La morte di don Salvatore Mellone, presbitero per grazia di Dio

Alle ore 15.15 di oggi, lunedì 29 giugno 2016 don Salvatore Mellone, dell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, presbitero per grazia di Dio (come amava definirsi), dopo una lunga malattia, all’età di 38 anni, è nato al cielo.

Questa sera, a Barletta, nella Parrocchia del Ss. Crocifisso, alle 21.30, si terrà una veglia di preghiera e, domani, alle 8.30, la messa parrocchiale, mentre, alle 16.30, presieduti dall’Arcivescovo Mons.Giovan Battista Pichierri, vi saranno i funerali, sempre nella chiesa parrocchiale del SS. Crocifisso.

“Dio è amore: chi rimane nell’amore, rimane in Dio e Dio rimane in lui” 1 Gv 4,16

“Dio è amore:
chi rimane nell’amore,
rimane in Dio
e Dio rimane in lui”
1 Gv 4,16

“Essere prete, è bello”. È stata questa l’espressione ricorrente di don Salvatore alle tantissime persone che in questi mesi sono andati a fargli visita. Nonostante la malattia, ha sempre accolto benevolmente tutti quelli che ne facevano richiesta. Potremmo dire con l’apostolo Paolo che “si è fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo alcuni” (1Cor9,22). A tutti ha ascoltato. A tutti ha confortato. A tutti, nel suo ministero, ha amato.

Don Salvatore nasce a Barletta il 7 Marzo 1977. Ha ricevuto un’ educazione cristiana solida grazie ad una famiglia unita e molto religiosa. Giovane sempre impegnato nella vita ecclesiale, ha proseguito la sua formazione prima nella parrocchia S. Maria degli Angeli e, successivamente, nella Parrocchia del SS. Crocifisso. Si è dedicato sempre alla formazione dei giovani, i quali lo ricordano e ricorderanno con tanta stima per la sua infaticabile dedizione.

Col tempo andava maturando in lui quel germe di vocazione al ministero sacerdotale che da sempre Dio datore di ogni bene aveva posto nel suo cuore.

Per questo motivo, nell’Ottobre del 2011, incominciò un cammino di discernimento vocazionale frequentando l’anno Propedeutico presso il Pontificio Seminario Regionale di Molfetta. Questa esperienza ha consolidato e confermato la sua vocazione al ministero ordinato, per cui l’anno successivo è entrato a far parte della comunità del Seminario Regionale di Molfetta.

All’interno della comunità si è rivelato uomo di preghiera, di profonda spiritualità e di grande apertura culturale. Appassionato di giornalismo ha collaborato al mensile della Parrocchia SS. Crocifisso,  La Stadera, grazie al quale si è iscritto all’albo dell’Ordine dei pubblicisti e giornalisti di Puglia.

Amante della scrittura  nel  2013 ha pubblicato con il compagno di seminario, Vincenzo de Gregorio, il volume L’umanità libera sorride a Dio. Agorà e Parola (Tau editrice), seconda fatica dopo che nel 2009 aveva dato alle stampe la raccolta di poesie Le scaglie intorno (Albatros-Il Filo).

Purtroppo nel Giugno del 2014, a conclusione del biennio filosofico, don Salvatore ha cominciato ad avvertire problemi di salute. Dopo alcuni approfonditi accertamenti gli è stata diagnosticata una neoplasia all’esofago a causa della quale si è dovuto sottoporre a terapie intensive che però non lo hanno mai distolto dal cammino di formazione al presbiterato. Infatti nello stesso anno ha chiesto ed ottenuto il nulla osta per l’ammissione all’ordine del diaconato e presbiterato, che è stata celebrata il 26 dicembre 2014 nella Parrocchia del SS. Crocifisso di Barletta.

Quando le condizioni di salute si aggravarono, don Salvatore espresse al suo parroco prima, don Ruggiero Caporusso, e quindi al Vescovo Mons. Pichierri, il desiderio di completare il suo percorso formativo, rispondendo in tal modo alla vocazione di presbitero, per la quale si sentiva chiamato e per cui la Chiesa l’aveva ritenuto idoneo.

