DOMENICA DELLE PALME 2020 – Le parole di padre Pablo

Padre Pablo Martin Sanguiao prete spagnolo colto, mite, profondo, scrittore prolifico è una persona con una forte carica apostolica e notevole zelo pastorale e sacerdotale. Ha raggiunto da poco il “traguardo” di 50 anni dalla sua Ordinazione -avvenuta a Frascati il 25 Marzo del 1970- ed ha quindi tanta esperienza. E’ lui che oggi ci fa dono dell’omelia che è, al contempo, una riflessione su quanto la umanità e la Chiesa sta vivendo. 

A lui la parola con tanta riconoscenza: 

PADRE PABLO+ Ave Maria! Carissimi, i segni dei tempi dicono chiaramente che siamo arrivati alla Settimana Santa, anzi, che siamo in pieno nel tempo della Passione della Chiesa. E volete che per noi non ci sia niente da soffrire? Non ci sono calmanti né “tachipirina” che tenga!

L’unica cosa che rende tutto superabile, che rende il giogo “soave e leggero”, è guardare il Signore e la nostra Mamma: contemplare la Passione di Gesù, fino a dove arriva il suo Amore. Santa Settimana, in attesa della Risurrezione del suo Regno! Con la benedizione di Gesù e Maria nella Volontà Divina,

Padre Pablo

DON FRANCESCO D’ERASMO – Dio è fedele

La Parola di Dio che la Santa Chiesa proclama nella Liturgia di oggi è preziosissima.

È una chiave di comprensione di tutta la storia dell’umanità, ma in particolare di questo preciso momento che stiamo vivendo.

Siamo alla fine della V settimana di Quaresima, Prima di Passione, alla porta della Settimana Santa, che culmina con la celebrazione del Solenne Triduo Pasquale.

DON FRANCESCO Gerusalemme

 

Il Signore si accinge ad entrare in Gerusalemme, per essere consegnato nelle mani dei suoi nemici, affinché si compia il Disegno del Padre su di Lui.

Prima di presentarci la sequenza degli avvenimenti che culminano con la morte di Gesù, l’evangelista Giovanni ci rende conto della decisione del Sinedrio che porta alla sua condanna.

Gesù ha appena risuscitato Lazzaro.

Precedentemente i giudei, gli ebrei della zona di Gerusalemme, il sud della Palestina, non avevano voluto accogliere la testimonianza di Gesù, ritenendo poco attendibile la testimonianza dei Galilei riguardo ai suoi miracoli, che in quella regione del nord erano avvenuti in abbondanza.

Ogni volta che Gesù era andato in Galilea per una festa era stato messo alla prova e sostanzialmente rifiutato.

Ora però il miracolo della risurrezione di Lazzaro è un segno inequivocabile, avvenuto proprio alle porte di Gerusalemme. Lazzaro era poi un personaggio pubblico e questa risurrezione non poteva essere negata, visto che già mandava cattivo odore. Non poteva essere ritenuta una morte apparente.

Infatti così comunicano i capi dei sacerdoti e i farisei al sinedrio: “Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione”.

È la prima volta che chi accusa Gesù non attacca il contenuto del suo insegnamento.

Si può dire che è la prima volta che i suoi avversari non sono ipocriti. Sinceramente dichiarano cosa sta loro a cuore, non la ricerca della verità, ma salvare il tempio e la nazione.

Questa preoccupazione era peraltro motivata.

Proprio la prima lettura di oggi ci riporta la promessa di Dio attraverso il Profeta Ezechiele: vi ricondurrò alla vostra terra e mi adorerete nel mio santuario.

Questo è il crocevia della storia. Infatti si può avere una fede in Dio che si ferma a quello che ci fa comodo.

