Truffa sui beni dei francescani – il commento di Padre Giulio Maria Scozzaro (FI)

padre ScozzaroQuesta la reazione di Padre Giulio Maria Scozzaro, il Religioso siciliano da poco “riabilitato” e riammesso nell’Istituto, alla notizia riguardante il sequestro di beni per trenta milioni di euro la cui  titolarità  è delle Associazioni “Missione dell’Immacolata” e “Missione del Cuore Immacolato”, riconducibili  proprio alla Congregazione  dei Frati Francescani dell’Immacolata con sede a Frigento.

Ave Maria!

Carissimi,

la gravissima notizia apparsa oggi su Il Mattino di Napoli, mi impone di darvi una chiarificazione precisa su quanto è avvenuto contro l’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, di cui faccio parte.

Proprio il nostro Istituto è stato vittima di un raggiro da parte di un ex Superiore che l’11 luglio 2013 è stato rimosso dalla Santa Sede e in questi anni ha esercitato una pressione esagerata contro il commissariamento, quindi contro Padre Volpi, utilizzando laici ignari delle vere motivazioni che hanno spinto la Santa Sede ad intervenire drasticamente proprio con la sua rimozione.

È venuto fuori un grande equivoco che intendo spiegare: tutti i Frati -tranne alcuni Superiori- del nostro Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata non eravamo al corrente dei 30 milioni di euro accumulati sotto la gestione ventennale dell’ex governo dell’Istituto allontanato dalla Santa Sede.

Di questi beni di cui si discute, noi Frati rimasti fedeli alla Chiesa Santa e Madre, non ne conoscevamo l’esistenza e neanche li abbiamo mai immaginato, perché è impensabile la ricerca del denaro quando, professando la Regola di San Francesco abbiamo fatto Voto di vivere in assoluta povertà.

Beni accumulati dagli ex Superiori rimossi dalla Santa Sede, beni che il nostro Istituto non dovrebbe possedere, perché vogliamo vivere esclusivamente con l’aiuto della Divina Provvidenza.

Beni che l’Istituto si ritrova a sua insaputa perché ammassati dall’ex governo, nell’opera pienamente opposta al Vangelo di Gesù Cristo e a San Francesco!

Vediamo subito quali sono le accuse gravissime a carico non dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, ma di altre persone i cui nomi verranno resi pubblici molto presto. Chiaramente è coinvolto colui che ha mosso tutti i fili ed è stato rimosso dalla Santa Sede l’11 luglio 2013.

Più sotto trovate l’articolo completo, leggiamo una parte della nota della Procura di Avellino:

“Contestati i reati di truffa aggravata e falso ideologico. L’Istituto, commissariato da tempo è stato preso di mira dalla Guardia di Finanza per presunte incongruenze relative all’affidamento di diverse strutture. Nel mirino della Guardia di Finanza sarebbero quindi finiti alcuni trasferimenti di proprietà dei beni, che appartenevano all’Istituto, nelle mani di persone e Associazioni estranee alla struttura religiosa.

“In particolare, –continua la nota– consentendo l’ingresso di laici nelle compagini associative (laici non vincolati all’obbedienza verso la gerarchia ecclesiastica, all’epoca e tuttora rappresentata dal Commissario Apostolico), si è raggiunto in maniera fraudolenta il risultato di sottrarre le due Associazioni ad ogni forma di controllo da parte dell’Ordine religioso di cui costituiscono da sempre una diretta espressione”.

 

I Frati Francescani dell’Immacolata che oggi seguono fedelmente la Chiesa Santa e Madre, sono estranei all’accumulo di questi beni, è l’ex Superiore a conoscenza dei trasferimenti di questi beni dall’Istituto ai laici prestanome. Questo è un grave reato penale!

Prossimamente si conosceranno i nomi dei laici prestanome. Troveremo anche quelli che hanno fatto molto chiasso nella difesa dell’autore dell’accumulo di questi 30 milioni di euro? Lo sapremo! Avremo la spiegazione di tutto quel chiasso mediatico a favore della Messa Tridentina, mentre i reati penali covavano sotto la cenere.

Ecco spiegata l’iniziativa di raccogliere firme per rimuovere il Commissario e riportare al comando dell’Istituto proprio quanti pensavano a raccogliere beni materiali invece di vivere secondo la Regola di San Francesco, che comanda l’assoluta povertà.

Questi beni gli ex Superiori semmai li avrebbero dovuto inviare ai Frati missionari dell’Istituto che vivono in condizioni disagiate, in condizioni precarie e senza cibo. Anche per promuovere un vastissimo apostolato missionario ed aiutare tantissimi poveri che vivono in condizioni disumane.

Invece no, tutto il denaro rimaneva depositato in banca all’insaputa dei Frati e tutti gli appartamenti erano non utilizzati o affittati per ricavare altro denaro, ignorando le gravissime necessità dei Frati e dei poveri che muoiono di fame.

Noi Frati che non “adoravamo” l’ex Superiore, eravamo all’oscuro di tutta questa ricchezza, noi vogliamo vivere in povertà e rifiutiamo questi beni, noi abbiamo seguito e seguiamo sempre alla lettera la Regola di San Francesco.

