Con don Nicola Bux. Convintamente.

Msgr. Nicola Bux.

Quella di Mons. Bux è un opera veramente meritoria. Dopo una vita dedicata a Cristo ed alla Sua Chiesa (ed alla sana teologia e liturgia) si trova ora ad affrontare la inaudita crisi ecclesiale che tutti stiamo vivendo.
Ma il sacerdote barese non arretra: coraggiosamente gira l’Italia, scrive libri. E se necessario rilascia interviste (come quella qui riportata in coda a queste brevi note: CLICCA QUI ).
Nei suoi incontri -spesso osteggiati o comunque ignorati dalla Diocesi e/o dal Clero locale- è limpido, lucido e sereno.
“Criticare il Papa non è un peccato” a volte dice. Naturalmente con garbo, rispetto e carità.
La sua “Scuola Ecclesia Mater” con pochissimi mezzi e pochi (ma validi) collaboratori sta rendendo un servizio al Popolo di Dio di un valore incalcolabile.

Il timore è che, prima o poi, venga fermato, “catturato”, punito…..

Ma noi siamo con lui! Convintamente.

cosimo de matteis


Riportiamo parte dell’articolo così come lo ha tradotto Marco Tosatti nel suo articolo “BUX: CRISI, DIVISIONI, APOSTASIA. É NECESSARIA UNA PROFESSIONE DI FEDE DEL PAPA. COME PAOLO VI” sul sito “Stilum Curiae”

“Il punto è: quale idea ha il papa del ministero Petrino, così come è descritto in Lumen Gentium 18 e codificato dalla legge canonica? Di fronte alla confusione e all’apostasia, il Papa dovrebbe fare una distinzione – come Benedetto XVI fece – fra ciò che pensa e dice come studioso privato e quello che deve dire come Papa della Chiesa cattolica. Per essere chiari: il Papa può esprimere le sue idee come uno studioso privato su argomenti di discussione che non sono definiti dalla Chiesa, ma non può fare affermazioni eretiche, nemmeno privatamente. Altrimenti ciò sarebbe egualmente eretico:

Credo che il papa sappia che ogni credente – chi conosce le regole della fede o il dogma, che fornisce a ciascuno il criterio per sapere quella che è la fede della Chiesa, quello che ciascuno deve credere e ciò che ciascuno deve ascoltare – può vedere se sta parlando e agendo in un modo cattolico, o è andato contro il sensus fidei della Chiesa. Anche un solo credente può chiedergliene conto. Così chiunque pensi che presentare dubbi (Dubia) al papa non sia un segno di obbedienza, non ha capito, 50 anni dopo il Vaticano II, la relazione fra il papa e l’intera Chiesa. Obbedienza al Papa dipende solamente dal fatto che lui è legato dalla dottrina cattolica, alla fede che deve continuamente professare davanti alla Chiesa.

PAOLO VI

Siamo in una piena crisi di fede! Quindi, per fermare le divisioni in corso, il Papa, come Paolo VI nel 1967, di fronte a teorie erronee che circolavano poco dopo la conclusione del Concilio, dovrebbe fare una dichiarazione o professione di fede, affermando ciò che è cattolico e correggere quelle parole e quei gesti ambigui ed erronei – i suoi e quelli dei vescovi – che sono interpretati in maniera non cattolica.

Altrimenti sarebbe grottesco che mentre si cerca l’unità con i cristiani non cattolici e persino intese con i non cristiani, l’apostasia e la divisione siano alimentate all’interno della Chiesa cattolica. “Per molti cattolici è incredibile che il Papa chieda ai vescovi di dialogare con chi la pensa in maniera differente (per esempio i cristiani non cattolici) ma non voglia lui per primo affrontare i cardinali che sono i suoi consiglieri principali. Se il Papa non difende la dottrina non può imporre la disciplina. Come disse Giovanni Paolo II, anche il Papa ha sempre bisogno di conversione, per essere in gradi di rafforzare i suoi fratelli, secondo le parole di Cristo: ‘Et tu autem conversus, confirma fratres tuos’”.

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