SENZA DI ME NON POTETE FARE NIENTE

Quanto è importante non dimenticare mai questa parola del Signore Gesù! Una parola che diventa AMMONIMENTO quando, appunto, pensiamo di poter fare qualcosa “senza di Lui”.

La azione politica è doverosa, meritoria e sacrosanta ma….. ricordiamo che siamo in tempi ECCEZIONALI nel senso letterale del termine!

La Vergine Santa ha detto chiaro chiaro: “satana regna” e quella espressione è, purtroppo, terribilmente vera!!!!

La elite globalista satanista va avanti come un treno, nulla li fermerebbe. Son riusciti a boicottare la ri-elezione del Presidente Usa con brogli vergognosi ed inauditi.

Sicché, va bene tutto. Ma ricordiamo che “invano faticano i costruttori se il Signore non costruisce la casa”!

E soprattutto: l’intervento del Cielo ci sarà, è certo! C’è chi non crede a questo o addirittura ci ride sopra.

Oppure evocano strane “unioni di potenziali energetici” magari evocati  nel bosco di una comune steineriana in una notte di luna piena. Ecco queste cose – che purtroppo avvengono davvero in una Italia oramai scristianizzata e ritornata pagana- non ci riguardano. Il nostro aiuto è nel Nome del Signore. Egli ha fatto cielo e terra.

cosimo de matteis

IL SITO WEB “IL BENE VINCERA'” E’ LETTO IN TUTTO IL MONDO!

IL BENE VINCERA’ , ossia il Sito Web che state leggendo, ha sempre avuto la volontà di rendere partecipi i suoi lettori –abituali ed occasionali- dell’andamento,  in termini di visualizzazioni, dello stesso sito.

In questi nove anni di presenza in internet i numeri sono più che soddisfacenti: dal Settembre 2012 ad oggi le visualizzazioni sono sempre state in continuo aumento. (Per vedere il grafico CLICCA QUI)

Ad onor del vero va detto che questo 2021 potrebbe (il condizionale è d’obbligo) registrare una lieve flessione rispetto all’anno precedente. Questo è dovuto ad un improvviso –quanto sospetto- repentino calo delle visite a partire dal mese di Luglio. Ma non è di questo che vogliamo parlare ora.

Vogliamo invece dire con gioia – e ricordarlo ai lettori “fedeli” che già ben conoscono questo fatto- che IL BENE VINCERA’ è letto in tutto il mondo. E questa non è una frase così per dire: no, come potete vedere dalla mappa, il planisfero è interamente raggiunto.

IBV Mappa Paesi 15 set 21

Con la eccezione di un paio di stati africani (Mauritania e Sahara Occidentale, con quest’ultimo Stato le cui visualizzazioni probabilmente non sono registrate essendo il Paese non ancora unanimamente riconosciuto) lo Yemen ed un paio di Stati centroasiatici (Turkmenistan ed Iran)tutto il mondo è raggiunto dal nostro Sito.

Il che naturalmente sorprende soprattutto per due ragioni: trattasi di un semplice Sito amatoriale (senza grossi mezzi, persone, senza una vera Redazione) epoi è scritto in italiano – per il 95% degli articoli pubblicati) sicchè davvero ci si chiede: MA COME E’ POSSIBILE TUTTO QUESTO???

Ed allora, con la massima attenzione a non dire cose esagerate, la spiegazione la ricerchiamo in quella “missionarietà” che è insita nel Cristianesimo. Gesù ci disse chiaro: “Andate in tutto il mondo”, ed è quello che incredibilmente questo Sito è riuscito a fare.

Una ultima considerazione: da uno sguardo veloce si potrebbe ritenere che le visualizzazioni complessive sono un milione, 750 mila e 913. Ed invece non è così: quel numero si riferisce solo alle visualizzazioni dall’Italia. Che sono, naturalmente, di gran lunga la maggioranza. Ma, attenzione: il dato complessivo è ben superiore in quanto, solo dagli Stati Uniti sono da aggiungere ben altre ulteriori 130 mila visite, le 12 mila dalla Svizzera e via via fino ad alcuni Stati le cui visualizzazioni sono nell’ordine delle unità. Ma, ripetiamo: il dato complessivo è impressionante sia per il numero di visite ma soprattutto per la pressoche totale copertura di tutti gli stati del mondo.

Ecco amici lettori: ci tenevamo proprio a dirvelo. Non per civetteria ma per informare e soprattutto farlo con i nuovi lettorri che negli ultimi tempi si sono avvicinati a questo Sito. Un grazie va a tutti voi. Tutti, nessuno escluso. Un saluto “particolare” a chi ci segue da nazioni lontanissime e che hanno la difficoltà di dover tradurre dall’italiano alla loro lingua. E’ una piccola grande soddisfazione sapervi “vicini” e probabilmente anche Fratelli nella fede in Gesù Cristo, unico Salvatore del mondo. La Sua Santissima Madre, Immacolata e Madre di Dio, protegga sempre il nostro impegno: a Lei affidiamo il nostro lavoro con amore filiale.

cosimo de matteis

L’ adorazione eucaristica (di p.Serafino Tognetti)

Il libro “Adorazione”è l’ennesima fatica letteraria di padre Serafino Tognetti, Monaco della Comunità dei Figli di Dio (CFD) la Congregazione fondata dal Servo di Dio don Divo Barsotti. Ebbene, il libro viene ora offerto ai lettori del Sito “ADORAZIONE EUCARISTICA PERPETUA”. (CLICCA QUI)

Vengono infatti pubblicati, a puntate e con cadenza mensile -ogni giorno 15- , le riflessioni presenti nelle pagine del volume in questione (che si avvale della ottima Prefazione del Cardinale Angelo Comastri) Ed anche oggi, 15 settembre 21, puntualmente troviamo l’ennesima parte del libro.