La domanda doverosa è questa: con quali metodi o discorsi si è riusciti ad accumulare 30 milioni di euro?

Come mai si abbandona la Regola di San Francesco e ci si dedica alla raccolta di beni materiali?

Chi è accecato dai beni materiali non è più in grado di praticare la verità e la giustizia, e causa a molti Frati sofferenze inaudite, malattie psichiche e cardiache, isolamenti, diffamazioni continue, dimissioni false e incomprensibili dall’Istituto. Per il denaro e per tanti altri comportamenti opposti al Vangelo!

Bisogna sapere questo per mettere fine alle accuse travisate contro la Santa Sede e il Commissario dopo la rimozione degli ex Superiori avvenuta l’11 luglio 2013. Prima ancora della loro rimozione, a quanto sembra, diversi Frati avevano sentore dell’enorme ricchezza accumulata nei modi più imprevedibili e non evangelici. Anche per questo è intervenuta la Santa Sede.

C’è da riconoscere una grande abilità o predisposizione a falsare la realtà e a proiettare nelle menti degli ascoltatori favole e sogni che avevano la finalità di convincerli a fare quanto veniva chiesto. E così racimolare beni materiali. Mostrandosi tradizionalista si riusciva ad attrarre con un’aurea di santità che però vedevano solo i più esposti emotivamente.

Come si può ben capire, non è mai stata la Messa in latino il motivo della sua rimozione, semmai c’era anche da riequilibrare un fanatismo che andava oltre la Messa Tridentina, che da sé è mistica e bellissima.

Quindi la Messa Tridentina è sempre stata la maschera che nascondeva un giro di 30 milioni di euro, con cui abbagliava e adescava molti cattolici sinceri e in buonafede. Verso questi cattolici si prova molto dispiacere, ma anche essi dovevano vigilare su molte stranezze mascherate da santità…

Di seguito l’articolo pubblicato oggi da Il Mattino di Napoli. Buona lettura.

 

 

 

Truffa sui beni dei francescani,

sequestri per 30 milioni di euro.

C’è anche un impianto radiofonico

 

Il Mattino – 26 marzo 2015

 

Truffa aggravata e falso ideologico sui beni dei francescani, scatta un maxi-sequestro da 30 milioni. I militari della Guardia di Finanza di Avellino, sotto il coordinamento del capo della Procura di Avellino Rosario Cantelmo, hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo di beni immobili e mobili, nonché di disponibilità finanziarie per un valore totale di oltre 30 milioni di euro, attualmente nella titolarità delle Associazioni “Missione dell’Immacolata” e “Missione del Cuore Immacolato”, riconducibili all’Istituto Religioso dei Frati Francescani dell’Immacolata con sede a Frigento.

Contestati, dunque i reati di truffa aggravata e falso ideologico. L’Istituto, commissariato da tempo è stato preso di mira dalla Guardia di Finanza per presunte incongruenze relative all’affidamento di diverse strutture. Nel mirino dalla Guardia di Finanza sarebbero quindi finiti alcuni trasferimenti di proprietà dei beni, che appartenevano all’Istituto, nelle mani di persone e associazioni estranee alla struttura religiosa.

“Le articolate indagini sviluppate dalle Fiamme Gialle -si legge nella nota della Procura- hanno permesso di svelare una serie di condotte fraudolente attuate da alcune persone operanti nell’ambito delle associazioni le quali, nonostante il Commissariamento della Congregazione dei Frati francescani dell’Immacolata, hanno proceduto alle modifiche degli Statuti delle due associazioni allo scopo di mantenere il controllo sulle stesse ma anche e soprattutto sui loro cospicui patrimoni, così da impedire al Commissario Apostolico (nel mentre nominato dalla Santa Sede) di esercitare le prerogative che gli Statuti assicurano al Governo dell’Ordine religioso”.

“In particolare, consentendo -continua la nota- l’ingresso di laici nelle compagini associative (laici non vincolati all’obbedienza verso la gerarchia ecclesiastica, all’epoca e tuttora rappresentata dal Commissario Apostolico), si è raggiunto in maniera fraudolenta il risultato di sottrarre le due associazioni ad ogni forma di controllo da parte dell’Ordine religioso di cui costituiscono da sempre una diretta espressione.

Pertanto il Gip del Tribunale di Avellino, accogliendo la tesi investigativa e ritenendo suffragata la condotta fraudolenta accertata, ha emesso il provvedimento cautelare eseguito dalla Guardia di Finanza con il sequestro preventivo di 59 fabbricati, 17 terreni, 1 impianti radiofonico e cinematografico, 5 impianti fotovoltaici dislocati su tutto il territorio nazionale nonché di 102 autovetture per un valore complessivo di oltre 30 milioni di euro”.

In più è stato anche disposto il sequestro dei saldi giacenti su numerosi rapporti di natura finanziaria il cui ammontare sarebbe ancora in corso di quantificazione.

I beni sequestrati sono stati affidati in custodia giudiziale per la conseguente amministrazione al Commissario Apostolico “ad nutum Sanctae Sedis” della Congregazione dei Frati Francescani dell’Immacolata.

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