Il Monte Paschi che ci piace

A proposito del Monte dei Paschi di Siena e di Ezra Pound:

Sentinelle Vesuviane

“Nel nostro Paese non sono sanzionate abbastanza le responsabilità di singoli manager che hanno prodotto danni rilevanti a investitori, azionisti, risparmiatori”. Con questo rigo e mezzo il ministro Padoan considera pilatescamente chiuso il caso Monte Paschi. Lo stato pagherà non si sa quanto (5, 9, 20 miliardi di euro?) non si sa bene chi (JP Morgan, investitori istituzionali, semplici risparmiatori, debitori fedifraghi della banca, amministratori rapaci ed interessati?), nè si sa cosa accadrà poi, in un diluvio di carta bollata, studi legali, manager inamovibili e gran confusione voluta e ricercata. Pure, il Monte dei Paschi di Siena nel passato non è stato questo. Oltre a costituire l’asse portante dell’economia senese, anche dopo la disfatta e la conquista fiorentina, i suoi statuti costituirono altissima fonte di poesia per Ezra Pound, appena appena il più grande poeta del novecento, che li incluse traducendoli alla lettera nel suo Canto XLII.

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