PETIZIONE ai partecipanti all’incontro dei Vescovi sugli abusi sessuali (Roma, 21-24 febbraio 2019) PER FERMARE LA RETE OMOSESSUALE NELLA CHIESA CATTOLICA

san pietroNoi, i sottoscritti firmatari, proviamo grande dolore per la nostra Madre Chiesa. L’empia condotta predatoria di una vasta rete di persone che esercitano la sodomia nella Chiesa e che sostengono una “cultura omosessuale” sta venendo alla luce con intensità crescente.

Essendo adolescenti maschi l’80% delle vittime degli abusi sessuali clericali, è chiaro che si tratta di vittime di abusi omosessuali, e non solo di pedofilia. Tutto ciò sta avendo un effetto tremendamente dannoso sull’onore della Chiesa Cattolica e dei suoi membri e sta allontanando molte persone dalla Fede.
Perciò, vi chiediamo di sostenere quanto segue:

– La correzione del Codice di Diritto Canonico per includere la norma del canone 2359 § 2 del Codice di Diritto Canonico del 1917, stabilente che qualsiasi chierico trovato a commettere delitti contro il Sesto Comandamento con un minore, o sodomia o adulterio con un adulto, sia sospeso, pubblicamente dichiarato di aver commesso una cattiva condotta sessuale, e privato di qualsiasi ufficio, dignità, pensione e funzione, se ne ha qualcuna, e nei casi più gravi, dimesso dallo stato clericale. Questo ritorno alla legislazione penale passata è urgentemente necessario anche per punire i reati sessuali commessi dai chierici contro i seminaristi e novizi che non sono minorenni ma giovani adulti vulnerabili.
– Una dichiarazione del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi che affermi che il suddetto ripristino della norma del canone 2359 § 2 del CIC del 1917 contro la cattiva condotta sessuale comprende nella sua definizione di “chierico” ogni Cardinale, Arcivescovo e Vescovo.
– Una dichiarazione del Santo Padre in cui si afferma che qualsiasi Vescovo che abbia coperto i sacerdoti abusatori sarà rimosso dal suo ufficio in forza della norma del canone 1389 del CIC.
– Che il documento papale Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis (“Il dono della vocazione presbiterale”, 2016) sia attuato in modo credibile, vietando l’ordinazione sacerdotale degli uomini omosessuali.
– Che la riparazione ed espiazione per le ferite alle vittime dovute ai peccati contro il Sesto Comandamento con minori e adulti debba essere fatta in modo credibile sia con lo spirito che con le azioni.
– Che preti, vescovi e cardinali che, pubblicamente o privatamente, promuovono l’omosessualità o le reti omosessuali vengano sanzionati e, nei casi più gravi, rimossi dal sacerdozio.

Insieme a voi, desideriamo lavorare per l’istituzione di un movimento a tutti i livelli della nostra Chiesa che abbia il coraggio e la forza della Fede e la vera Carità per non arrendersi allo “spirito del tempo” [Zeitgeist], la capitolazione recante la decadenza delle norme morali, e il pratico abbraccio alla cultura della morte.
Promettiamo le nostre preghiere quotidiane per il raggiungimento degli obiettivi menzionati. Preghiamo sinceramente che voi, i Successori degli Apostoli, possiate essere fortificati per combattere questa buona battaglia con il santo zelo degli antichi Apostoli. Noi imploriamo Cristo stesso, il Signore, che ogni chierico è chiamato a emulare, a guidarvi e proteggervi come pastori del Suo Gregge, e nella protezione della gioventù innocente.