Le riportiamo anche noi certi di fare cosa gradita ai nostri lettori.

COPERTINA libro ADORAZIONE

L’ adorazione eucaristica (4°)

tratto dal libro “Adorazione” di Padre Serafino Tognetti

Capitolo 2

MESSA E ADORAZIONE

L’adorazione di Dio e la santa Messa sono due realtà strettamente legate una all’altra. Per cercare di capirne la connessione, in questa meditazione seguiremo il pensiero di Divo Barsotti, citando alcuni pensieri tratti dai suoi scritti. Innanzitutto è bene ricordare come la Messa sia il sacrificio di Cristo che si offre al Padre e che si dà a noi per farci vivere la sua vita divina. Il nostro Dio è il Dio che viene: il corpo di Cristo è un corpo dato, il sangue di Cristo è un sangue versato, sono verbi che dicono movimento, come già affermato in precedenza. Gesù nell’ultima cena offre Se stesso con un imperativo; non dice: “Prendete e, se volete, chi se la sente, mangi!”. Dice: “Prendete e mangiate!

Questo è il mio corpo. Prendete e bevete! Questo è il mio sangue”. Prendete! È una volontà precisa.

Il corpo e il sangue di Cristo ci vengono dati affinché noi ci trasformiamo in quello che mangiamo e beviamo, in ordine alla nostra divinizzazione.

Scrive Divo Barsotti: “La comunione realizza la trasformazione dell’essere, sicché pian piano tutto l’uomo s’illumina e si trasfigura nella santità divina” (1) .

Questa è opera di Dio. Il mio ruolo è, se vogliamo, passivo, cioè si tratta di un vero consenso: io sono uno spazio vuoto che offro al Signore ed Egli lo riempie della sua essenza sacrificata e glorificata.

“Se tu vuoi essere amato – continua il nostro autore – è nel tuo donarti a Lui, è nel lasciarti possedere che scopri la tua gioia; e, come nulla Egli riserva per sé, così nulla puoi tollerare che ti rimanga e che Lui non possegga” (2) .

Quando Dio viene a me, non tiene niente per sé, il suo dono è assoluto e completo. Non è che il Signore venga a me e una parte sua rimanga in Paradiso; se Egli si fa presente, viene in blocco, totalmente. Ecco perché quando mangio il corpo di Cristo vengono a me anche tutti i santi del cielo.

È pensabile che Gesù venga e san Giuseppe rimanga in Paradiso? Immaginate forse che dica a san Giuseppe: “Aspetta un attimo che vado giù da Giancarlo o da Giovanna, poi torno subito”? Gesù quando si muove, lo fa nella pienezza del suo corpo reale che è il corpo mistico, il Christus totus, l’insieme di tutti quelli che sono in Cristo.

Quando mi accosto alla comunione, entro in una compagnia meravigliosa, nel Cristo, ma anche in tutti coloro che sono in Lui. Avviene una fusione, un’unione vera e propria anche se io non avverto niente, o se mi posso distrarre. Santa Gemma Galgani diceva che l’unico peccato di cui era cosciente era quello di essersi distratta cinque minuti dal Signore. Potete dire questo anche voi?

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(1) AA.VV., Don Divo Barsotti: tracce di un carisma – Relazioni, interventi, testimonianze sul padre fondatore della Comunità dei figli di Dio, Comunità dei figli di Dio, Settignano-Firenze 2008, p. 42.

(2) D. Barsotti, La vita in Cristo, Paccagnella Edizioni, San Lazzaro di Savena (BO) 2000, p. 185.

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Forse vi siete distratti più di cinque minuti, magari sei? Ebbene, anche se ci distraiamo, questa comunione con l’intero Paradiso avviene realmente.

Scrive Divo Barsotti: “Il frutto del sacrificio eucaristico non è la presenza di Gesù sotto la specie del pane, ma sei tu, tu stesso che Egli assume nel suo corpo e fa Uno col suo corpo perché tu viva davanti al Padre” 3 . Qui già capite che non posso adorare veramente se prima non faccio la santa Comunione.

Continua don Barsotti: “Se Gesù è ancora «un Egli» davanti a te, tu sei ancora estraneo a Dio.

Sentire, vivere Dio non come l’Altro, ma come la tua vita, il tuo respiro” 4 . Non si tratta quindi di percepire una potenza estranea, ma Dio nell’intimo. “Dio non è Altro da te – nel Cristo «ego et Pater Unum sumus»” 5 .