Ai capi dei Giudei faceva comodo credere che Dio volesse davvero essere fedele alla promessa di mantenere il suo popolo sulla terra che gli aveva dato e con il Tempio dove abitava. Ma credevano che la realizzazione di questa promessa passasse attraverso l’opera delle loro mani. Non credevano fino in fondo che Dio avrebbe realizzato la Sua promessa, prima o poi, nonostante tutto. Quindi erano incapaci di aspettare e di accettare le apparenti contraddizioni con la promessa. Non le accettavano proprio mentalmente, se le vedevano le negavano.

Negavano perfino la testimonianza oculare dei miracoli.

Perché essi scombinavano il loro modo di vedere la realizzazione della Promessa.

Essi credevano di dover difendere la terra e il tempio dai nemici con la loro prudenza.

Se tutti credono in Gesù, i Romani si insospettiscono, ci muovono guerra e ci distruggono.

Infatti poi, proprio loro, che si facevano paladini della legge, diranno a Pilato: “Non abbiamo altro re che Cesare!” L’offesa più grande che si potesse rivolgere alla promessa di quel Dio che aveva annunciato di voler stabilire il Suo Regno sulla casa di Davide per sempre.

Avrebbero dovuto dire piuttosto: “Non abbiamo altro re che Davide!”, se avessero davvero creduto in Dio. Ma già poco prima avevano suscitato la paura di Pilato dicendo: “Chi si fa re si mette contro Cesare!”

Occorre ricordare che in tutta la Storia della Salvezza il Signore aveva mostrato in ogni situazione – fughe, battaglie, conquiste – di essere Lui ad operare la salvezza e la vittoria del Suo popolo.

Quando l’esercito era troppo forte, aveva richiesto di ridurlo ad una quisquiglia, affinché successivamente non potessero dire di aver vinto per la loro forza militare.

Ora invece essi rifiutano uno che si presenta come Dio per paura di mettere in pericolo il Tempio e la Terra Promessa. Otterranno esattamente quello che volevano evitare: dopo poco i Romani verranno e distruggeranno Gerusalemme e il tempio, e deporteranno il popolo per ogni dove.

Così Pilato, che si era lasciato guidare dal suggerimento di prudenza di costoro, verrà allontanato e distrutto da quel Cesare, che pensava di tenersi buono.

Ma vediamo come Caifa, sommo sacerdote, chiude la discussione: “Voi non capite niente”. Si irrita perché c’è discussione su un punto che per lui è evidente: secondo lui infatti non si doveva nemmeno discutere, era ovvio che il sacrificio di uno solo fosse migliore del pericolo di tutto il popolo.

Il fine giustifica i mezzi. Principio mascherato da una apparente scelta del male minore. Se noi uccidiamo uno solo, salviamo tutti.

Ma senza volerlo, come nota l’Evangelista, proprio nell’esprimere questo suo pensiero ratifica il Disegno di Dio su Gesù: deve morire Gesù solo per salvare tutto il popolo.

La salvezza di Gesù viene quindi riconosciuta da lui fonte di salvezza per tutto il popolo di Israele, senza rendersi conto.

Ecco che egli rinnova la profezia di Ezechiele. Questi infatti aveva detto a nome di Dio: “Un solo re regnerà su tutti loro e non saranno più due popoli, né saranno più divisi in due regni”.

La lettura superficiale di questa profezia può cadere nel tranello di riferirla alla divisione degli Ebrei di quel tempo in due regni. Così non ci si rende conto che il Signore invece vuole riunire il popolo della prima Alleanza, il popolo d’Israele, con quello della Nuova Alleanza, il popolo cristiano.

Infatti poi nell’Apocalisse il Signore ci mostra ventiquattro vegliardi, dodici e dodici, rappresentanti il popolo delle dodici tribù di Israele unito a quello della discendenza spirituale dei dodici Apostoli.

E Caifa, che in quel momento rifiuta di accogliere Gesù come salvatore nell’immediatezza, lo riconosce proprio in quello stesso atto salvezza del Popolo. Ecco quindi il perché lo Spirito Santo gli ha anche permesso di dire apparentemente la stessa cosa del Sinedrio, ma con una opposizione forte.