PER FIRMARE LA PETIZIONE 

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Preghiamo la Madonna per i Sacerdoti (e per i Vescovi)

Noi cristiani, cattolici, discepoli di Gesù, desideriamo ardentemente che le “energie” pastorali, dei nostri vescovi, rivolte ai giovani, fossero davvero formative ! ! ! Vorremmo che i vescovi non tradissero il loro mandato: guidare, proteggere e custodire il proprio gregge dalle “fauci” dei mercenari! Annunciare sempre e solo Gesù Cristo, il suo Vangelo e il suo Amore.

banner L'ANNUNCIO DEL VANGELO DI GESU

Cari Pastori difendete i nostri figli dal Male, dite loro le splendide Verità di Cristo, date loro di poter gustare lo “Splendore della Verità”! In nome di Gesù Cristo, esorto tutti voi Vescovi, Pastori d’anime, ad “alzare la voce”, nella guida delle anime, perché la gente è confusa, delusa, impaurita, da tante “altre voci” che gridano di più e con più forza, indicando strade pericolose e sbagliate! ! !

Vi imploro di “alzare la voce” perché si distingua bene, tra tante voci di mercenari falsi e bugiardi, venditori di fumo! “ALZATE LA VOCE ”, è Gesù che ve lo chiede! Non permettete che falsi e cattivi mercenari, vestiti da agnelli misericordiosi, possano dilaniare con le loro fauci il Popolo di Dio, invitandoli a seguire strade che portano alla perdizione e alla infelicità, in questa vita e nell’ eternità ! ! !

COPERTINA

Uno strumento di preghiera (CLICCA QUI)

Vi imploro, in nome di Dio! Come cristiana ed innamorata del Signore Gesù e del Suo Vangelo,  non posso non lodare l’azione coraggiosa di molti vescovi che, rischiando in prima persona e per la Verità, si espongono per “confermare i fratelli nella fede”, per orientare sapientemente tutti noi!

Grazie a mons. Viganò e tanti altri vescovi, che in un periodo di così grande confusione dottrinale, continuano a “rimanere” Pastori del Gregge, pagando di persona. Chiediamo a San Giovanni Battista, che si è immolato per la verità ed ha subito il martirio, da parte di chi desiderava “farlo tacere”, di invocare lo Spirito Santo su tutti i Vescovi e soprattutto su coloro che sono chiamati dal Signore, in maniera più alta, a responsabilità maggiori.

OGNUNO DI NOI, OGNI CRISTIANO RICORDI IL VALORE DELLA NOSTRA ESISTENZA, SIAMO STATI REDENTI PER MEZZO DEL SANGUE DI GESU’.

Anna Maria


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BATTESIMO DEL SIGNORE

Dopo il battesimo di Gesù si aprirono i cieli,
e come colomba lo Spirito di Dio si fermò su di lui,
e la voce del Padre disse:
«Questo è il Figlio mio prediletto,
nel quale mi sono compiaciuto».

Questo passo biblico tratto dal Vangelo di san Matteo Apostolo ci introduce nella Festa odierna – è l’Antifona che apre la Celebrazione Eucaristica del Battesimo del Signore- ed apre anche questo post un po’ più lungo del solito.

Abbiate pazienza ma credo sia necessaria la inconsueta estensione: dopo il Vangelo riporterò ampi passi degli Scritti di Maria Valtorta, la grande mistica italiana del Novecento che il Cielo ha voluto donarci (CLICCA QUI PER VISITARE IL SITO UFFICIALE) , che si riferiscono proprio all’evento storico del  Battesimo che Gesù ricevette presso il fiume Giordano.

battesimo di gesu - zeffirelli

Sono passi stupendi che meritano di essere riportarti ed ancor più di essere letti. Nessuno – ma proprio nessuno, salvo i fanatici- ritiene gli scritti di Maria Valtorta un “Vangelo parallelo”. Nessuna confusione con la Parola di Dio, assolutamente. Questo sia ben chiaro.

Ecco dunque il Vangelo odierno, la Parola di Dio:

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 3,15-16.21-22)

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».

Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Parola del Signore

 

Ed ora deliziamoci con la narrazione di questo episodio storico-evangelico  da parte di Maria Valtorta “così come le è stato rivelato”. E però vi ripeto ancora: nessuna, nessunissima confusione con la Sacra Scrittura, la Rivelazione! Trattasi di passi che meritano di essere letti. Dopo che lo avrete fatto probabilmente sarete anche voi di questo parere. Buona lettura!

