Forti limitazioni imposte al Vescovo Schneider? Speriamo di no

Monsignor Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana (Kazakhistan)  avrebbe ricevuto dal Vaticano la richiesta di ridurre la frequenza dei suoi viaggi all’estero (lo  riferisce Marco Tosatti nel suo blog  e ne parla anche Alda Maria Valli qui).

Schneider

Sarebbe stato il nunzio in Kazakhistan, Francis Assisi Chullikatt, a comunicare al vescovo la misura proveniente dal Segretario di Stato  il cardinale Pietro Parolin. Nessuna motivazione sarebbe stata addotta da parte della Santa Sede per giustificare tale inaudita e strana richiesta. Conclude così Valli: “sta di fatto che ora, in caso di spostamento, Schneider, una delle voci più libere tra i vescovi, sarà tenuto ad avvertire il nunzio”. 

La cosa appare abbastanza grave sebbene siamo oramai abituati al bruttissimo andazzo  di colpire le voci critiche. Nell’esprimere stima e gratitudine a Mons. Schneider – e totale solidarietà a lui- ci chiediamo com’è possibile tutto questo e vorremmo sperare che non fosse vero e magari Tosatti si è inventato la cosa. Ma crediamo non sia così.

Inoltre stupisce come certe notizie -vere o presunte che siano- raramente vengano seguite da smentite dal Vaticano: è accaduto solo qualche volta e per di più con modalità  inconsuete e poco consone (ricordiamo il “caso Coccopalmerio” ed il tweet di Becciu: vedi QUI e QUI) : in questo caso, per esempio, dovrebbe essere fornita una spiegazione alla limitazione che sarebbe stata imposta al vescovo kazako.

Limitazione che, stando alle parole di Tosatti,  mons. Schneider ha avuto dalla sola lettura della disposizione, solo verbalmente cioè. Ed il nunzio non gli ha dato niente di scritto, nessun documento in base al quale il vescovo potesse prendere una qualche iniziativa legale, eventualmente presso la Congregazione per i Vescovi, o presso il Tribunale della Segnatura Apostolica, che – scrive sempre Tosatti– “fino all’avvento di papa Bergoglio, era l’istanza presso cui laici preti e vescovi potevano appellarsi verso decisioni dell’autorità che ritenessero ingiuste”. 

Non so perché ma voglio illudermi che questa brutta vicenda (sostanzialmente la limitazione della libertà di un Vescovo) non sia vera. Ma forse è solo una mia speranza. Vedremo.

cosimo de matteis

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6 pensieri su “Forti limitazioni imposte al Vescovo Schneider? Speriamo di no

  1. Buonasera Sig. Cosimo,
    ho letto anch’io l’articolo di Marco Tosatti e ne ho rilevato l’inconsistenza, diversamente da Lei (sebbene qualche sospetto – espresso in termini di speranza – anche Lei sembri nutrirlo).
    Al di là del titolo ingannevole di quell’articolo (“domiciliari”, che in realtà sarebbero nient’altro che una limitazione a viaggiare fuori diocesi; provvedimento dato in forma orale per impedire il ricorso, quando il ricorso contro un provvedimento del Papa non può essere fatto nemmeno se il provvedimento fosse in forma scritta….), sarebbe opportuno prendere atto che è il Codice di Diritto Canonico ad imporre al Vescovo di non allontanarsi dalla sua Diocesi, se non in casi espressamente previsti, per giusta causa, entro ben definiti limiti temporali durante l’anno. Va da sé che allontanarsi dalla Diocesi per partecipare a conferenze romane o statunitensi organizzate da De Mattei, Burke o altri non rientra nelle ipotesi canoniche.
    Alla peggio, quindi, l’eventuale provvedimento non fa altro che rimarcare una regola a cui il Vescovo è già obbligato a sottostare (il Vescovo Titolare, peraltro, mentre Schneider è un ausiliario, il che dovrebbe renderlo ancora meno libero di girare il mondo).
    Lo stesso articolo è ingannevole perché culmina con una lamentela relativa alla restrizione della libertà di espressione: non sembra proprio che restare (di più) nella propria diocesi comprometta la possibilità di esprimersi. Se poi il Vescovo sente l’esigenza di partecipare a convengi romani….può sempre connettersi in videoconferenza.
    Infine, Lei cita anche Aldo Maria Valli, che si è limitato a riferire la notizia di Tosatti e non la avalla con una propria “testimonianza” indipendente. Attenzione: anche Valli dà una fake new in quell’articolo, quando dice che Padre Weinandy sarebbe stato estromesso dalla Commissione Teologica Internazionale. Questo è assolutamente falso. Il suo incarico è ancora attivo e finirà nel 2019. Weinandy è stato “dimissionato” dalla Commissione dottrinale della Conferenza Episcopale Statunitense!
    Un saluto cordiale.

    • Grazie gentile Beppe del suo chiaro commento: ci troviamo in una fase molto delicata ed è assai importante onestà intellettuale, buonafede oltre naturalmente alla carità ed al Timor di Dio.

      Lieto sia passato da questo blog: torni quando vuole.

      Ogni Bene!

      • Buongiorno, grazie a Lei per l’ospitalità.
        Il sito canadese Lifesite riporta una dichiarazione del Vescovo Schneider a proposito del problema e, a quanto sembra, la famosa “misura” non è altro che un richiamo a rispettare la regola canonica.
        “I am sad that such news is spreading,” Schneider said, in reference to an alleged travel ban. “I was asked on behalf of the Holy See to reduce the frequency of my travels outside my diocese, so that their duration will not exceed the limits indicated by Canon Law (i.e. 30 days). Therefore there is no travel ban.”
        Canon 410, which regulates an auxiliary bishop’s travel, states the following: Like the diocesan bishop, a coadjutator bishop and an auxiliary bishop are obliged to reside in the diocese.
        Except for a brief time, they are not to be absent from it other than to fulfill some duty outside the diocese or for vacation, which is not to exceed one month.
        The 57-year-old bishop who has served as auxiliary of Astana since 2011 is not under house arrest or restricted in what he can speak about.
        Link: https://www.lifesitenews.com/news/bishop-schneider-explains-vaticans-restrictions-on-his-travel
        La questione è sorta proprio perché qualcuno si era domandato la ragione delle connessioni in videoconferenza anziché la presenza personale ai vari convegni.

  2. La conclusione, mi pare, contraddice l’assunto: il vescovo Schneider è costretto a ‘parlare’ mediante connessioni in videoconferenza perché “la sua presenza personale ai vari convegni” è ‘impedita’.

    Perché?!

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