È una parafrasi di quanto si trova negli scritti paolini: “Non sono più io che vivo, ma il Cristo vive in me” (Gal 2,20). E continua: “Ma nel Cristo, e solo nel Cristo che è il Figlio di Dio, perciò è salva la trascendenza di Dio, ed è assolutamente ripudiato ogni monismo. Dio non è Altro da te, perché semmai sei tu Altro da te” 6 . In altri termini, ordinariamente io non mi possiedo pienamente, non sono me stesso, vivo in superficie, vivo una vita umana che non è la vita di Dio, mentre invece, se faccio davvero la santa Comunione, mi posseggo pienamente perché il Cristo mi unisce a sé, divento uno col Cristo in faccia al Padre. Tutto questo avviene nella santa Messa.

continua…….

Sant’Agostino ci insegna ad amare (Consigli ad un uomo per amare la propria donna)

Giovane amico, se ami questo è il miracolo della vita. Entra nel sogno con occhi aperti e vivilo con amore fermo. Il sogno non vissuto è una stella da lasciare in cielo. Ama la tua donna senza chiedere altro all’infuori dell’eterna domanda che fa vivere di nostalgia i vecchi cuori. Ma ricordati che più ti amerà e meno te lo saprà dire.

Guardala negli occhi affinché le dita si vincolino con il disperato desiderio di unirsi ancora; e le mani e gli occhi dicano le sicure promesse del vostro domani. Ma ricorda ancora, che se i corpi si riflettono negli occhi, le anime si vedono nelle sventure. Non sentirti umiliato nel riconoscere una sua qualità che non possiedi. Non crederti superiore poiché solo la vita dirà la vostra diversa sventura.

Non imporre la tua volontà a parole, ma soltanto con l’esempio. Questa sposa, tua compagna di quell’ignoto cammino che è la vita, amala e difendila, poiché domani ti potrà essere di rifugio. E sii sincero giovane amico, se l’amore sarà forte ogni destino vi farà sorridere. Amala come il sole che invochi al mattino. Rispettala come un fiore che aspetta la luce dell’amore. Sii questo per lei, e poiché questo deve essere lei per te, ringraziate insieme Dio, che vi ha concesso la grazia più luminosa della vita! (S. Agostino)

Maria nacque santa e gran santa; poiché grande fu la grazia di cui Dio l’arricchì sin dal principio

Della Nascita di Maria - S. Alfonso

DISCORSO II. – Della Nascita di Maria.

Maria nacque santa e gran santa; poiché grande fu la grazia di cui Dio l’arricchì sin dal principio, e grande fu la fedeltà con cui Maria subito corrispose a Dio.

Sogliono con segni di festa e di allegrezza solennizzarsi dagli uomini le nascite de’ loro bambini; ma più presto dovrebbonsi compiangere con segni di lutto e di dolore; considerando ch’essi nascono non solo privi di meriti e di ragione, ma di più infetti dalla colpa e figli d’ira, perciò condannati alle miserie ed alla morte. La nascita sì della nostra bambina Maria è giusto che si celebri con festa e lode universale, mentr’ella viene alla luce di questo mondo bambina nell’età, ma grande ne’ meriti e nelle virtù.

Maria nasce santa, e gran santa. Ma per intendere il grado di santità con cui ella nacque, bisogna considerare per prima quanto fu grande la prima grazia con cui Dio arricchì Maria; per secondo quanto fu grande la fedeltà con cui Maria subito corrispose a Dio.

Punto I.

E cominciando dal primo punto, è certo che l’anima di Maria fu l’anima più bella che Dio creasse; anzi, dopo l’incarnazione del Verbo, questa fu l’opera più grande e di sé più degna che l’Onnipotente facesse in questo mondo: Opus quod solus Deus supergreditur, così la chiama S. Pier Damiani. Quindi avvenne che la divina grazia in Maria non già discese a stille come negli altri santi, ma sicut pluvia invellus, come predisse Davide (Ps. LXXI, 6). Fu l’anima di Maria a guisa di lana che succhiò felice tutta la gran pioggia della grazia senza perderne una stilla: Virgo sancta totam sibi hauserat Spiritus Sancti gratiam: S. Basilio (In Cat. D. Th. in I Luc.). Ond’ella poi disse per bocca dell’Ecclesiastico: In plenitudine sanctorum detentio mea (Cap. XXIV, 16). Cioè, come espone S. Bonaventura: Totum teneo in plenitudine, quod alii sancti tenent in parte: Io possiedo con pienezza tutto quello che gli altri santi possiedono in parte (S. Bon., serm. 3, de B.V.). E S. Vincenzo Ferreri, parlando singolarmente della santità di Maria prima di nascere, dice ch’ella passò la santità di tutti i santi ed angeli: Virgo sanctificata fuit in utero super omnes sanctos et angelos.