Corrispondenza nell’“Evangelo come mi è stato rivelato” di Maria Valtorta
Capitolo 45

Vedo una pianura spopolata di paesi e di vegetazione. Non ci sono campi coltivati, e ben poche e rare piante riunite qua e là a ciuffi, come vegetali famiglie, dove il suolo è nelle profondità meno arso che non sia in genere. Faccia conto che questo terreno arsiccio e incolto sia alla mia destra, avendo io il nord alle spalle, e si prolunghi verso quello che è a sud rispetto a me. A sinistra invece vedo un fiume di sponde molto basse, che scorre lentamente esso pure da nord a sud. Dal moto lentissimo dell’acqua comprendo che non vi devono essere dislivelli nel suo letto e che questo fiume scorre in una pianura talmente piatta da costituire una depressione.

Vi è un moto appena sufficiente acciò l’acqua non stagni in palude. L’acqua è poco fonda, tanto che si vede il fondale. Giudico non più di un metro, al massimo un metro e mezzo. Largo come è l’Arno verso S. Miniato-Empoli: direi un venti metri. Ma io non ho occhio esatto nel calcolare. Pure è d’un azzurro lievemente verde verso le sponde, dove per l’umidore del suolo è una fascia di verde folta e rallegrante l’occhio, che rimane stanco dallo squallore petroso e renoso di quanto gli si stende avanti.

Quella voce intima che le ho spiegato di udire e che mi indica ciò che devo notare e sapere, mi avverte che io vedo la valle del Giordano. La chiamo valle, perché si dice così per indicare il posto dove scorre un fiume, ma qui è improprio di chiamarla così, perché una valle presuppone dei monti, ed io qui di monti non ne vedo vicini. Ma insomma sono presso il Giordano e lo spazio desolato, che osservo alla mia destra, è il deserto di Giuda. Se dire deserto per dire un luogo dove non ci sono case e lavori dell’uomo è giusto, non lo è secondo il concetto che noi abbiamo del deserto.

