Due volte dovremo presentarci al tribunale

1. Due volte dovremo presentarci al tribunale di Gesù Cristo: nel giudizio universale, che si farà alla fine del mondo, e nel giudizio particolare dopo morte. Tre cose devi considerare nel giudizio particolare, la comparsa, l’esame, la sentenza. I più gran santi tremavano tutti al pensiero di dover comparire dinanzi a Dio per essere giudicati. Appena mandato l’ultimo respiro, l’anima dovrà tosto comparire davanti al Divin giudice.

donbosco animas

La prima cosa che rende terribile questa comparsa si è di trovarsi sola dinanzi a Dio che sta per giudicarla, Quali cose potrà l’anima seco portarsi? Ce lo dice l’Apostolo: porterà quel tanto di bene e di male che ha operato in vita sua. Referet unusquisque prout gessit sive bonum sive malum. Non si può trovare ne scusa, nè pretesto. Dice s. Agostino, che dissopra avremo un giudice sdegnato, da un canto i peccati che ci accusano, dall’altro i demonii pronti ad eseguire la condanna, dentro la coscienza che ci agita e ci tormenta, al di sotto un inferno che sta per ingoiarci. In quel momento l’ anima vorrebbe fuggire, ma la forza potente di Dio la trattiene: manifestari oportet. Beati quei cristiani, che compariranno dinanzi a Dio con un corredo di opere buone!

LIBRO IL MESE DI MAGGIO 1858

2. Prima di proferire la sentenza il Salvatore farà passare ad esame quanto abbiamo fatto in vita nostra. Egli aprirà i libri della nostra coscienza. Iudicium sedit, et libri aperti sunt. In quei libri, in quella coscienza quante cose si vedranno. Ahi! Chi sei tu? comincierà a dimandare, chi sei tu? Cristiano, risponderai. Se tu sei cristiano, vedrò se hai osservata la mia legge. Indi comincierà a rammentarti le promesse fatte nel Santo Battesimo, colle quali rinunziasti al demonio, al mondo, alla carne; ti rammenterà le grazie concesse, i Sacramenti frequentati, le prediche, le istruzioni, le correzioni dei parenti; ogni cosa ti verrà schierata innanzi.

Ma tu, dirà il giudice, a dispetto di tanti doni, di tante grazie, quanto male corrispondesti alla professione di cristiano. Appena hai cominciato a conoscermi, tosto hai cominciato ad offendermi. Crescendo poi in età aumentasti il disprezzo della mia legge. Messe perdute, profanazioni de’ giorni festivi, bestemmie, confessioni malfatte, comunioni senza frutto e talvolta sacrileghe, ecco quanto facesti invece di servirmi.

Si volterà poi il Divin Giudice tutto pieno di sdegno verso lo scandaloso dicendogli: vedi quell’anima che cammina per la strada del peccato? Sei tu che coi tuoi discorsi le insinuasti la malizia. Vedi quell’altro che è laggiù nell’inferno? Sei tu che co’ tuoi perfidi consigli la togliesti a me, la consegnasti al demonio e fosti causa della sua perdizione. Ora vada l’anima tua per l’anima che facesti perdere: repetam animam tuam pro anima illius. Trema, o cristiano, a questo esame e comincia fin d’ora a calmare l’ira del Giudice Supremo con una pronta emendazione de’ tuoi peccati.

3. Al conto rigoroso, che il Divin Giudice domanda al peccatore, forse esso cercherà qualche pretesto per iscusarsi, e dirà che con pensavasi di venire ad un esame tanto stretto. Ma subito gli sarà risposto: non udisti quella predica, non leggesti in quel libro che io ti avrei dimandato conto usque ad ictum oculi, fino ad uno sguardo, usque ad ultimum quadrantem, fino all’ultimo minuto di tua vita? L’anima si raccomanderà alla misericordia divina, e la misericordia non è più per lei, perchè colla morte finisce il tempo della misericordia. Si raccomanderà agli Angeli, ai Santi, a Maria Santissima; ed Ella a nome di tutti risponderà: chiedi ora il mio aiuto? non mi volesti madre in vita, neppure io ti voglio per figlio dopo morte, non ti conosco più. Nescio vos. Il peccatore non trovando scampo alcuno, spaventato dall’aspetto del Giudice minaccioso, dall’inferno che vede aperto sotto ai piedi, esclamerà pieno di terrore: horrendum est incidere in manus Dei viventis; è cosa orrenda il cadere nelle mani di un Dio giudicatore. In quel medesimo istante il Giudice proferirà la sentenza tremenda dicendo: dalla tua medesima bocca sei giudicato, o servo infedele, ex ore tuo te iudico, serve nequam. Va lungi da me, il mio Padre Celeste ti ha maledetto, ed io ti maledico: va nel fuoco eterno. Proferita questa parola, l’anima viene abbandonata nelle mani de’ demoni, i quali la trascinano seco loro a patire i tormenti dell’inferno. Terribile e spaventosa sentenza!

Deh! per amor di Gesù e di Maria, preparati con opere buone a sentirti una sentenza favorevole. Coraggio, fa spavento la sentenza proferita contro il peccatore, ma consola immensamente l’invito che farà Gesù Cristo al cristiano fedele. Vieni, gli dirà, vieni al possesso della gloria che ti ho preparato. Tu mi hai servito, ora godrai in eterno: intra in gaudium Domini tui. Gesù mio, fatemi la grazia che con una santa vita io mi possa preparare per quel teribile momento, in cui dovrò presentarmi al vostro Divin tribunale. Vergine Santissima, aiutatemi voi, proteggetemi in vita ed in morte, e specialmente quando mi presenterò al Divin vostro Figlio per essere giudicato.

Maggio, mese di Maria Santissima – Meditazioni di don Bosco

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