La grazia ch’ebbe la B. Vergine ella avanzò la grazia non solo di ciascun santo in particolare, ma di tutti i santi ed angeli unitamente, come prova il dottissimo P. Francesco Pepe della Comp. di Gesù nella sua bell’opera delle Grandezze di Gesù e di Maria (Tom. 3, lez. 136); ed asserisce questa sentenza così gloriosa per la nostra regina essere oggidì comune e certa appresso i Teologi moderni – com’è appresso il Cartagena, Suarez, Spinelli, Recupito, Guerra ed altri molti, i quali l’hanno esaminata ex professo, cosa non fatta dagli antichi – ; e narra di più che la divina Madre mandò per mezzo del P. Martino Guttierez a ringraziar da sua parte il P. Suarez per aver con tanto valore difesa tal probabilissima sentenza, la quale, secondo attesta anche il P. Segneri nel suo Divoto di Maria, è stata poi sostenuta dal sentimento comune della scuola di Salamanca.

Or se questa sentenza è comune e certa, molto probabile è ancora l’altra sentenza, che Maria sin dal primo istante di sua immacolata Concezione ricevé questa grazia superiore alla grazia di tutti i santi ed angeli insieme. Ciò fortemente difende lo stesso P. Suarez, e lo seguitano il P. Spinelli e ‘l P. Recupito (Appres. il P. Pepe, al luogo cit.), e il P. la Colombiere alla Pred. 27.

Ma oltre le autorità de’ Teologi, ben vi sono due grandi e convincenti ragioni, con cui abbastanza vien provata la mentovata sentenza.

La prima ragione si è perché Maria fu eletta da Dio per Madre del divin Verbo. Onde dice il B. Dionisio Cartusiano ch’essendo ella stata eletta in ordine superiore a tutte le creature, – poiché in certo modo la dignità di Madre di Dio, come asserisce il P. Suarez, s’appartiene all’ordine di unione ipostatica – con ragione sin dal principio di sua vita le furono conferiti doni d’ordine superiore, sì che incomparabilmente superarono i doni a tutte le altre creature conceduti. E in verità non può dubitarsi, che nello stesso tempo che ne’ divini decreti fu predestinata la persona del Verbo Eterno a farsi uomo, gli fu ancora destinata la madre, da cui doveva egli prendere l’essere umano; e questa fu la nostra bambina Maria.

Or insegna S. Tommaso (3 p., q. 27, a. 5, ad 1) che ‘l Signore a ciascuno dà la grazia proporzionata a quella dignità a cui lo destina: Unicuique datur gratia, secundum id ad quod eligitur. E prima l’insegnò S. Paolo, quando scrisse: Qui et idoneos nos fecit ministros novi testamenti (II Cor. III, 6), significandoci che gli Apostoli riceverono da Dio i doni proporzionati al grande officio al quale furono eletti. Aggiunge S. Bernardino da Siena che quando alcuno è eletto da Dio a qualche stato, riceve non solamente le disposizioni a quello necessarie, ma anche i doni che bisognano a sostenere quell’impiego con decoro: Regula firma est in sacra Theologia quod quandocumque Deus aliquem eligit ad aliquem statum, omnia bona illi dispenset, quae illi statui necessaria sunt et illum copiose decorant (Serm. 10, a. 2, c. 1).

Or se Maria fu eletta ad esser Madre di Dio, fu ben conveniente che Dio l’adornasse sin dal primo istante d’una grazia immensa e d’ordine superiore alla grazia di tutti gli altri uomini ed angeli, dovendo la grazia corrispondere alla dignità immensa ed altissima a cui Dio l’esaltava, come conchiudono tutti i Teologi con S. Tommaso, il quale (Loc. cit., art. 4) dice: Virgo fuit electa ut esset Mater Dei, et ideo non est dubitandum quin Deus per suam gratiam eam ad hoc idoneam reddiderit. In modo tale che Maria prima d’essere fatta Madre di Dio, fu adornata d’una santità così perfetta, che la fece idonea a questa gran dignità: In beata Virgine fuit perfectio quasi dispositiva, per quam reddebatur idonea ad hoc quod esset Mater Christi, et hoc fuit perfectio sanctificationis. Così parla il santo dottore (Cit. qu. 27, a. 5, ad 2). E prima avea detto (3 p., q. 7, a. 10, ad 1) che perciò Maria si chiamò piena di grazia, non già per parte d’essa grazia, perché ella non ebbe la grazia nella somma eccellenza che possa aversi; siccome neppure fu somma la grazia abituale di Gesù Cristo – siccome dice lo stesso santo dottore – sì che la divina virtù non avesse potuto farla maggiore di potenza assoluta, sebben’ella fu una grazia a sufficienza corrispondente al fine a cui la di lui umanità era ordinata dalla divina Sapienza, cioè all’unione colla persona del Verbo: Virtus divina licet possit facere aliquid maius et melius quam sit habitualis gratia Christi, non tamen posset facere quod ordinaretur ad aliquid maius quam sit unio personalis ad Filium unigenitum a Patre; cui unioni sufficienter correspondet talis mensura gratiae, secundum definitionem divinae Sapientiae (d. q. 7, a. 12, ad 2).

Poiché insegna l’Angelico medesimo che la divina potenza è sì grande, che per quanto doni, sempre le resta che dare; e quantunque la potenza naturale della creatura in quanto al ricevere sia per sé limitata, sicché possa interamente esser riempiuta; nulla di meno la potenza di lei ubbidienziale alla divina volontà è illimitata, e Dio sempre più può riempierla con farla più capace a ricevere: Potentiam naturalem aid recipiendum posse totam impleri, non autem potentiam obedientiae (S. Th., q. 29, de Verit., a. 3, ad 3).