Qui non le arene ondulate del deserto come lo concepiamo noi, ma solo terra nuda, sparsa di pietre e detriti, come sono i terreni alluvionali dopo una piena. In lontananza, delle colline. Pure, presso il Giordano, vi è una grande pace, un che di speciale, di superiore al comune, come è quello che si nota sulle sponde del Trasimeno. È un luogo che pare ricordarsi di voli d’Angeli e di voci celesti. Non so dire bene ciò che provo. Ma mi sento in un posto che parla allo spirito.
Mentre osservo queste cose, vedo che la scena si popola di gente lungo la riva destra (rispetto a me) del Giordano. Vi sono molti uomini vestiti in maniere diverse. Alcuni appaiono popolani, altri dei ricchi, non mancano alcuni che paiono farisei per la veste ornata di frange e galloni.
In mezzo ad essi, in piedi su un masso, un uomo che, per quanto è la prima volta che lo vedo, riconosco subito per il Battista. Parla alla folla, e le assicuro che non è una predica dolce. Gesù ha chiamato Giacomo e Giovanni “i figli del tuono”. Ma allora come chiamare questo veemente oratore?
Giovanni Battista merita il nome di fulmine, valanga, terremoto, tanto è impetuoso e severo nel suo parlare e nel suo gestire.
Parla annunciando il Messia ed esortando a preparare i cuori alla sua venuta estirpando da essi gli ingombri e raddrizzando i pensieri. Ma è un parlare vorticoso e rude. Il Precursore non ha la mano leggera di Gesù sulle piaghe dei cuori. È un medico che denuda e fruga e taglia senza pietà. Mentre lo ascolto -e non ripeto le parole perché sono quelle riportate dagli Evangelisti, ma amplificate con irruenza- vedo avanzarsi lungo una stradicciola , che è ai bordi della linea erbosa e ombrosa che costeggia il Giordano, il mio Gesù.
Questa rustica via, più sentiero che via, sembra disegnata dalle carovane e dalle persone che per anni e secoli l’hanno percorsa per giungere ad un punto dove, essendo il fondale del fiume più alto, è facile il guado. Il sentiero continua dall’altro lato del fiume e si perde fra il verde dell’altra sponda. Gesù è solo. Cammina lentamente, venendo avanti, alle spalle di Giovanni. Si avvicina senza rumore e ascolta intanto la voce tuonante del Penitente del deserto, come se anche Gesù fosse uno dei tanti che venivano a Giovanni per farsi battezzare o per prepararsi ad essere mondi per la venuta del Messia.
Nulla distingue Gesù dagli altri. Sembra un popolano nella veste, un signore nel tratto e nella bellezza, ma nessun segno divino lo distingue dalla folla. Però si direbbe che Giovanni senta una emanazione di spiritualità speciale. Si volge e individua subito la fonte di quell’emanazione. Scende con impeto dal masso che gli faceva da pulpito e va sveltamente verso Gesù, che si è fermato qualche metro lontano dal gruppo, appoggiandosi al fusto di un albero.
Gesù e Giovanni si fissano un momento. Gesù col suo sguardo azzurro tanto dolce. Giovanni col suo occhio severo, nerissimo, pieno di lampi. I due, visti vicino, son l’antitesi l’uno dell’altro. Alti tutti e due -è l’unica somiglianza- sono diversissimi per tutto il resto.
Gesù biondo e dai lunghi capelli ravviati, dal volto di un bianco avoriato, dagli occhi azzurri, dall’abito semplice ma maestoso. Giovanni irsuto, nero di capelli che ricadono lisci sulle spalle, lisci e disuguali in lunghezza, nero dalla barba rada che gli copre quasi tutto il volto non impedendo col suo velo di permettere di notare le guance scavate dal digiuno, nero negli occhi febbrili, scuro nella pelle abbronzata dal sole e dalle intemperie e per la folta peluria che lo copre, seminudo nella sua veste di pelo di cammello, tenuta alla vita da una cinghia di pelle e che gli copre il torso scendendo appena sotto i fianchi magri e lasciando scoperte le coste a destra, le coste sulle quali è, unico strato di tessuti, la pelle conciata dall’aria.
Sembrano un selvaggio e un Angelo visti vicini.
Giovanni, dopo averlo scrutato col suo occhio penetrante esclama:
“Ecco l’Agnello di Dio. Come è che a me viene il mio Signore?”.
Gesù risponde placido: “Per compiere il rito di penitenza”.
“Mai, mio Signore. Io sono che devo venire a Te per essere santificato, e Tu vieni a me?”.
E Gesù, mettendogli una mano sul capo, perché Giovanni s’era curvato davanti a Gesù, risponde:
“Lascia che si faccia come voglio, perché si compia ogni giustizia e il tuo rito divenga inizio ad un più alto mistero e sia annunciato agli uomini che la Vittima è nel mondo”.
Giovanni Lo guarda con occhio che una lacrima fa dolce e Lo precede verso la riva, dove Gesù si leva il manto e la tunica, rimanendo con una specie di corti calzoncini, per poi scendere nell’acqua dove è già Giovanni, che Lo battezza versandogli sul capo l’acqua del fiume, presa con una specie di tazza che il Battista tiene sospesa alla cintola e che mi pare una conchiglia o una mezza zucca essiccata e svuotata.
Gesù è proprio l’Agnello.
Agnello nel candore della carne, nella modestia del tratto, nella mitezza dello sguardo.
Mentre Gesù risale la riva e dopo essersi vestito si raccoglie in preghiera, Giovanni Lo addita alle turbe, testimoniando di averlo conosciuto per il segno che lo Spirito di Dio gli aveva indicato quale indicazione infallibile del Redentore.
Ma io sono polarizzata nel guardare Gesù che prega, e non mi resta che questa figura di luce contro il verde della sponda.

