Essere pronti e vigilanti: quaggiù siamo solo di passaggio

Il sacerdote cattolico don Giulio Maria Scozzaro (fondatore e responsabile della Associazione Cattolica “Gesù e Maria” con sede in Palermo ma con tantissimi aderenti –Sacerdoti e Vescovi inclusi- in tutta Italia) invia giornalmente, tramite posta elettronica, una “newsletter” che parte dal Vangelo del giorno per spiegarlo e sovente aggiunge considerazioni sulla attualità, su temi veramente vicini –vicinissimi- ad ogni uomo.
E’ il caso di oggi in cui partendo dal passo evangelico di Luca (12,35-38) – che ammonisce riguardo all’essere pronti e vigilanti- don Scozzaro passa a considerare i tristissimi casi –tutt’altro che infrequenti- di persone che invece di “vigilare” pensano solo a vivere “bene” (importanti le virgolette!) questa vita, nella quale invece, come bene sappiamo e come il Signore stesso ci dice, siamo solo pellegrini, transitori, di passaggio.
Ecco le parole di padre Giulio Maria Scozzaro:

+ VANGELO (Lc 12,35-38)
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità Io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!». Parola del Signore

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
L’essenza della Parola che oggi Gesù ci elargisce è di sentirci pellegrini in questo mondo. Qualcuno certamente si considera tale, ha pensato magari più di una volta alla fugacità della vita, altri hanno avuto paura e la paura è il segnale dell’assenza del Signore.
I cristiani meno spirituali si preoccupano fortemente quando si discute della morte, mentre i pagani fanno riti scaramantici, pensando di allontanare la morte o la sfortuna. La scaramanzia è una brutta ospite e devasta ogni forma di ragionevolezza.
Miliardi di persone compiono molti gesti scaramantici o indossano gli stessi indumenti quando devono fare qualcosa, ma i risultati sono solo apparentemente positivi, perché se il diavolo ti dà 1 poi ti toglie 5.
Il modo migliore per il diavolo demolire la persona superstiziosa è di rubargli l’anima alla fine della vita, mentre durante la vita la fa vivere illusoriamente nel successo in mezzo a malattie strane, sofferenze periodiche, tradimenti, separazioni, rovina dei figli, fallimenti personali e lavorativi, un avvilimento interiore che infonde sempre insoddisfazione e frustrazione.PADRE GIULIO MARIA SCOZZARO
Possono dirsi felici attori, cantanti, calciatori, imprenditori e tanti altri che utilizzano la superstizione lasciandoci tutte le penne?
Questa gente attraverso la magia occulta fa il patto col diavolo, chiede qualcosa a colui che non può dare nulla di buono se non ciò che è corruzione e quanto conduce alla morte prima spirituale e poi fisica, eterna.
Gente che chiede un piatto di lenticchie per perdere la gloria eterna, e vivere già in questa vita una condizione insopportabile.
Gente che vuole allontanare la morte quanto più possibile e si affida, o meglio, si getta tra le braccia di chi è il padre della morte.
Non riesce a vivere nella vera pace chi è superstizioso, e si vedono personaggi che sfoggiano braccialetti ai polsi di stoffa o di altro materiale, la cui provenienza è esclusivamente satanica, anche se loro si rivolgono a maghi ed affini che promettono tutto. Qualsiasi cosa richiesta essi sono sicuri di poterla ottenere. Ma solo per qualche giorno e non ciò che è buono, questo può donarlo Gesù.
Donde arriva ad essi questa sicurezza? Molti sono imbroglioni, altri sono in comunione con chi effettivamente concede favori per poi prendere le loro anime. Ma se i clienti non credono nell’esistenza dell’anima, cosa volete gliene importi? La contraddizione sta nel non credere nell’anima ma di venderla a satana per avere il suo aiuto.
È folle questa eventualità, solamente le persone senza amore per sé possono arrivare a tanto: sono fallite fino a vendersi al nemico.
La loro aspettativa della vita è irreale, vivono morendo e avvertono che tutto scivola via. Non hanno pace e vogliono compiere qualsiasi trasgressione mentre sono in grado di farlo, e in questo stato solo un miracolo, il miracolo della preghiera recitata da altri, potrà strapparli dalla disperazione eterna.
L’uomo deve prendere consapevolezza che è un pellegrino in questo mondo e non può programmare la sua esistenza come se dovesse perdurare millenni. La vita terrena è come una notte, perché non ha la vera luce della gioia, ed è una prova. Essa può riguardarsi quasi divisa in tre vigilie, come gli antichi dividevano la notte: la gioventù, la virilità, la vecchiaia.
Il Signore può venire in ciascuna di queste vigilie, e bisogna che noi siamo vigilanti per accoglierlo, se vogliamo che egli ci partecipi l’eterna gloria, quasi come un padrone che si cinge i fianchi, fa sedere a mensa i suoi servi fedeli, e somministra loro il cibo.
Il Signore nella gloria ci comunica la sua stessa felicità, e può dirsi veramente che egli si cinge e ci alimenta, perché nella sua grandezza si proporziona a ciascun’anima e, secondo la capacità di essa, l’alimenta di eterni beni.

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