso il Santuario di Jaddico è già amato e stimato dai tanti fedeli che frequentano questo luogo sacro.

A don Stefano – che speriamo di poter presto chiamare Padre Stefano e di vederlo col sacro Abito carmelitano- gli auguri sinceri e la gratitudine per la sua carità operata col Ministero sacerdotale ed anche con la sincera accoglienza ed affabilità. La Vergine Santa, Immacolata e Madre di Dio, continui a guidare il suo cammino.

 

cosimo de matteis

il peccato impuro contro natura

L’articolo odierno di Riccardo Cascioli è chiarissimo fin dal titolo: “Chiesa, il problema non è la pedofilia ma l’omosessualità”. E la coraggiosa Testata ritorna su un problema –un grave problema- che affligge la Chiesa.

Cascioli, con dovizia di particolari e con citazioni di precise fonti, prende le mosse dal caso cileno (dalla vicenda legata a Karadima e Barros) per poi giungere al cuore della questione che non è legata a particolari latitudini: “i cosiddetti casi di pedofilia sono in realtà nella stragrande maggioranza problemi di omosessualità”.

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Ed è proprio così. Da anni siamo in pochi –pochissimi- a denunciare con chiarezza il problema. Perche, prosegue Cascioli, occorre “dire con chiarezza che il problema nella Chiesa non è la pedofilia ma l’omosessualità. È questa una realtà che si vuole occultare perché sgradevole alla lobby gay impegnata a promuovere la normalizzazione dell’omosessualità nella Chiesa”.

E qui vengono esaminate le recenti vicende: quella di Torino, quella tedesca, quella di don Mauro Leonardi ed altre. Perché “stiamo assistendo a una offensiva omosessualista senza precedenti, ormai arrivata ad attaccare il Catechismo”.

Già, il Catechismo, l’ultimo baluardo. Voluto profeticamente da San Giovanni Paolo II –un papa che Bergoglio pare non amare particolarmente- e dall’allora cardinale Ratzinger come Prefetto della CDF.

Catechismo che non possono cambiare. Che in tanti –chi in modo subdolo e chi in modo sfacciato- attaccano. Ed il catechismo parla chiaro riguardo la omosessualità.

Senza ripetere il chiaro dettame del CCC qui si vuole dire una cosa importante: se la tendenza omosessuale è intrinsecamente disordinata e la pratica della omosessualità un peccato impuro contro natura (peccato grave ovvero peccato mortale) e questo vale per tutti i battezzati figuriamoci per un sacerdote!

La istruzione dell’83 e quella del 2005 –uno dei primi atti magisteriali da parte di Benedetto XVI– parlano con una chiarezza –lo splendore della Verità- che non può essere equivocata. Chi ha tali tendenze (che spesso sono associate a squilibri emotivi, psicologici, relazionali) non può essere ammesso agli ordini sacri. E ciò –sancisce il Papa Benedetto- deve avvenire fin dal seminario e/o dal noviziato (nel caso di Congregazioni Religiose).

La conclusione personale è che la pratica della omosessualità è cosa peccaminosa, grave assai, che mai, in nessun caso, potrà essere moralmente lecita. E, ribadisco: se questo è vero per ogni fedele laico lo è a maggior ragione per un Presbitero o per un Vescovo. La vicenda di Sodoma e Gomorra, checché ne dica Galantino, è chiara, chiarissima.

Se ne facciano una ragione gli omosessualisti di ogni tipo: mai un male può essere chiamato bene. La sodomia è uno schifoso e fetido peccato impuro contro natura. Punto.

Dio “PADRE DI TUTTE LE CONFESSIONI”. E Bergoglio non da la benedizione.

Sono tali e tante le storture in atto che l’episodio che proviamo a raccontare potrebbe persino sembrare di poca importanza. Giudicate voi lettori. Al termine dell’incontro nell’Aula Paolo VI con i Membri della Croce Rossa italiana Bergoglio non da la benedizione. Non solo: parla esplicitamente di  Dio Padre di tutti noi, Padre di tutte le confessioni”. Un Dio indistinto quindi. Non il Dio di Gesù Cristo, non la Santissima Trinità. No, un generico dio padre di tutte le confessioni. Viene invocata una benedizione –non si capisce bene da parte di chi- ma non viene impartita nessuna benedizione. Neppure un cenno con la mano, nessun Segno di Croce.

Non ci credete, eh? Neppure io volevo crederci quando mi è stato segnalato. Ma ho visto e rivisto il video, ascoltato più volte le parole. Poi ho cercato il Testo del Discorso sul sito del Vaticano (CLICCA QUI) ed anche lì sono riportate le medesime parole. E non vi è nessuna benedizione. Solo una vaga invocazione ad un non meglio precisato “padre di tutte le confessioni”. Trovate tutto nel video e nel testo del discorso. Su questo video andate al minuto 10:42 e vedete ed ascoltate. C’è chi vi ha visto una sorta di esplicita benedizione sincretista.