MARIA VALTORTA

(4 febbraio 1944)
Dice Gesù:
«Giovanni non aveva bisogno del segno per se stesso. Il suo spirito, presantificato sin dal ventre di sua madre, era possessore di quella vista di intelligenza soprannaturale che sarebbe stata di tutti gli uomini senza la colpa di Adamo.
Se l’uomo fosse rimasto in Grazia, in innocenza, in fedeltà col suo Creatore, avrebbe visto Dio at¬traverso le apparenze esterne.
Nella Genesi è detto che il Signore Iddio parlava familiarmente con l’uomo innocente e che l’uomo non tramortiva a quella voce, non si ingannava nel discernerla. Così era la sorte dell’uomo: vedere e capire Iddio, proprio come un figlio fa col genitore.
Poi è venuta la colpa, e l’uomo non ha più osato guardare Dio, non ha più saputo vedere e comprendere Iddio. E sempre meno lo sa.
Ma Giovanni, il mio cugino Giovanni, era stato mondato dalla colpa quando la Piena di Grazia s’era curvata amorosa ad abbracciare la già sterile ed allora feconda Elisabetta. Il fanciullino nel suo seno era balzato di giubilo, sentendo cadere la scaglia della colpa dalla sua anima come crosta che cade da una piaga che guarisce.
Lo Spirito Santo, che aveva fatto di Maria la Madre del Salvatore, iniziò la sua opera di salvazione, attraverso Maria, vivo Ciborio della Salvezza incarnata, su questo nascituro, destinato ad esser a Me unito non tanto per il sangue quanto per la missione, che fece di noi come le labbra che formano la parola.
Giovanni le labbra, Io la Parola. Egli il Precursore nell’Evangelo e nella sorte di martirio. Io, Colui che perfeziona della mia divina perfezione l’Evangelo iniziato da Giovanni ed il martirio per la difesa della Legge di Dio.
Giovanni non aveva bisogno di nessun segno. Ma alla ottusità degli altri il segno era necessario. Su cosa avrebbe fondato Giovanni la sua asserzione, se non su una prova innegabile che gli occhi dei tardi e le orecchie dei pesanti avessero percepita?
Io pure non avevo bisogno di battesimo. Ma la sapienza del Signore aveva giudicato esser quello l’attimo e il modo dell’incontro. E, traendo Giovanni dal suo speco nel deserto e Me dalla mia casa, ci unì in quell’ora per aprire su Me i Cieli e farne scendere Se stesso, Colomba divina, su Colui che avrebbe battezzato gli uomini con tal Colomba, e farne scendere l’annuncio, ancor più potente di quello angelico perché del Padre mio: “Ecco il mio Figlio diletto col quale mi sono compiaciuto”. Per¬ché gli uomini non avessero scuse o dubbi nel seguirmi e nel non seguirmi.
Le manifestazioni del Cristo sono state molte. La prima, dopo la Nascita, fu quella dei Magi, la se¬conda nel Tempio, la terza sulle rive del Giordano. Poi vennero le infinite altre che ti farò conoscere, poiché i miei miracoli sono manifestazioni della mia natura divina, sino alle ultime della Risurrezione e Ascensione al Cielo.
La mia patria fu piena delle mie manifestazioni. Come seme gettato ai quattro punti cardinali, esse avvennero in ogni strato e luogo della vita: ai pastori, ai potenti, ai dotti, agli increduli, ai peccatori, ai sacerdoti, ai dominatori, ai bambini, ai soldati, agli ebrei, ai gentili. Anche ora esse si ripe¬tono. Ma, come allora, il mondo non le accoglie. Anzi non accoglie le attuali e dimentica le passate.
Ebbene, Io non desisto. Io mi ripeto per salvarvi, per portarvi alla fede in Me.
Sai, Maria, quello che fai? Quello che faccio, anzi, nel mostrarti il Vangelo? Un tentativo più forte di portare gli uomini a Me. Tu lo hai desiderato con preghiere ardenti. Non mi limito più alla parola. Li stanca e li stacca. È una colpa, ma è così. Ricorro alla visione, e del mio Vangelo, e la spiego per renderla più chiara e attraente.
A te do il conforto del vedere. A tutti do il modo di desiderare di conoscermi. E, se ancora non servirà e come crudeli bambini getteranno il dono senza capirne il valore, a te resterà il mio dono e ad essi il mio sdegno. Potrò una volta ancora fare l’antico rimprovero: “Abbiamo sonato e non avete ballato; abbiamo intonato lamenti e non avete pianto”.
Ma non importa. Lasciamo che essi, gli inconvertibili, accumulino sul loro capo i carboni ardenti, e volgiamoci alle pecorelle che cercano di conoscere il Pastore. Io son Quello, e tu sei la verga che le conduci a Me».