Se costoro avessero avuto veramente fede, cioè fiducia in Dio, se fossero stati sicuri che Dio non viene MAI meno alle Sue Promesse, non si sarebbero preoccupati di difendere il Piano di Dio con la violenza, ma avrebbero cercato di comprendere cosa Dio stesse dicendo loro in quel momento, attraverso quello che permetteva che accadesse davanti ai loro occhi, attraverso l’avvenimento della Persona di Gesù, e lo avrebbero fatto nella Verità.

Invece il loro atteggiamento smaschera la paura che li anima, quasi che il Piano di Dio dipendesse dalla loro capacità di tenersi stretto il Tempio o la Terra.

Allora noi vediamo che, come nella prima pagina della Parola di Dio, il primo peccato è la mancanza di fiducia nella Parola data da Dio, così ora la stessa mancanza di fede è la radice del peccato più drammatico della storia di Israele, con il quale esso si chiama addosso tutto quello che poi dolorosamente dobbiamo constatare che la storia ha realmente compiuto: “Il Suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli”.

Tragica profezia, ma anche questa profezia di salvezza.

Sarà infatti proprio il Sangue di Gesù versato sul Suo Popolo che permetterà loro alla fine di salvarsi. Ecco perché tutto questo è l’anticamera della Settimana Santa: Gesù infatti purifica il primo peccato nella sua Morte in Croce.

Egli ha fiducia nel padre fino a versare il Suo Sangue.

E, come aveva anticipato, questa sua testimonianza, anche se testimonia in favore di Se Stesso, è vera.

Infatti Egli deve testimoniare quello che serve a noi per essere salvi. E la certezza della Sua sincerità diventa luce proprio sulla Croce dove versa il Suo Sangue: infatti Gesù con la Sua testimonianza non ha guadagnato nulla per Se Stesso, ma solo a nostro favore.

Non possiamo dunque dubitare della Sua sincerità.

Non c’è alcun altro uomo sulla terra che possa mostrare una sincerità uguale.

Tutti testimoniano qualcosa per il vantaggio che ne traggono.

Solo Gesù, e chi muore per la Verità, come Lui, i Martiri Santi, possono vantare questa sincerità.

Qui si comprende l’ultima beatitudine: “Beati voi, quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi per causa Mia”.

Infatti Gesù è la Verità, e ognuno che offre se stesso per la Verità è oggetto di questa beatitudine. E Gesù promette una beatitudine eterna che però inizia subito: “Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei Cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti che erano prima di voi”.

CUORE DI MARIASupplichiamo il Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria di allontanare dal nostro cuore ogni incertezza riguardo alla fedeltà di Dio alla Sua Promessa.

Egli è Onnipotente, nulla può impedirgli di compiere il Suo Disegno d’Amore per noi. Non dobbiamo credere noi di poter difendere quello che Lui ci ha promesso o donato, venendo meno ai suoi comandi. Non è possibile.

Se vengo meno ai Suoi comandi vuol dire che non mi fido di Lui. E così mi escludo dalla Sua Promessa.

Anche quando obbedire ai Suoi comandi sembra permettere che l’oggetto della Sua Promessa sia distrutto, non dobbiamo cedere alla tentazione, mai, noi dobbiamo in ogni circostanza continuare a fidarci di Lui, perché non ci tradirà mai, né mai permetterà che ci sia tolto il Vero Bene.

Dio è sempre fedele alla Sua Promessa!

Amen.

