Nonna Gasparina “simbolo” dell’Italia cristiana

Di lei si erano occupati i giornali locali: come spesso avviene-fortunatamente- le testate locali celebrano i compleanni centenari dei propri cittadini. E così è stato per il suo 104° compleanno: festeggiato poche settimane fa nella struttura dove risiedeva “insieme ai figli, ai 53 nipoti, alla sorella Bettina di 103 anni e al fratello Fedele di 97 anni” come annotava la Tribuna di Treviso del 5 aprile scorso. Ma Gasparina Basso vedova Andreatta –classe 1911- veneta di Fietta del Grappa è morta pochi giorni dopo. E’ morta sazia di giorni e soprattutto col dono della fede nel Risorto. Quella fede, da lei ricevuta e poi trasmessa a figli e nipoti, genuina delle nostre terre: si, la scristianizzazione è in atto. Ma nessuno perde la speranza di un rifiorire di quella autentica religiosità che per secoli e secoli ha caratterizzato il nostro Paese. Ed il benedetto Veneto né è (stato) emblema. Di nonna Gasparina ne ha parlato Dino Boffo –trevigiano di Asolo- in un breve ma denso post sul suo profilo facebook. Lo riportiamo anzitutto perché è bello –scritto bene- e poi perché offre delle piste di riflessione assai utili, vere ed opportune. E nell’unirci in preghiera con la signora Gasparina, nella Comunione dei santi, ringraziamo il Signore per il dono della vita, dono gratuito e per sempre.

Fietta del Grappa

Nonna Gasparina, 104 anni, ci ha dato l’arrivederci. Era la quercia di Fietta del Grappa. Donna forte e gentile, ha cresciuto una vasta famiglia. Tra i suoi figli, don Liberio Andreatta, sacerdote assai noto a Roma, impegnato nel turismo religioso e nella promozione dei pellegrinaggi. Il funerale di Gasperina è stato giustamente voluto come una festa. Il bianco della Pasqua dominava. Canti curati, parole giuste. La gente convenuta era così numerosa da riempire i due capannoni attigui predisposti dagli operosi alpini. Una festa, dicevamo, sobria e intensa. La gente, assorta e coinvolta, si riconosceva con evidenza in quella nonnina come nella propria bandiera.

E’ incredibile come una morte nei nostri paesi riesca ad essere “ancora” un evento realmente comunitario. Detesto però aver usato quell'”ancora”, che sembra segnare una necessitata evoluzione in senso diverso e opposto.

E invece, mi piacerebbe che questa sensibilità rimanesse cifra stabile della nostra terra. L’individualismo non è progresso, ma regressione. Resistere dove siamo significa stimare ciò che siamo. Desiderarci migliori, non differenti. Grazie, nonna Gasparina. Partecipare al tuo funerale è stato un onore. E un cespite di pensieri preziosi e utili, in particolare oggi.

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