Morto Navarro Valls: tutto il mondo lo piange

E’ stato un grande “all’ombra” di un gigante. Ed ora sono insieme in Paradiso: Giovanni Paolo II e Navarro Valls. Si, nel tardo pomeriggio di oggi, mercoledì 5 luglio 2017, è morto a Roma Joaquín Navarro Valls, storico Portavoce di Papa Wojtyla.

Joaquin Navarro Valls

Joaquín Navarro Valls      Cartagena (Spagna)  16 novembre 1936 – Roma 5 Luglio 2017

Persona esemplare, elegante, discreta, un vero signore d’altri tempi che ha incarnato con l’esempio il significato più nobile del lavoro, lavorando con grande spirito di servizio accanto ad un Pontefice particolarmente famoso e per giunta Santo. In una intervista gli  chiesero se temeva la vecchiaia:
“Per niente. Osservo i limiti della nostra cultura che vive la vecchiaia come un insulto. Una volta il bambino che faceva la prima comunione veniva vestito da adulto. Oggi gli adulti si vestono da bambini e sono ridicoli. Ma la grande vecchiaia del Papa è stata forse un correttivo. Ha insegnato che la vita porta alla morte ma che questa non è la fine della vita e basta”. Chapeau. (cdm)

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Di lui ripubblichiamo un bel ritratto che il Vaticanista Sandro Magister scrisse nell’Ottobre del 2002 per l’Espresso:

Joaquín Navarro-Valls, il portavoce con la vocazione dell’ambasciatore

È da diciotto anni direttore della sala stampa vaticana. Ma non solo. Si dà molto da fare anche come diplomatico e politico. Suscitando proteste in curia e fuori

di Sandro Magister

Cardinale non lo diventerà mai, anche se in teoria tutto è possibile. Ma d´essere promosso osservatore permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite, a Joaquín Navarro-Valls non dispiacerebbe affatto. Perché lui in Vaticano è davvero una potenza. Almeno fin che dura Giovanni Paolo II, suo superpatrono.

Navarro è dal 1984 il direttore della sala stampa della Santa Sede. Ma fa molto di più. Fa volta a volta l´uomo immagine, l´editore, il pierre, l´investigatore, il consigliere, il diplomatico, l´ambasciatore del papa. Un´attività multiforme e cangiante inaugurata in giovane età. Le sue biografie lo raccontano prima come torero, poi come medico e psichiatra, poi come giornalista, poi come reporter di guerra, da Israele alla Polonia comunista con campo base a Roma. Spagnolo di Castiglia, 66 anni il prossimo 16 novembre, elegante come un hidalgo, «santa facciatosta» come piaceva a san Josemaría Escrivá, fondatore dell´Opus Dei alla quale appartiene come numerario con voto di castità, Navarro ha trasformato la grigia sala stampa vaticana in una macchina a totale servizio dell´immagine pubblica di Giovanni Paolo II.

A questa causa s´è dedicato anima e corpo. Anche a costo, qualche volta, di smentire se stesso. Nel 1994, nel decennale della nomina a portavoce del Vaticano, negò d´essersi mai trovato davanti a un toro, con grande delusione delle ammiratrici che avevano fin lì presi per buoni i suoi trascorsi di matador.

Memorabile fu, nel 1988, una sua smentita durante un viaggio nello Zimbabwe. Mentre il papa diceva messa nella savana, Navarro se ne stava all´hotel Sheraton di Harare. E lì, conversando coi giornalisti, gli scappò di riferire alcuni passi segreti della diplomazia vaticana in Mozambico e Sudafrica. L´indomani le rivelazioni erano sui giornali di tutto il mondo. La segreteria di Stato si infuriò. E Navarro? Per riaggiustare il tutto, non esitò a negare d´aver mai detto quelle cose, nonostante la radio italiana le avesse mandate in onda con la sua viva voce.

Altro incidente nel febbraio del 1996, sull´aereo papale in volo tra Città del Guatemala e Caracas. Navarro comparve tra i giornalisti a dire che la mattina stessa Giovanni Paolo II aveva incontrato in privato Rigoberta Menchù, premio Nobel per la pace ed eroina dei popoli oppressi. Precisò che l´aveva ricevuta in nunziatura e riferì alcune battute del loro colloquio, poi sparì dietro la tenda invalicabile che protegge il papa e il suo seguito. Ma i giornalisti volevano saperne di più. La spagnola Paloma Gomez Borrero bloccò Arturo Mari, il fotografo pontificio ufficiale, per chiedergli com´era vestita la Menchú. Mari, interdetto, confessò di non averla proprio vista e sparì a sua volta. Tra i giornalisti scoppiò la rivolta. Due ore dopo, Navarro diede loro in pasto il suo aiutante Victor van Brantegem. Che cancellò tutto: «Equivoco. L´incontro non c´è stato».

Come promotore editoriale, Navarro ha messo a segno un colpo formidabile dando alle stampe il libro più letto in assoluto di Giovanni Paolo II: l´intervista curata da Vittorio Messori col titolo “Varcare le soglie della speranza”.