Francesco d’Erasmo, 4 aprile 2020

L’autore di questo scritto cura un suo Sito: per accedere CLICCA QUI 

PRECISAZIONE INDISPENSABILE

Si, la Vergine Maria, Immacolata e Madre di Dio, è CORREDENTRICE

Ha destato stupore ed anche indignazione e scandalo quanto ha detto Bergoglio ieri, venerdì 3 Aprile 2020,  nella consueta omelia da Santa Marta (parentesi: quell’appuntamento quotidiano, con la trasmissione simultanea di diversi media tra radio, televisioni e su internet, pare essere l’indottrinamento mattutino fatto da un caudillo sudamericano e degno dei peggiori regimi comunisti. Chiusa parentesi) in cui ha detto testualmente “Non ha chiesto per sé di essere una quasi-redentrice o una co-redentrice: no. Il Redentore è uno solo e questo titolo non si raddoppia. Soltanto discepola e Madre.” 

BERGOGLIO 3 APR

Un fermo immagine della trasmissione della omelia del 3 Aprile 2020. Le “disquisizioni” sui titoli della Santa Madre di Dio cominciano attorno al minuto 17 

I CONTINUI OLTRAGGI

Ora questa affermazione, di per se, può apparire corretta. Ma provate a sentire l’audio, a guardare come lo ha detto (qui il video integrale) con quale fastidio ha allontanato l’idea di Maria Corredentrice! E ieri si ricordava Maria Addolorata. Eppure le è stato aggiunto un ulteriore dolore da parte di colui che neppure più si considera Vicario di Cristo (leggete cosa dice Viganò riguardo l’ennesimo oltraggio sull’Annuario Pontificio 2020) . Noi sappiamo che è viva nel mondo cattolico la considerazione della Vergine Maria come Corredentrice tale da esigere che, prima o poi, venga sancito solennemente con un Dogma (basti pensare a quanto ha chiesto ad Amsterdam la stessa Madre di Dio )

CORREDENTRICE

LA VOCE DEI PAPI E IL MAGISTERO

I papi degli ultimi tre secoli hanno ripetutamente proposto la corredenzione di Maria, con papa Pio XI che ha esplicitamente usato tre volte il titolo di Corredentrice e il grande papa San Giovanni Paolo II che si riferì a Maria come Corredentrice in sette occasioni distinte, come insegnamento della dottrina della Corredenzione mariana, onnipresente in tutto il suo pontificato. Per esempio: “Crocifissa spiritualmente con suo Figlio crocifisso … contemplò eroicamente la morte del suo Dio … al Calvario, si unì al sacrificio di suo Figlio, che portò alla fondazione della Chiesa … In effetti, il ruolo di Maria come Corredentrice non cessò con la glorificazione di suo Figlio” (31 gennaio 1985, Guayaquil, Ecuador).

I NUMEROSI SANTI CHE LA PROCLAMANO “CORREDENTRICE”

La straordinaria serie di santi canonizzati di recente, che hanno legittimamente definito Maria come Corredentrice, include san Padre Pio da Pietrelcina, santa Teresa di Calcutta, san Massimiliano Kolbe, santa Teresa Benedetta della Croce, san Josemaría Maria Escrivá de Balaguer, san John Henry Newman e, ancora una volta, papa san Giovanni Paolo II. La grande veggente di Fatima, suor Lucia, usa e spiega in modo sublime il titolo di Corredentrice per Maria in numerose occasioni nel suo ultimo scritto, Chiamate dal messaggio di Fatima.  (Mark Miravalle, St. John Paul II Chair of Mariology, Franciscan University of Steubenville).

Ieri un esperto e sapiente Sacerdote così ha commentato: “Quante volte Giovanni Paolo II (come tanti altri nella Chiesa) l’hanno chiamata “la Corredentrice”, e se ancora ci sono reticenze a livello Vaticano è per colpa dei teologi infetti di modernismi e di protestantesimo. Dietro i quali si avverte un’ombra con corna e coda”. Ed ha concluso, lapidario: “Ogni giorno appare più senza maschera, per quello che è”.

Ecco, e sono sempre più i fedeli cattolici che la pensano così.

Ecco io faccio nuove tutte le cose (Apocalisse, 21,5)

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Le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi.