E per tanto – ritornando al nostro proposito – disse S. Tommaso che la B. Vergine, benché non fu piena di grazia in quanto alla stessa grazia, nulla di meno si dice piena di grazia a riguardo di sé, mentr’ebbe una grazia immensa, sufficiente e corrispondente alla sua immensa dignità, sicché la rendette idonea ad esser Madre d’un Dio: B. Virgo est plena gratia, non ex parte ipsius gratiae, quia non habuit gratiam in summa excellentia qua potest haberi, nec ad omnes effectus gratiae; sed dicitur fuisse plena gratia per comparationem ad ipsam, quia scilicet habebat gratiam sufficientem ad statum illum, ad quem erat a Deo electa, ut esset Mater Unigeniti eius (d. q. 7, a. 10, ad. 1). Onde soggiunge Benedetto Fernandez che la misura per conoscere quanta sia stata la grazia comunicata a Maria è la sua dignità di Madre d’un Dio: Est igitur dignitas Matris Dei regula, per quam metiendum quidquid Virgini ab eo collatum credimus.

Con ragione dunque disse Davide che i fondamenti di questa città di Dio, Maria, dovevano piantarsi sopra le cime de’ monti: Fundamenta eius in montibus sanctis (Psalm. XXVIII); cioè che il principio della vita di Maria doveva essere più alto di tutte le vite consumate de’ santi: Diligit Dominus, siegue il Profeta, portas Sion super omnia tabernacula Iacob. E lo stesso Davide assegnò di ciò la ragione, perché Dio doveva farsi uomo nel suo seno verginale: Homo natus est in ea. Onde fu conveniente che Dio donasse a questa Vergine sin dal primo momento che la creò una grazia corrispondente alla dignità d’una Madre di Dio.

Lo stesso volle significare Isaia allorché disse che ne’ tempi futuri dovea prepararsi il monte della casa del Signore che fu la B. Vergine – sopra la sommità di tutti gli altri monti, e che perciò tutte le genti doveano correre a questo monte per ricevere le divine misericordie: Et erit in novissimis diebus praeparatus mons domus Domini in vertice montium, et elevabitur super colles; et fluent ad eum omnes gentes (Is. II, 2). Spiega S. Gregorio: Mons quippe in vertice montium, quia altitudo Mariae supra omnes sanctos refulsit (L. 1, in I Reg., c. 1). E S. Giovan Damasceno: Mons in quo beneplacitum est Deo habitare in eo: Monte che Dio si compiacque di scegliere per suo ricetto. Perciò Maria fu chiamata cipresso, ma cipresso del monte Sion: fu chiamata cedro, ma cedro del Libano: uliva, ma uliva speciosa: eletta, ma eletta come il sole; poiché, dice S. Pietro Damiani, come il sole colla sua luce avanza talmente lo splendore delle stelle, che queste non più compariscono: Siderum rapit positionem, ut sint quasi non sint; così la gran Vergine Madre supera colla sua santità i meriti di tutta la corte celeste: Sic Virgo merita singulorum et omnium antecedit (Serm. de Ass.). In modo che elegantemente dice S. Bernardo che Maria fu così sublime nella santità, che a Dio non conveniva altra madre che Maria, ed a Maria non conveniva altro figlio che Dio: Neque enim decebat Deum alia mater quam Virgo, neque Virginem alius filius quam Deus.31

La seconda ragione, per cui si prova che Maria nel primo istante di sua vita fu più santa di tutt’i santi insieme, si fonda sul grande ufficio di mediatrice degli uomini ch’ella ebbe sin dal principio; onde bisognò che sin dal principio ella possedesse maggior capitale di grazia, che non hanno tutti gli uomini insieme. – È noto già quanto comunemente da’ Teologi e SS. Padri venga attribuito a Maria questo titolo di mediatrice, per aver ella colla sua potente intercessione e merito di congruità ottenuta a tutti la salute, procurando al mondo perduto il gran beneficio della Redenzione. Dicesi merito di congruità, perché solo Gesù Cristo è nostro mediatore per via di giustizia e per merito de condigno, come parlano le Scuole, avendo egli offerti i suoi meriti all’Eterno Padre, che gli ha accettati per la nostra salute. Maria all’incontro è mediatrice di grazia per via di semplice intercessione e di merito de congruo, avendo ella offerto a Dio, come dicono i Teologi con S. Bonaventura, i suoi meriti per la salute di tutti gli uomini, e Dio per grazia gli ha accettati con i meriti di Gesù Cristo. Dal che dice S. Arnoldo Carnotense: Ipsa in nostra salute communem cum Christo effectum obtinuit. E Riccardo di S. Vittore: Omnium salutem desideravit, quaesivit, obtinuit: imo omnium salus per ipsam effecta (Cap. 26, in Cant.). Sicché ogni bene, ogni dono di vita eterna, che ciascun de’ santi ha ricevuto da Dio, per mezzo di Maria è stato loro dispensato.