Ma in un´altro caso è stato meno fortunato. Per controbattere il best seller “In nome di Dio” dell´inglese David Yallop sull´assassinio di papa Albino Luciani, Navarro chiamò in aiuto un altro inglese, John Cornwell, fratello del celebre autore di gialli John Le Carré. Risultato? Nel suo controlibro, “Un ladro nella notte”, Cornwell smontò sì la tesi dell´assassinio, ma descrisse una curia vaticana così cinica da far morire papa Luciani di crepacuore.

Meglio è andata a Navarro quando si è messo lui stesso a investigare, questa volta su un assassinio vero, quello del comandante delle Guardie Svizzere Alois Estermann ucciso in Vaticano il 4 maggio 1998 con la moglie Gladys dal suo sottoposto Cedric Tornay, poi suicidatosi. Pochi minuti dopo gli spari Navarro era già sul luogo del delitto. Quattro ore dopo, a notte fonda, fornì al mondo la sua soluzione: «scoppio di follia nella logica di un conflitto personale». Il giorno dopo esibì gli elementi di prova: due lettere da lui rinvenute. Conclusione: «In soli due giorni ho sgonfiato una storia che altrimenti avrebbe invaso per mesi i giornali di tutto il mondo con grave danno per la Santa Sede».

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Forte della sua prossimità al papa, l´ex medico Navarro avoca a sé anche i resoconti pubblici sulla salute di Giovanni Paolo II. Il 7 settembre del 1996, mentre il papa era in trasferta in Ungheria, fu Navarro a troncare la ridda dei sospetti confermando una volta per tutte che il pontefice soffriva di disturbi «extrapiramidali», ovvero di Parkinson. Parlò anche, incautamente, di un «virus sconosciuto» all´intestino che in realtà era una banale appendicite. In curia chiesero la sua testa. Lo salvò il papa con una risata.

Ma la vera vocazione di Navarro è geopolitica. È vegliare sulle sorti del globo a tu per tu coi potenti del mondo. Il suo esordio in questa veste fu nel settembre del 1994, al Cairo, alla conferenza internazionale dell´Onu sulla popolazione e lo sviluppo. La segreteria di Stato infilò Navarro tra i 17 membri della delegazione vaticana e lui di fatto prese il comando delle operazioni. Con strepitoso successo. La conferenza si trasformò in un epico scontro tra il papa e il resto del mondo, con Navarro a far la parte del papa. E per giorni e giorni le televisioni furono tutte per lui.

Lo stesso avvenne l´anno dopo a Pechino, alla conferenza dell´Onu sulla donna. Da lì nacque la voce d´una sua aspirazione a fare il rappresentante della Santa Sede all´Onu. Che lui peraltro ha sempre puntualmente smentito.

Navarro non ha mai mancato di rimarcare, però, quelli che ritiene i suoi personali successi. Il viaggio di Giovanni Paolo II a Cuba nel gennaio del 1998 continua a vantarlo come il proprio capolavoro diplomatico. Mentre il ministro degli esteri vaticano, Jean Louis Tauran, rimediò solo umiliazioni, lui, Navarro, riuscì invece a far breccia nel cuore di Fidel Castro. In un loro interminabile colloquio notturno all´Avana, i due finirono col parlare di tutto, compresa la vita umana su altri pianeti.

È comprensibile, quindi, che la segreteria di Stato non veda sempre con simpatia questo intraprendente rivale. Ma il papa è con lui. Intoccabile.

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I SUOI GIORNALI PREDILETTI

Joaquín Navarro-Valls, direttore della sala stampa vaticana, ama raccontare che la sua giornata di lavoro non conosce tregua: «Sono in contatto con tutto il mondo 24 ore su 24. Di giorno mi chiamano da Europa e Africa, di sera e di notte dall´America, prima dell´alba da Giappone e Asia». Eppure gli stessi giornalisti accreditati in Vaticano lo vedono di raro. Il suo ufficio è inaccessibile, sbarrato da segretarie cerbero e da una vetrata a comando.

Ma tra i giornalisti, Navarro ha i prediletti. Quelli appartenenti come lui all´Opus Dei: l´americano Greg Burke, numerario con voto di celibato, già corrispondente di Time e ora di Fox News Channel, lo spagnolo Juan Vicente Gonzalez Boo, di Abc, l´austriaca Marie Czernin, di Die Tagespost. A quest´ultima è toccato l´onore di commentare in mondovisione, lo scorso venerdì santo, l´ultima stazione della Via Crucis del papa al Colosseo. E anche le precedenti tredici stazioni Navarro le aveva affidate ad altrettanti giornalisti. Scatenando le ire degli esclusi.

Anche sui voli papali Navarro si fa difficilmente avvicinare. Ma poi capita che rilascia interviste esclusive a quelli che ritiene i primi della classe. Di nuovo facendo arrabbiare tutti gli altri. I corrispondenti dei grandi media degli Stati Uniti hanno un filo diretto con lui. Idem le televisioni messicana e spagnola. In Italia l´agenzia Ansa è la privilegiata per ragioni d´ufficio. Tra i quotidiani, il Corriere della Sera. È stato il Corriere, lo scorso 21 settembre, a rettificare l´ultima gaffe di Navarro: un´invettiva contro George W. Bush sfuggitagli durante una cena con industriali del Veneto, e finita su Il Gazzettino.

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