La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio;

essa infatti è stata sottomessa alla caducità – non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa – e nutre la speranza

di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.

Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto;

essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

Poiché nella speranza noi siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se visto, non è più speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe ancora sperarlo?

Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza.

Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili;

Rm 8, 18-26 

Padre Livio Fanzaga  – “Ecco io faccio nuove tutte le cose” (Apocalisse, 21,5)

3 Aprile 2020

https://www.radiomaria.it/

San Giovanni Paolo II, immenso papa, PREGA PER NOI!

Il 2 Aprile ricorre l’Anniversario della morte del grande Giovanni Paolo II, che la Santa Madre Chiesa ha già riconosciuto come SANTO. Lo ricordiamo con la “preghiera ufficiale” per rivolgerci a lui (la trovate in basso, alla fine di queste note) .

GP2 INVOCAZIONE

E con una invocazione a lui si conclude un breve video, realizzato da Padre Pablo Martin: e lasciamo che sia lo stesso Sacerdote spagnolo -che qualche giorno fa ha raggiunto i 50 anni di Sacerdozio!- a presentarlo: “Invio questa animazione su Papa Giovanni Paolo II che feci 15 anni fa, perché il 2 Aprile sarà l’anniversario della sua morte (del suo “passaggio” all’altra riva). “Pasqua” vuol dire “passaggio” e proprio il 2 Aprile dell’anno 33 vigilia della festa di Pasqua, Gesù morì in Croce e attraverso il mar rosso del suo Sangue ci aprì il passaggio dal mondo al Padre, così come un altro 2 Aprile dell’anno 1226 prima di Cristo, si aprì il mar Rosso e il popolo d’Israele, guidato da Mosè, passò all’altra riva, dalla schiavitù verso la libertà…”

 

GP2 SANTO

O Trinità Santa, ti ringraziamo per aver donato alla Chiesa san Giovanni Paolo II e per aver fatto risplendere in lui la tenerezza della Tua paternità, la gloria della Croce di Cristo e lo splendore dello Spirito d’amore.

Egli, confidando totalmente nella Tua infinita misericordia e nella materna intercessione di Maria, ci ha dato un’immagine viva di Gesù Buon Pastore e ci ha indicato la santità come misura alta della vita cristiana ordinaria quale strada per raggiungere la comunione eterna con Te. Concedici, per sua intercessione, secondo la Tua volontà, la grazia che imploriamo … Amen.

Pater, Ave, Gloria

San Giovanni Paolo II, prega per noi

CREDO – Rinnovata Professione di Fede di don Francesco D’Erasmo

Pregasi leggere la “PRECISAZIONE INDISPENSABILE”

Supplico umilmente chi ne ha la possibilità di dare massima diffusione a questo mio scritto, liberandoli contestualmente da ogni responsabilità personale in merito al contenuto, affinché esso possa davvero pervenire ai suoi destinatari, in particolare:

FRANCESCO D'ERASMO

 

A Sua Santità Papa Benedetto XVI, a tutti i vescovi e fedeli laici della Chiesa Cattolica, a tutti gli uomini di buona volontà,

 

io, Francesco d’Erasmo, nato a Milano il 29 gennaio 1974, battezzato il 10 febbraio 1974, ordinato presbitero della Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana a La Storta il 26 giugno 1999, residente in Tarquinia, VT, al noto indirizzo, nel pieno possesso delle mie facoltà, dopo avere per lunghi anni ponderato davanti a Dio questo passo, pienamente consapevole delle conseguenze che esso può comportare,

nel rinnovare la mia fede, professata dai miei genitori e padrini nel mio Battesimo, rinnovata da me medesimo nell’Ordinazione Diaconale e Presbiterale, nel ricevere l’incarico di Parroco nel 2017, come in tutto l’esercizio del mio ministero a servizio della Santa Chiesa Cattolica, precedente e seguente, anche per lettera e pubblicamente,

preciso esplicitamente che rinnovo la mia Professione di Fede obbligatoria secondo la formula richiesta per chi assume un Ufficio nella Chiesa, a norma dei Canoni,

in particolare rinnovo esplicitamente quanto proposto a giurare nel cosiddetto Giuramento Antimodernista prescritto da San Pio X il 1 settembre 1910,

ed esplicitamente preciso quanto di seguito esposto, come parte integrante e inseparabile di tale mia professione di fede.