(Estratto de “l’Evangelo come mi è stato rivelato” di Maria Valtorta)

 

Sacra Famiglia e presepi – Quando si può essere originali senza essere blasfemi

Post super veloce (almeno spero: spesso paro con tale intenzione e poi mi dilungo…) : questa immagine, trovata poco fa, mi è parsa originale. Diversa rispetto a quelli che definiamo “canoni tradizionali” ma comunque – ed è precisamente questo il punto- rispettosa della Vergine Maria. Eccola qui;

madonna dormiente con bambino

Immagine tenerissima, degna della Madre di Dio ! Ogni madre, per addormentare il proprio pargolo, ricorre al metodo più usato, che da tranquillità e sicurezza al proprio bimbo. Tra l’altro immagino il dialogo personale e privato tra madre e figlio ! La madre può ascoltare il piccolo che le confida le sue piccole esperienze della vita, oppure è lei che gli racconta qualcosa, che può essere una favola o…. le grandi meraviglie di Dio ! Maria avrà certamente creato mille occasioni per poter parlare con il suo piccolo Gesù. Bravo l’artista! (Dal commento di una lettrice “fedele” di questo sito) 

Credo che la troviate pure voi alquanto originale e diversa rispetto, per esempio, alle tradizionali immagini di “Madonna con Bambino” (cercate su google e vedrete se sto dicendo una cosa imprecisa od inesatta). Ed ho pensato subito questo: quante volte avviene che degli artisti (realmente tali od improvvisati) pur di “stupire” realizzino delle opere che magari effettivamente stupiscono ma a che prezzo….
Non pensate solo ai bizzarri presepi (esistono davvero!) con “due madonne” o “due san giuseppe” che sono un piegarsi alla logica del mondo, del politically correct, che vorrebbe come una cosa normale la presenza/esistenza di “due mamme” e/o “due padri” con implicito omaggio alla pederastia ed altre perversioni (ritenute non solo “normali” ma moralmente accettabili, lecite ed anzi meritevoli di encomio) ma pure all’esistenza di vere mancanze di rispetto alla Madre di Dio attraverso disegni, quadri, presepi ma pure scritti irriguardosi oltre che molto prossimi alla eresia.

Ed invece guardiamo questa immagine (proveniente, chissà, forse pure essa da un presepio) e contempliamo il tenero affidarsi del Bambino –Gesù, il Figlio di Dio- alla Madre.

Una immagine, lo ripeto, forse inusuale ma che non intacca minimamente la santità della Madre di Dio, l’Immacolata, e men che meno irrispettosa verso il Signore Gesù.
Ecco, avevo promesso un “post super veloce” e quindi mi taccio e non indugio oltre nel parlarvi. Anche se preannuncio un post (spero meno improvvisato di questo) sul grande super mega artista, tale Rupnik o come si chiama lui.

Attacco alla Verginità ed all’Immacolato Concepimento: solo padre Livio difende la Madonna?