E questo è quello che vuol darci ad intendere la S. Chiesa, allorché onora la divina Madre con applicarle i passi dell’Ecclesiastico, al capo XXIV, : In me gratia omnis viae et veritatis. Dicesi viae, perché per Maria si dispensano tutte le grazie a’ viatori; veritatis, perché per Maria si dona la luce della verità. In me omnis spes vitae et virtutis. Vitae, perché per Maria speriamo di ottenere la vita della grazia in terra e della gloria in cielo; et virtutis, perché per mezzo di Maria si fa acquisto delle virtù e specialmente delle virtù teologali che sono le virtù principali de’ santi. Ego mater pulchrae dilectionis, [et] timoris, [et] agnitionis et sanctae spei. Maria colla sua intercessione impetra a’ suoi servi i doni del divino amore, del timor santo, della luce celeste, e della santa confidenza. Dal che ne deduce S. Bernardo essere insegnamento della Chiesa che Maria è la mediatrice universale della nostra salute: Magnifica gratiae inventricem, mediatricem salutis, restauratricem saeculorum. Haec mihi de illa cantat Ecclesia, et me eadem docuit decantare (Ep. 174, ad Can. Lugd.).

Perciò asserisce S. Sofronio Patriarca di Gerusalemme, che l’arcangelo Gabriele la chiamò piena di grazia: Ave, gratia plena, perché dove agli altri, dice il suddetto santo, la grazia è stata donata limitata, a Maria fu data tutta intiera: Bene plena, quia ceteris sanctis datur gratia per partes: Mariae vero tota se infudit plenitudo gratiae (Serm. de Ass.). E ciò avvenne, come attesta S. Basilio, affinché in tal modo potesse ella essere poi la degna mediatrice tra gli uomini e Dio: Ave gratia plena, propterea Deum inter et homines mediatrix intercedens. Altrimenti, ripiglia S. Lorenzo Giustiniani, se la SS. Vergine non fosse stata ripiena della divina grazia, come avrebbe potuto essere la scala del paradiso, l’avvocata del mondo, e la vera mediatrice degli uomini con Dio? Quomodo non est Maria plena gratia, quae effecta est paradisi scala, interventrix mundi, Dei atque hominum verissima mediatrix? (Serm. de Ann. B.V.).

Ecco dunque fatta pur troppo chiara la seconda ragione proposta. Se Maria sin dal principio, come madre già destinata del comun Redentore, ricevé l’ufficio di mediatrice di tutti gli uomini e per conseguenza di tutt’i santi ancora, fu ben anche necessario ch’ella sin dal principio avesse una grazia maggiore che non hanno avuta tutt’i santi, per cui ella dovea intercedere. Mi spiego più chiaro: se per mezzo di Maria doveano rendersi cari a Dio tutti gli uomini, ben fu bisogno che Maria fosse più santa e più cara a Dio che tutti gli uomini insieme. Altrimenti com’ella avrebbe potuto per tutti gli altri intercedere? Acciocché un intercessore ottenga dal principe la grazia per tutt’i vassalli, è assolutamente necessario che egli più che tutti gli altri vassalli sia caro al suo monarca. E perciò Maria, conclude S. Anselmo, meritò di esser fatta la degna riparatrice del mondo perduto, perché ella fu la più santa e più pura di tutte le creature: Pura sanctitas pectoris eius, omnis creaturae puritatem sanctitatemque transcendens, promeruit ut reparatrix perditi orbis dignissima fieret (De excell. Virg., c. 9).

Fu dunque Maria mediatrice degli uomini, dirà alcuno; ma come può dirsi mediatrice anche degli angeli? – Voglion molti Teologi che Gesù Cristo meritò la grazia della perseveranza ancora agli angeli; onde siccome Gesù fu lor mediatore de condigno, così Maria può dirsi mediatrice anche degli angeli de congruo, avendo accelerata colle sue preghiere la venuta del Redentore. Almeno meritando de congruo l’esser fatta madre del Messia, meritò agli angeli la riparazione delle loro sedi perdute da’ demoni. Dunque almeno meritò ad essi questa gloria accidentale; e perciò disse Riccardo di S. Vittore: Utraque creatura per hanc reparatur, et angelorum ruina per hanc restaurata est, et natura humana reconciliata (In Cant. 4).40 E prima lo disse S. Anselmo: Cuncta per hanc Virginem in statum pristinum revocata sunt et restaurata (De exc. Virg., c. 11).

Sicché la nostra celeste fanciulla sì per essere stata fatta la mediatrice del mondo, sì per essere stata destinata Madre del Redentore, sin dal principio del suo vivere ricevé una grazia maggiore di quella di tutt’i santi insieme. Onde che vago spettacolo era al cielo e alla terra la bell’anima di questa felice bambina, sebbene racchiusa ancora nell’utero di sua madre! Ella era la creatura più amabile agli occhi divini, perché già colma di grazia e di merito poteva fin d’allora vantarsi: Cum essem parvula, placui Altissimo.

