lo stupore e i bambini

Le poesie -così dicono- vanno lette e basta. Non spiegate o roba simile. Tranne poi esserci sorbiti per anni, dal libro di lettura al Salinari-Ricci passando per il libro di “antologia” alle medie (ai miei tempi si chiamava così, mò non so. Ne ho figli in età scolare cui chiedere)  pagine e pagine di, appunto, spiegazioni di poesie o comunque di versi.

rosa e bocciolini

 

Senza entrare nella quaestio appena appena accennata (cui rimando a siti e/o letture serie) io una premessa/introduzione a questi versi la faccio. Se volete potete bypassare e leggervi direttamente la “poesia”. Dunque,  lo stupore è per sua natura correlato ai bambini. Che appunto si stupiscono,  “fanno ooh!”, lo fanno davvero.

La cosa bella è che è possibile restare bambini dentro (non “giovani dentro”: quella è una fesseria o giù di lì) anche se si è grandi. Ed anche vecchi. Ed è del resto quello che Gesù ci insegna ed anzi ci chiede: “se non tornerete come bambini non entrerete nel Regno dei Cieli”.

Anzi, il Figlio di Dio, in Matteo 18, fa un mirabile discorso che andrebbe stampato in grande ed appeso dappertutto (qui) specie in tempi -questi, oggi!- in cui i bambini sono vittime di orrori bestiali con la complicità di quel mondo culturale che promuove il gender e, diciamolo, tende a sdoganare la pedofilia, come pure fece a metà degli anni Ottanta un noto politico italiano,  omosessuale dichiarato,  in una intervista a Repubblica (cercatela su google).

Ora quel tale -che si dice “discepolo di don Tonino”-  si è “sposato” ed ha un figlio. Ma immense miserie -peccati, peccati gravi, mortali- a parte torniamo ai nostri versi. Ve li propongo così, senza titolo alcuno. Poi ditemi cosa ne pensate. E se, come è probabile, non conoscete padre Anselmo Malvestio allora cliccate qui. Buona lettura intanto.

Lo stupore nasce dalla sorpresa.
La sorpresa è tale quando mi viene dal di fuori, dall’alto,
improvvisa, inattesa, gratuita, nuova.

Ogni dono è sorpresa.
Senza sorpresa non c’è un dono serio!

Il dono-sorpresa produce in me
sbigottimento, stupore vivo, ammirazione.
Mi rapisce, mi meraviglia
e

mi conduce al donatore

che scopro sorprendente, meraviglioso,
mirabile, fantasioso, attento.

Comprendo che lui,

il donatore,

mi ama.

Perciò non mi interessa più il dono-sorpresa,
ma colui che è Dono-Sorpresa.

Non m’attira il dono, ma il donatore.

Non cerco più il segno dell’amore,
ma l’Amore.
E dal prodigio riconosco il Prodigio.

padre Anselmo Malvestio

 

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