Riconosco davanti a Dio di non poter più rimanere nel silenzio e nemmeno nell’implicita allusione su quanto qui vengo a dichiarare. Domando perdono a Dio e agli uomini se la mia esitazione fino a questo momento fosse stata colpevole, benché animata da buona fede, nel timore che  le conseguenze di questo atto per il bene della Chiesa non fossero buone.

Non posso più tacere la certezza di quello che Dio mostra agli occhi della mia intelligenza e del mio cuore, alla mia coscienza, altrimenti sarei complice del male che ne deriva:

RICONOSCO E DICHIARO PUBBLICAMENTE DAVANTI A DIO E TUTTI GLI UOMINI

CHE colui che attualmente siede sulla Cattedra di Pietro col nome che si è attribuito di Francesco, Jorge Mario BERGOGLIO, NON APPARTIENE ALLA COMUNIONE DELLA SANTA CHIESA CATTOLICA, E’ ANATEMA, SCOMUNICATO, PERCIO’ NON È VERO PAPA DELLA CHIESA CATTOLICA.

Sono consapevole che solo Dio ha l’autorità per destituire un pontefice.

Ricordo però che chiunque nella Santa Chiesa cade nell’eresia perde perciò stesso l’Ufficio.

Jorge Mario Bergoglio è incorso in molteplici gravissime eresie, fino a toccare l’apostasia stessa della fede, attraverso dichiarazioni e documenti da lui pubblicati e dichiarazioni a lui attribuite e non smentite, quand’anche non pronunciate “ex cathedra”, confondendo con tali atti la fede dei fedeli, abusando della fede e obbedienza che essi hanno verso il legittimo Successore di Pietro, tollerando, alimentando e incentivando nella prassi della Chiesa eresie e peccati contro la Morale Cattolica, altrettanto se non più gravi, anch’essi giunti fino a toccare l’apostasia, e punendo non di rado chi a tutto ciò si è opposto.

Ricordo tra i più recenti il grave peccato di idolatria nel culto di venerazione a un idolo pagano commesso nella Basilica di San Pietro alla sua presenza, mai smentito o sconfessato da lui, che anzi ha deplorato e sconfessato pubblicamente chi pubblicamente si è opposto a tale gravissimo sacrilegio. Ricordo la negazione della Divinità di Gesù Cristo e dell’Inferno in interviste pubblicate a nome suo e mai smentite chiaramente. Ricordo la negazione in atto pubblico e solenne di Gesù Cristo Unico Salvatore dato da Dio agli uomini.

Ringrazio Dio per avermi donato la certezza della improrogabilità di questo mio atto attraverso i fatti di questi giorni e la liturgia di oggi, come vengo a descrivere, non per mia giustificazione, ma per aiuto a chi vuole conoscere la verità.

La subdola insinuazione che ci sia una autorità che possa dispensare i fedeli dal Precetto Pasquale, è infatti il peccato di idolatria più grave mai visto. Esso pone l’autorità di Dio al di sotto di un’altra autorità proprio nel cuore del Culto dovuto a Dio dalla Santa Chiesa Cattolica per la santificazione dei fedeli.

L’uomo si erge al di sopra di Dio stesso!

Questo peccato era già presente in molti altri atti di Bergoglio, specialmente in merito alla disciplina dell’accesso ai Sacramenti e agli Uffici ecclesiastici, ma sempre era possibile, a chi lo volesse, non collaborare personalmente in tali sacrilegi.