Ed era insieme la creatura più amante di Dio, che mai sino a quel tempo fosse comparsa nel mondo. In tal modo che se Maria fosse nata immediatamente dopo la sua purissima Concezione, già sarebbe venuta al mondo più ricca di meriti e più santa di tutt’i santi unitamente. Or pensiamo quanto più santa ella nacque, uscendo alla luce dopo gli acquisti de’ meriti che fece per tutti que’ nove mesi che stiede nell’utero di sua madre? – Quindi passiamo a considerare il secondo punto, cioè quanto fu grande la fedeltà, con cui Maria subito corrispose alla divina grazia.

Punto II.

Ella non è già una semplice opinione, dice un dotto autore (il P. La Colombière, Serm. 31),43 ella è l’opinione di tutto il mondo, che la santa Bambina, ricevendo nell’utero di S. Anna la grazia santificante, ricevesse nello stesso tempo il perfetto uso della ragione con una gran luce divina corrispondente alla grazia di cui fu arricchita. Sicché ben possiamo credere che dal primo istante che la sua bell’anima fu unita al suo purissimo corpo, fu ella illuminata con tutt’i lumi della divina sapienza a ben conoscere le verità eterne, la bellezza delle virtù, e sopra tutto l’infinita bontà del suo Dio e il merito ch’egli avea d’essere amato da tutti, ma singolarmente da lei, a riguardo de’ pregi singolari con cui il Signore l’avea adornata e distinta fra tutte le creature, preservandola dalla macchia della colpa originale, dandole una grazia sì immensa e destinandola per madre del Verbo e regina dell’universo.

Ond’è che fin da quel primo momento Maria, grata al suo Dio, cominciò subito ad operare tutto quello che poté operare, trafficando sin d’allora fedelmente quel gran capitale di grazia, che l’era stato donato; e tutta applicandosi a compiacere ed amare la divina bontà, sin d’allora l’amò con tutte le sue forze, e così seguitò sempre ad amarlo per tutti que’ nove mesi che visse prima di nascere, in cui non cessò un momento di sempre più unirsi a Dio con atti ferventi d’amore. Era ella già libera dalla colpa originale, ond’era ancor libera da ogni attacco terreno, da ogni moto disordinato, da ogni distrazione, da ogni contrasto de’ sensi che mai l’avessero potuta impedire di sempre più avanzarsi nel divino amore; tutt’i suoi sensi ancora eran d’accordo col suo spirito benedetto in correre a Dio; onde la sua bell’anima sciolta da ogni impedimento, senza mai fermarsi sempre volava a Dio, sempre l’amava e sempre cresceva in amarlo. Che perciò ella stessa si chiamò platano piantato alla corrente dell’acque: Quasi platanus exaltata sum iuxta aquam (Eccli. XXIV, 19); mentr’ella fu già quella nobil pianta di Dio che sempre crebbe alla corrente delle divine grazie. Perciò similmente si chiamò vite: Ego quasi vitis fructificavi suavitatem odoris (Eccli. XXIV, 23); non solo perché fu sì umile agli occhi del mondo, ma perché ancora, siccome la vite sempre cresce, secondo il comun proverbio, Vitis nullo fine crescit, – gli altri alberi, l’arancio, il gelso, il pero hanno una statura determinata, ma la vite sempre cresce, e cresce tanto quanto è alto l’albero a cui si attiene – così la SS. Vergine sempre crebbe nella perfezione. Ave vitis semper vigens, così la salutava S. Gregorio Taumaturgo (S. 1, in Ann.); e sempre fu unita al suo Dio, ch’era l’unico suo appoggio. Quindi di lei parlò lo Spirito Santo allorché disse: Quae est ista quae ascendit de deserto deliciis affluens, innixa super dilectum suum? (Cant. VIII, 5). Commenta S. Ambrogio: Hoc est, quae ascendit ita ut inhaereat Dei Verbo sicut vitis propago? (Ap. Segn., Pred. 40 dell’Ann.): Chi è questa che accompagnata col divin Verbo cresce come una pianta di vite appoggiata ad un grand’albero?

Dicono più e gravi Teologi che l’anima la quale possiede un abito di virtù, sempreché ella fedelmente corrisponde alle grazie attuali che da Dio riceve, viene sempre a produrre un atto eguale nell’intensione all’abito che possiede; talmente che viene ogni volta ad acquistare un nuovo e doppio merito eguale al cumulo di tutt’i meriti già prima acquistati. Già questo aumento, come dicono, fu conceduto agli angioli nello stato della loro vita; e se fu conceduto agli angioli, chi mai potrà negarlo alla divina Madre per mentre visse in questa terra, ma specialmente nel tempo di cui parlo, che stiede nell’utero della madre, nel quale fu ella certamente più fedele che gli angioli in corrispondere alla grazia? Maria dunque in tutto quel tempo venne a raddoppiare in ogni momento quella sublime grazia, che dal primo istante possedette; poiché corrispondendo ella con tutte le forze e perfezioni, in ogni atto che faceva raddoppiava susseguentemente i meriti in ogni istante. In modo che se nel primo istante ebbe mille gradi di grazia, nel secondo ne ebbe due mila, nel terzo quattro mila, nel quarto otto mila, nel quinto sedici mila, nel sesto trentadue mila. E siamo ora non più che al sesto istante; ma moltiplicate così per un giorno intiero, moltiplicate per nove mesi, considerate quali tesori di grazia, di meriti, e di santità portò Maria al mondo, allorché nacque.