Che siano i teologi, se lo vogliono, a trarre le dovute conclusioni sulla Omelia di Natale di Enzo Bianchi. Io, da profano,  dico solo  che vi son almeno due svarioni: non vi è la esplicita e chiara affermazione che Gesù è l’Unigenito Figlio di Dio –il ragionier Bianchi ha forse delle idee particolarmente creative sulla Santissima Trinità- poi vi è una esplicita “negazione” di alcuni importantissimi passi veterotestamentari ed anche questa, purtroppo, non è una novità: da Lutero in poi in tantissimi si “divertono” a cambiare la Parola di Dio e ad “aggiornarla”(Di recente stanno aggiornando pure la Liturgia ed il Catechismo: poi toccherà alla Santissima Eucaristia).

Ma quello che è assai grave nelle parole della “predica” (a Natale, capite? A Natale!) di Enzo Bianchi è questo ignobile passo: “Maria, la madre, lo partorisce nel dolore, come ogni donna, mentre il marito Giuseppe è là, solo, con lei; poi certamente deve averlo trattato come fanno tutte le madri con chi esce dal loro grembo”.

 

enzo bianchi

Il Fondatore della Comunità di Bose – Enzo Bianchi, ragioniere, classe ’43, piemontese, è tristemente noto per aver, fra le altre cose, definito la Madre di Dio una “ruota del carro” (CLICCA QUI)

Verrebbe la tentazione di non commentare, di far passare sotto silenzio questa oscena affermazione sulla cui scaturigine non si può non dire –perché lo si avverte nitido- il fetido e sfacciato attacco provocatorio all’Immacolata Madre di Dio, la Vergine Santa, la Tutta Pura, la Piena di Grazia.

Verrebbe, dicevo, di non commentare ma è da mezzo secolo che questo signore –e diversi altri, s’intende- distorce la retta dottrina, sfigura il Vangelo, diffonde veleno tra clero e fedeli. E da qualche anno si è ostinatamente preso il compito di attaccare la Madre di Dio. Nel silenzio pressoché generale: oltre a Monsignor Antonio Livi (CLICCA QUI) conosco pochi che realmente si siano mossi per affermare la ereticità di certe affermazioni.  Il quadro, già triste di suo, si è ulteriormente aggravato in questi giorni: un Consacrato –anzi, un Vescovo- ha detto che l’Immacolata non è nata santa ma che lo è diventata durante la vita.

 

Cari amici,
il buio della notte di Betlemme è illuminato dallo splendore della Santa Famiglia di Nazareth.
E’ la luce della santità divina che risplende nell’umiltà della natura umana. Il Bambino Gesù è il Figlio di Dio, Il tre volte Santo, la fonte di ogni santità.
Egli è la luce che illumina le tenebre della menzogna e della morte. Egli è la grazia che spezza le catene del peccato e del maligno. Egli è la speranza che conduce alla vita eterna del cielo.
Guardiamo a Maria, la Madre di Dio, la Tutta Santa, la sempre Vergine. Fin dal primo istante del suo concepimento è adornata da uno splendore singolare di santità, che le viene interamente dal Figlio.
“Più di ogni altra persona creata, il Padre l’ha benedetta con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui l’ha scelta prima della creazione del mondo per essere santa e immacolata al suo cospetto nella carità
(cfr C.C. C. 492).
“Maria per la grazia di Dio, è rimasta pura da ogni peccato personale durante tutta la sua esistenza”(C.C.C 493). Essendo stata concepita tutta santa e avendo corrisposto perfettamente a questa inestimabile grazia, la Chiesa riconosce nella Santissima Vergine Maria “il modello e la sorgente” della santità (Cfr C. C. C. 2030).
Guardiamo a S. Giuseppe, “uomo giusto”, che nel momento del turbamento e dell’incertezza, risponde con l’obbedienza della fede alla volontà di Dio e adempie, nell’umiltà e nella fedeltà, la sua missione a fianco di Gesù e Maria.
In questo tempo di attacco diabolico alla famiglia, attingiamo alla inesauribile sorgente di santità della Famiglia di Nazareth, affinché le nostre famiglie siano scuole di santità e oasi di pace e di amore.
Vostro Padre Livio

