Coi sacramenti non si scherza. Ma davvero.

“Hai sempre vissuto da cristiano con dignità la tua condizione di divorziato e risposato, partecipando alla Messa domenicale e facendo la comunione di desiderio al momento della comunione.”

Un prete che non conosco – tranne che per sentito dire- scrive su un noto sito cattolico una “lettera aperta” in cui, sostanzialmente, cerca di convincere i lettori a votare per il partito “fondato” da un noto adultero.

Fra le tante parole butta lì quella frase. Quella che ho riportato all’inizio.

LETTERA APERTA (2)

Come se la quaestio dei cosiddetti “divorziati-risposati”, che è più corretto definire adulteri concubini e peccatori pubblici, possa essere limitata all’accesso alla Comunione Sacramentale.

E’ si la questione principale –coi sacramenti non si scherza ammonisce Monsignor Bux- ma se l’obiettivo era far sapere che quell’adultero non fa la Comunione (e ci mancherebbe pure che lo facesse!) sappia quel prete che questo è il minimo: se lo facesse aggiungerebbe il sacrilegio al peccato (grave, mortale) che gli deriva dalla condizione di adultero concubino.

Il prete dimentica –o forse finge di dimenticare- che due adulteri danno comunque scandalo, scandalo pubblico. Specialmente nel vederli in chiesa.

La Chiesa, da sempre, raccomanda a questi cosiddetti “divorziati-risposati” di non frequentare la propria parrocchia di appartenenza poiché ciò costituirebbe scandalo in coloro che li vedono. Ma, soprattutto, la Chiesa ha sempre detto a costoro che se, in casi eccezionali, non possono proprio evitare la coabitazione allora sono tenuti a vivere come fratello e sorella. Questo dice in modo chiaro la Chiesa.

Ma non solo questo: poiché la coabitazione (o convivenza) di due persone,  un uomo ed una donna che provengono –uno o tutt’e due- da un Matrimonio “fallito” costituisce di per se uno scandalo pubblico ecco che la Chiesa, che è Madre, viene incontro e dice che se volete accostarvi all’Eucaristia senza commettere sacrilegio dovete vivere in totale continenza e per evitare di dare ulteriore scandalo è bene che frequentiate una chiesa in cui non siete conosciuti perché chi vi vede non può sapere del vostro vivere da fratello e sorella e verrebbe giustamente scandalizzata dal vedervi accostare alla Santa Comunione.

Questo dice la Chiesa e questo siamo chiamati a fare noi cattolici.

Quindi la frase riportata all’inizio dell’articolo lungi dal costituire un elogio è, semmai, una “condanna”. Perché non è bene far apparire due adulteri come dei “martiri” che con chissà quale “eroismo” durante il Sacrificio Eucaristico non si accostano alla Santa Comunione. Nessun eroismo: semplicemente fanno il loro dovere.

Anzi, come ho già detto, già la loro presenza –la presenza di due adulteri concubini, peccatori pubblici- costituisce uno scandalo per i fedeli.

Si può aggiungere che nessuno vi ha ordinato di separarvi da vostro marito o da vostra moglie. E se, in casi rari ed eccezionali, vi trovate in tale situazione non avete nessun diritto a vivere un nuovo rapporto poiché ciò costituisce adulterio.

Se poi, evidentemente incapaci di controllo od anche incautamente “consigliati”, iniziate un rapporto di convivenza adulterina allora sappiate che non potete accostarvi al Corpo di Cristo.

La Eucaristia è un dono gratuito di Dio, non un diritto. E per accostarci ad Essa vi sono precise condizioni: in primis l’essere in grazia di Dio.

Se siete incapaci di staccarvi dalla situazione permanente di peccato non potete chiedere una “deroga” ai Dieci Comandamenti. Staccati dal peccato (“Se la tua mano ti scandalizza, tagliala: è meglio per te entrare nella vita monco, che con due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile”), riconciliati con Dio attraverso il Sacramento della Confessione, proponiti di non tornare nella situazione permanente di peccato e quindi, alle condizioni stabilite dalla Chiesa, potrai accostarti all’Eucaristia, vero Corpo e vero Sangue di Cristo.

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