In questo momento il suo esercizio abusivo dell’Autorità, conferita da Cristo stesso a Pietro per confermare la fede dei fratelli, comporta l’impedimento anche fisico ai fedeli a poter obbedire al comando di Dio santificando la Pasqua. E questo in virtù di una presunta obbedienza a un potere politico, che però non ha autorità legittima sugli atti di culto.

In questa situazione è evidente che un vescovo vestito di bianco si trova nel ruolo di Nabucodonosor di fronte ai tre fanciulli, creando una confusione senza precedenti nella coscienza dei fedeli.

Questo è l’abominio della desolazione. Questa non può essere riconosciuta in altro modo che come una grande apostasia della Verità e della Fede, che avviene per la responsabilità diretta di colui che il mondo vede come il Successore di Pietro, Vicario di Cristo.

Questo è negare che Gesù solo è la Via, la Verità, e la Vita, e quindi è negare che Egli è Dio, “il Figlio di Dio venuto nella carne”.

Proteggere, o presumere di proteggere, la salute o il rispetto dell’ordine politico (o forse proteggere da pericoli che segretamente vengono minacciati e il Popolo di Dio non conosce) non sarà mai più importante che proteggere i fedeli dalla disobbedienza a Dio!

Gesù non così ha comandato. Chi non dà a Dio quel che è di Dio, non può nemmeno dare a Cesare quel che è di Cesare. Costui dà a Cesare quel che è di Dio.

Gesù questo non lo ha fatto!

Sono consapevole che in questa situazione sia difficile ravvedere una soluzione. Non spetta a me d’altro canto il cercarla, non avendo io l’autorità per farlo.

Ricordo però a chi ha questa autorità, anzitutto, che “nulla è impossibile a Dio”.

Ricordo altresì che “se taceranno costoro grideranno le pietre”. Alcune pietre hanno già gridato, ma la gerarchia della Chiesa pare essere stata sorda in molti suoi membri. Speriamo che non gridino ancora!

Ai fedeli che riconoscono la verità di quanto affermo, ma sono sconcertati dalle conseguenze, ricordo che il Signore ha promesso che non abbandonerà mai la Sua Chiesa.

Il primo che ci ha annunciato la venuta di questi avvenimenti è Gesù nel Vangelo, e tutto il resto del Nuovo Testamento ci dice che di mezzo a noi sarebbero sorti i nemici della vera fede.

Preciso che i sacramenti amministrati nell’ambito della Chiesa Cattolica rimangono validi, come sono validi da secoli quelli amministrati in altre Chiese che pure non hanno goduto della piena comunione col legittimo Successore di Pietro. Così anche gli atti di governo, che, qualora non validi, possono sempre essere sanati, o comunque corretti con altri atti validi.

La Santa Chiesa è fondata sulla fede dell’Apostolo Pietro, e questa non potrà mai venir meno!

Se qualcuno, che ha l’autorità per intervenire, potesse essere trattenuto dal timore delle conseguenze per i fedeli, come è avvenuto per me fino ad oggi, ricordo la testimonianza dei tre fanciulli nella fornace, o di Susanna, come di tutti i Santi di Dio, specialmente i Martiri: “Meglio per me essere ucciso, che peccare contro il mio Dio”. I veri fedeli cattolici hanno ancora questa perseveranza, e spesso ancora oggi, nel nascondimento, la esercitano con sacrifici enormi, fino ad offrire la stessa vita. Essi non si sentono abbandonati se i loro corpi vengono a trovarsi in potere agli uomini che possono ucciderli, ma si sentono abbandonati dai loro pastori se la loro fede viene messa in balia dell’inganno di satana.

Ricordo nuovamente a me e a tutti i cristiani, attraverso la parola di San Paolo Apostolo, il pericolo di essere complici dell’attuale grande apostasia: «Mi meraviglio che, così in fretta, da colui che vi ha chiamato con la grazia di Cristo voi passiate ad un altro Vangelo. Però non ce n’è un altro, se non che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il Vangelo di Cristo. Ma se anche noi stessi, oppure un angelo dal cielo vi annunciasse un Vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anàtema! L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema! Infatti, è forse il consenso degli uomini che cerco, oppure quello di Dio? O cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo!»

