Il vero dramma è l’apostasia

La espressione “apostasia silenziosa” venne usata da San Giovanni Paolo II all’interno della Esortazione post sinodale “Ecclesia in Europa” del giugno 2003. Fu uno degli ultimi Documenti del lungo ed eccezionale Pontificato.

Papa Wojtyla, un uomo straordinariamente capace di cogliere quanto stava avvenendo nel mondo (in particolare l’occidente secolarizzato) e nella Chiesa, aveva perfettamente capito la triste china intrapresa. E fin da quell’ottobre del ’78 – ma anche prima come vescovo in un Paese ateo col Comunismo che apertamente perseguitava i cristiani- impostò il suo Ministero Petrino annunciando Cristo ed il Suo Vangelo. Il resto –tutto il resto-  era secondario.
SAN GIOVANNI PAOLO MAGNO

Egli avendo compreso come fosse necessaria – di più: urgente!- una “Nuova Evangelizzazione” sente come l’azione missionaria non fosse più procrastinabile. Annunciare Cristo fino agli estremi confini della terra e ri- annunciarlo laddove oramai il Signore veniva sempre più dimenticato.

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Karl Rahner, uno dei padri del modernismo teologico 

Un sulfureo fiume sotterraneo tra fine Ottocento e Novecento ha favorito quel crollo che, purtroppo, oggi è davanti ai nostri occhi. La società umana, un tempo cristiana, ha silenziosamente apostatato. E con la gravissima complicità di una fetta del Clero malamente istruita da cattivi maestri (vedi foto a lato)  Una fetta che è divenuta sempre più consistente fino a diventare oggi maggioritaria. Già San Paolo VI, nei primi anni Settanta, lo avvertiva!(QUI)
Ecco perché il grande papa polacco, nel già citato Documento, sente l’urgenza ed il dovere di dire che “in varie parti d’Europa c’è bisogno di un primo annuncio del Vangelo: cresce il numero delle persone non battezzate, sia per la notevole presenza di immigrati appartenenti ad altre religioni, sia perché anche figli di famiglie di tradizione cristiana non hanno ricevuto il Battesimo o a causa della dominazione comunista o a causa di una diffusa indifferenza religiosa.”

E, continua San Giovanni Paolo II, “l’Europa si colloca ormai tra quei luoghi tradizionalmente cristiani nei quali, oltre a una nuova evangelizzazione, in certi casi si impone una prima evangelizzazione.
La Chiesa non può sottrarsi al dovere di una diagnosi coraggiosa che consenta la predisposizione di opportune terapie. Anche nel « vecchio » Continente vi sono estese aree sociali e culturali in cui si rende necessaria una vera e propria missio ad gentes
Ovunque, poi, c’è bisogno di un rinnovato annuncio anche per chi è già battezzato. Tanti europei contemporanei pensano di sapere che cos’è il cristianesimo, ma non lo conoscono realmente. Spesso addirittura gli elementi e le stesse nozioni fondamentali della fede non sono più noti. Molti battezzati vivono come se Cristo non esistesse”. Parole durissime, gravi ma vere. Vere nel 2003, ancor più vere oggi.

Ed ecco perché Wojtyla parla senza mezzi termini di una apostasia: “alla radice dello smarrimento della speranza sta il tentativo di far prevalere un’antropologia senza Dio e senza Cristo. Questo tipo di pensiero ha portato a considerare l’uomo come « il centro assoluto della realtà, facendogli così artificiosamente occupare il posto di Dio e dimenticando che non è l’uomo che fa Dio ma Dio che fa l’uomo. L’aver dimenticato Dio ha portato ad abbandonare l’uomo », per cui « non c’è da stupirsi se in questo contesto si è aperto un vastissimo spazio per il libero sviluppo del nichilismo in campo filosofico, del relativismo in campo gnoseologico e morale, del pragmatismo e finanche dell’edonismo cinico nella configurazione della vita quotidiana ». La cultura europea dà l’impressione di una «apostasia silenziosa» da parte dell’uomo sazio che vive come se Dio non esistesse.”
Ed è proprio così. Il problema vero non è il “riscaldamento globale” ma che l’uomo –sette miliardi di persone- ha messo da parte il suo Creatore. Questo il vero dramma: l’apostasia. Silenziosa ma pur sempre apostasia. Parola di Karol Wojtyla.

cosimo de matteis

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