“Dopo attenta valutazione, con il nulla osta del Seminario Regionale che ne aveva seguito la formazione anche nei mesi di malattia, S. Ecc. mons. Giovan Battista Pichierri, arcivescovo di Trani- Barletta- Bisceglie- Nazareth, dopo aver consultato la Congregazione del Clero, ha deciso di ordinarlo diacono e presbitero nei prossimi giorni, avvalendosi delle prerogative che il diritto canonico riconosce ai vescovi in materia di ordine sacro. Le motivazioni di Salvatore non si possono ridurre semplicemente ad un desiderio personale di diventare presbitero, ma sono sostenute e avvalorate da un attento discernimento sulla chiamata, che ha sentito confermata in sé, anche nei momenti della malattia. La sofferenza gli ha fatto percepire una più profonda comunione al mistero di Cristo, per una carità a servizio delle persone più sofferenti. Ha detto di sé al momento della richiesta: ‘Oggi mi sento portato sulle spalle da Cristo; da sacerdote porterò la stola con Cristo, per la salvezza del mondo. Anche celebrare una sola Eucaristia per me sarà partecipazione reale al sacerdozio di Cristo’.  Le motivazioni che hanno portato mons. Pichierri ad ordinarlo, sono state: il coronamento di un cammino serio e coerente, anche nella malattia, e l’edificazione del popolo di Dio e dei sacerdoti e seminaristi, che può venire da questa particolare testimonianza vocazionale” (comunicato congiunto dell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie e del Pontificio Seminario Regionale di Molfetta diffuso il 15 Aprile 2015).

Don Salvatore è stato ordinato presbitero il 16 Aprile all’interno della sua abitazione, divenuta per l’occasione, a detta dell’Arcivescovo, una vera e propria cattedrale dalla quale si innalzava la Dio la lode perenne per le meraviglie che continua a fare nella vita delle persone ed in particolare in quella di don Salvatore.

Dopo l’ordinazione presbiterale don Salvatore ha devotamente celebrato ogni giorno l’Eucaristia con lo stupore di chi mette nelle mani del Padre l’offerta di una vita intera. Di chi sa che tutto abbiamo ricevuto da Dio e che tutto a Lui deve tornare. Consapevole che “se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno”(2Cor4, 16) perché, come amava dire ripetendo le parole di San Paolo,“riceveremo un’abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani d’uomo, nei cieli” (2Cor5,1).

Nell’ultimo anno don Salvatore ha trascorso molto tempo negli ospedali e nonostante la sua lancinante sofferenza, nelle corsie ha sempre trovato il tempo e le parole giuste per rincuorare e infondere speranza. Da questa forte esperienza nascerà in lui il desiderio di aiutare gli ammalati poveri, coloro che nella malattia vivono la solitudine fisica, spirituale e l’indigenza materiale. Qui si celano i prodromi per il suo sogno che, speriamo Dio, possa vedere la luce al più presto.

Don Salvatore ha avuto anche la grande gioia di amministrare il sacramento del Battesimo alla piccola Jennifer, provvidenzialmente il nome della Venerabile Genoveffa di Foggia a cui don Salvatore negli ultimi giorni si era affidato, pregando con devozione davanti alla reliquia che gli avevano portato per l’occasione.

Ogni giorno univa la sua sofferenza al Sacrificio Eucaristico che celebrava, affidando a Dio per mezzo di Gesù Cristo le tante persone che da ogni parte del mondo gli scrivevano di pregare e intercedere per loro.

Infatti sereno e accogliente, dal cuore pacificato, era diventato un punto di riferimento per tantissime persone a cui trasmetteva coraggio e parole di speranza. “Al di là del male, penultima parola, privata del suo senso atroce da Gesù Crocifisso, piagato e risorto, a Pasqua, giorno per cui siamo eredi, giorno di vocazione eterna nella gloria”. Così don Salvatore si espresse in una sua più ampia riflessione sulla condizione personale “di presbitero malato nel corpo” e pubblicata interamente sul mensile la Stadera.

E proprio riferendosi alla Pasqua, nei suoi ultimi giorni, ha più volte espresso il desiderio che i suoi funerali fossero vissuti alla luce del Cristo risorto e quindi con canti di speranza e il colore liturgico bianco che richiamano la gioia, la festa, la vita.

Negli ultimi giorni di vita in cui la vista ormai si andava indebolendo, disse che aveva imparato a pregare con la natura. Pregava incessantemente unendo la sua voce fioca al ritmo della vita che attraverso il suo balcone entrava nella sua stanza.

Guardando alla vita di don Salvatore ci resta una grande certezza: “L’amore che abbiamo dato rimane. I ricordi restano. Continuiamo a vivere nel cuore di coloro che abbiamo toccato e nutrito con le nostre parole. La morte mette fine alla vita ma non alla relazione” (M. d. Hennenzel).

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