Le parole, la migliaia di persone che si alzano per ricevere la Benedizione del Successore di Pietro e Vicario di Cristo ma restano deluse: nessuna benedizione, neppure da parte del “dio padre di tutte le confessioni”. Io ricordo sempre quando padre Livio parlava -e lo scriveva nei suoi libri- del grave rischio di una religione universale ed umanitaria. Sabato 27 Gennaio 2018, a Roma, nell’Aula “Paolo VI” (quella stessa dove venne esposta la statua dell’eretico e scismatico Martino Lutero, morto suicida. Era il 13 ottobre) ne abbiamo avuto una conferma.  La Vergine Immacolata, Madre di Dio, liberi la Chiesa dal modernismo che è sintesi di tutte le eresie.

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UTERO IN AFFITTO – Gandolfini unica voce contro la barbarie

Nella attuale situazione socio-politica, ed anche culturale, che da sempre meno valore alla famiglia ed alla vita (dal concepimento naturale alla morte naturale), si leva alta, autorevole e purtroppo (quasi) solitaria la voce del dottor Massimo Gandolfini. Addirittura il Presidente della Camera, la comunista sessantottina Laura Boldrini, è intervenuta con delle dichiarazioni che, sostanzialmente, rappresentano un “placet” alla odiosa pratica dell’utero in affitto, ipocritamente definità “maternità surrogata”. L’opera di Gandolfini è meritoria e, bisogna dirlo, va a compensare quell’irreale silenzio che proviene dalla politica e, duole dirlo, anche dell’episcopato italiano.

MASSIMO GANDOLFINI

“La Boldrini sostenendo che in Italia bisognerebbe regolamentare la maternità surrogata palesa la sua grande ignoranza in materia. Questo per un semplice motivo: nel nostro Paese la barbara pratica dell’utero in affitto è regolamentata dalla Legge 40 che la vieta e la sanziona penalmente!”. Così il leader del Comitato promotore del Family day e neurochirurgo Massimo Gandolfini commenta le dichiarazioni di Laura Boldrini rilasciate oggi durante una video intervista a Repubblica.it. CLICCA QUI

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“La Boldrini è disinformata anche quando definisce “divisivo” il tema in questione, poiché non tiene conto degli appelli per la messa al bando globale della Gpa, rivolti alle Nazioni Unite da tutte le principali organizzazioni femministe del mondo, tra cui Se non ora quando – Libere. Non considera inoltre che nella stragrande maggioranza degli Stati del pianeta questa pratica è illegale ed è punita con la massima severità. Solamente alcune lobby economiche e del pensiero unico ne chiedono una regolamentazione che di fatto si traduce nella legalizzazione del mercimonio dell’utero delle donne e della vita nascente, prosegue Gandolfini.

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“È giusto quindi ribadire che non si può rendere legale tutto quello che possono la tecnica e il mercato per soddisfare i desideri. Ringraziamo, quindi, la Boldrini per aver fatto di nuovo chiarezza, sappiamo infatti che la sua visione politica trova giusto che un bambino sia per contratto orfano della madre fin dal suo concepimento e che anche l’utero della donna possa essere oggetto di una compravendita che nega ogni diritto di maternità”, afferma ancora il leader del Family day.
La visione antropologica della terza carica dello Stato, che si candida a governare il Paese con la lista Liberi e Uguali, ci conferma che la dignità e l’integrità dell’essere umano è a un bivio, che le elezioni politiche restano un nodo fondamentale e che anche la prossima legislatura vedrà in campo forze che avallano la deriva nichilista della nostra società e, in quanto tali, non possono essere oggetto del nostro consenso”, conclude Gandolfini.

Roma, 1 Febbraio 2018

Comitato Difendiamo i Nostri Figli

BOLDRINI

 

E finalmente il Vaticano prende provvedimenti su Barros, Vescovo di Osorno

Con un Comunicato della Sala Stampa la Santa Sede ci fa sapere che il Papa vuole vederci chiaro sulla vicenda del vescovo cileno di Osorno, Mons. Juan de la Cruz Barros Madrid, accusato da moltissimi fedeli in materia di delicta graviora.

sala stampa

La questione è, purtroppo, ben nota. Esistono vittime di abusi sessuali da parte di ecclesiastici –cosa orribile ed assolutamente da condannare- che non si sentono adeguatamente tutelati e difesi dalla Madre Chiesa.

Anzi, molti di loro contestano apertamente a Papa Bergoglio di “difendere” Mons. Barros ed il suo operato discutibile.

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Ed è così che  il Santo Padre ha disposto che S.E. Mons. Charles J. Scicluna, Arcivescovo di Malta e Presidente del Collegio per l’esame di ricorsi (in materia di delicta graviora) alla Sessione Ordinaria della Congregazione per la Dottrina della Fede, si rechi a Santiago del Cile per ascoltare coloro che hanno espresso la volontà di sottoporre elementi in loro possesso.

La speranza è che non sia solamente una operazione di facciata.