Lo stesso Pietro, di cui Bergoglio abusa il ruolo, diceva ai Sommi Sacerdoti del Sinedrio: “Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini”.

Due anni fa scrissi un brano allusivo, riferendomi alle parole di Daniele davanti a Susanna, e sovrapponendo un’immagine delle Lacrime di Sangue della Madonnina di Civitavecchia, e lo pubblicai a mezzo internet, all’indirizzo http://www.mt715.simplesite.com, perché fosse visibile davanti a tutti. Questo fu il tentativo di testimoniare quanto ora affermo, nel modo più implicito possibile, convinto di evitare le conseguenze dannose per la Chiesa che una affermazione esplicita avrebbe potuto causare.

Ora è il momento di dire esplicitamente quello che esprimevo, e perciò anche di spiegare l’allusione:

“Sono innocente del sangue di questa donna”.

Daniele decise di non essere complice attraverso il silenzio dell’uccisione dell’innocente Susanna.

Io non voglio essere complice col mio silenzio del Sangue della Chiesa Cattolica, perché il sangue sta per la vita, e la Vita della Chiesa Cattolica è la Sua Fede in Gesù Cristo. La Vergine Maria è immagine e modello della Santa Chiesa. Nella Sua santa Immagine ha pianto Lacrime di Sangue. È il Sangue di Gesù Suo Figlio, come Ella stessa ha dichiarato. È perciò il Sangue della Chiesa stessa, Corpo Mistico di Suo figlio, tremendamente torturata e uccisa nell’apostasia della Sua Fede e della Verità.

Io, Francesco d’Erasmo, sono innocente del Sangue di questa Donna!

Così credo e professo davanti a Dio Padre Onnipotente, a Gesù Cristo Suo Figlio Nostro Signore, che verrà a giudicare i vivi e i morti e il mondo attraverso il fuoco, e allo Spirito Santo di Verità, alla Vergine Maria Madre di Dio e della Chiesa, Regina del Cielo, Immacolata Concezione, ai Santi Apostoli Pietro e Paolo e a tutte le schiere celesti, davanti a tutta la Comunione dei Santi, trionfante, purgante e militante, e davanti a tutti gli uomini di buona volontà.

Così mi aiutino i Santi Vangeli.

Amen.

Francesco d’Erasmo

Diocesi di Civitavecchia-Tarquinia, 1 aprile 2020, vigilia della nascita al Cielo di San Giovanni Paolo II

PRECISAZIONE INDISPENSABILE

PRECISAZIONE INDISPENSABILE 

CORONAVIRUS – Ecco chi sono i Vescovi contagiati

Di seguito l’elenco, aggiornato alle 00. 01 di Giovedì 1° Aprile 2020. Purtroppo non è un “pesce d’aprile”: davvero questi Pastori della Chiesa Cattolica hanno contratto il virus Covid 19.

ELENCO COSTANTEMENTE AGGIORNATO

 

Card. Angelo De Donatis ( 1954, Italia)

Card.  Philippe Ouédraogo, arcivescovo di Ouagadougou (1945, Burkina Faso)

Mons. Emmanuel Delmas, Vescovo di Angers (1954, Francia)

Mons. Antonio Napolioni, Vescovo di Cremona (1957, Italia)

Mons. Derio Olivero, Vescovo di Pinerolo  (1961, Italia)

NUOVI CONTAGI

Mons. Calogero Peri, Vescovo di Caltagirone (1953, Italia)

Dom Eugenio Romagnuolo, Abate di Casamari (1946, Italia) + 4 Aprile ’20

Coronavirus. Era proprio questa la risposta che Gesù si aspettava dai Vescovi italiani?