Ecco perché, di mia personalissima iniziativa, ho riportato le parole (con la registrazione audio video) di un Sacerdote, padre Livio Fanzaga,  che in poco tempo – una novantina di secondi o poco più- ci dona la chiarezza teologico-dottrinale sull’Immacolata e sul Suo –appunto- immacolato concepimento. Altro che “certamente deve averlo trattato come fanno tutte le madri con chi esce dal loro grembo”!! Ma solo io avverto l’avversione alla Immacolata e sempre Vergine Maria in queste parole? Prego i lettori di venir in mio soccorso. Anche se, comunque, sarà Lei a venire presto in nostro aiuto –lei, l’Aiuto dei Cristiani- con il preannunciato trionfo del suo Cuore Immacolato!

cosimo de matteis


catechismo-libroPOSTILLA: avrei voluto, accanto ad ogni articolo citato del Catechismo, riportare il passo completo e/o almeno il link diretto a quell’articolo. Per mio incapacità, forse, o per altre ragioni non sono riuscito ad accedere al Testo del Catechismo della Chiesa Cattolica sul sito del Vaticano: queste pericolose diavolerie informatiche, in certi casi, portano solo confusione e, addirittura, possono diventare uno strumento per nascondere la Verità ed il suo Splendore.

E non è la prima volte che incontro difficoltà nell’accesso a quel sito (ne ho già parlato) e se sarà necessario vi mostrerò le immagini delle schermate (screenshot con una chiara scritta – Authentication Failed – come se avessi provato ad entrare in una area inaccessibile e/o che preveda una qualche “autenticazione” che risulti “fallita”) che mi si aprono davanti, sul monitor, quando -come adesso- provo a leggere alcuni articoli del CCC. Ne riparliamo eventualmente.

Né posso dirvi: “andate in libreria e procuratevi il CCC” perché, come sapete, esso è stato modificato e la edizione originale del 1992 è pressoché introvabile. E’ invece disponibile -eccome!- un “catechismo aggiornato”- con note e commenti di Enzo Bianchi ed altre persone come lui. Ma presto ne uscirà un altro e poi, chissà, un altro ancora. Finchè Qualcuno dirà “Basta”.

Le reliquie di Santa Elisabetta della Trinità a Brindisi

Ne parleremo prestissimo in dettaglio ma diamo fin da ora,  con gaudium magnum, il lieto annuncio: i resti mortali della grandissima mistica Carmelitana Scalza, la francese Santa Elisabetta della Trinità, saranno a Brindisi!

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Le reliquie verranno accolte presso il Santuario “Santa Maria Madre della Chiesa”, retto dai suoi Confratelli Carmelitani Scalzi, venerdì 18 gennaio. E lì resteranno fino a tutta Domenica 20.

A breve il programma completo e dettagliato. Per ulteriori info -anche sul luogo- cliccare QUI.

ALTERNATIVE MATH (Matematica Alternativa) – Il Cortometraggio che dobbiamo “per forza” vedere

Non so – non ne ho la minima idea- di quanti di voi conoscano il breve Cortometraggio “Alternative Math”. Ma so –sono sicuro- che merita di essere visto. E mi piace pensare che voi, lettori de “il bene vincerà”, non solo vedrete ben volentieri il mini film ma  sarete anche contenti di averlo veduto. Scommettiamo?

math

Una scena dell’incredibile cortometraggio “Alternative Math”: la madre del pargolo da della “bitch” alla povera maestra….

Intanto: accomodatevi, guardate lo Short Film “Matematica Alternativa” possibilmente a schermo intero (o “modalità cinema” che dir si voglia) e poi ne riparliamo, se volete.

Dimenticavo: dura appena dieci minuti –anzi, pure meno- quindi non avete più scuse! Buona visione.

cosimo de matteis