Rallegriamoci dunque colla nostra Bambina che nasce sì santa, sì cara a Dio e sì ripiena di grazia. E rallegriamoci non solo per lei, ma anche per noi, poich’ella viene al mondo piena di grazia, non solo per gloria sua, ma anche per bene nostro.

Considera S. Tommaso nell’Opuscolo 8, che in tre modi fu ripiena di grazia la SS. Vergine. Per prima fu ripiena di grazia nell’anima, sì che sin dal principio la sua bell’anima fu tutta di Dio. Per secondo ne fu piena nel corpo, sicché della sua purissima carne meritò vestirne il Verbo eterno. Per terzo ne fu piena a beneficio comune, acciocché tutti gli uomini potessero parteciparne: Fuit etiam gratia plena, quantum ad refusionem ad omnes homines. Alcuni santi, soggiunge l’Angelico, hanno tanta grazia che non solo basta per essi, ma anche per salvare molti altri, ma non già tutti gli uomini; solamente a Gesù Cristo ed a Maria fu donata una tal grazia che bastasse per salvare tutti: Sed quando quis haberet tantum quod sufficeret ad salutem omnium, hoc esset maximum; et hoc fuit in Christo et Beata Virgine. Così S. Tommaso (Opusc. 8).

Sicché quel che dice S. Giovanni (al capo I, 16) di Gesù: Et de plenitudine eius accepimus omnes; lo stesso dicono i santi di Maria. San Tommaso da Villanova: Gratia plena, de cuius plenitudine accipiunt universi. Talmente che, dice S. Anselmo, non vi è chi non partecipi della grazia di Maria: Ita ut nullus sit qui de plenitudine gratiae Virginis non sit particeps. E chi mai si trova al mondo a cui Maria non sia benigna e non gli dispensi qualche misericordia? Quis umquam reperitur cui Virgo propitia non sit? Quis, ad quem eius misericordia non se extendat?

Da Gesù non però, dobbiamo intendere, riceviamo la grazia come autor della grazia, da Maria come mezzana: da Gesù come Salvatore, da Maria come avvocata: da Gesù come fonte, da Maria come canale.

Onde dice S. Bernardo che Dio costituì Maria qual acquedotto delle sue misericordie ch’egli volea dispensare agli uomini; e perciò la riempì di grazia, acciocché dalla sua pienezza ne fosse a ciascuno comunicata la sua parte: Plenus aquaeductus, ut accipiant ceteri de eius plenitudine, non autem plenitudinem ipsam. Onde il santo esorta tutti a considerare con quanto amore vuole Dio che noi onoriamo questa gran Vergine, mentre in lei ha collocato tutto il tesoro de’ suoi beni: acciocché quanto noi abbiamo di speranza, di grazia e di salute, di tutto ne ringraziamo la nostra amantissima regina; mentre tutto ci perviene dalle sue mani e dalla sua intercessione. Ecco le sue belle parole: Intuemini quanto devotionis affectu a nobis eam voluit honorari, qui totius boni plenitudinem posuit in Maria; ut proinde, si quid spei in nobis est, si quid gratiae, si quid salutis, ab ea noverimus redundare (Serm. de Aquaed.). Misera quell’anima che si chiude questo canale di grazia col trascurare di raccomandarsi a Maria! – Oloferne quando volle impadronirsi della città di Betulia procurò di rompere gli acquedotti: Incidi praecepit aquaeductus illorum (Iud. VII, 6). E questo fa il demonio quando vuol farsi padrone di un’anima, le fa abbandonare la divozione di Maria SS. Chiuso questo canale, perderà ella facilmente la luce, il timore di Dio, e in fine la salute eterna.

Leggasi il seguente esempio in cui si vedrà quanto sia grande la pietà del cuore di Maria, e la ruina che si tira sopra chi si chiude questo canale con abbandonare la divozione a questa regina del cielo.

Esempio.

Si narra dal Tritemio, Canisio ed altri, che in Magdeburg città della Sassonia vi fu un certo chiamato Udone, il quale da giovane fu di così scarso intendimento, ch’era la derisione di tutti gli altri suoi condiscepoli. Egli perciò un giorno, stando più afflitto di questa sua incapacità, andò a raccomandarsi alla Vergine SS. avanti di una sua immagine. Maria l’apparve in sogno e gli disse: Udone, ti voglio consolare, e non solo ti voglio ottenere da Dio un’abilità che basti a liberarti dagli scherni, ma di più un talento tale che ti renda ammirabile: e in oltre ti prometto che dopo la morte del vescovo tu sarai eletto in suo luogo. Così gli disse Maria e così tutto si avverò. Si avanzò presto nelle scienze ed ottenne il vescovato di quella città.

Ma Udone ne fu così ingrato a Dio e alla sua benefattrice, che lasciata ogni divozione divenne lo scandalo di tutti. Mentre una notte egli stava in letto con sacrilega compagnia, intese una voce che gli disse: Udo, cessu de ludo: lusisti satis, Udo: Udone, cessa dal giuoco dell’offesa di Dio: basta quanto hai giocato. La prima volta egli si adirò a queste parole, pensando che fosse alcun uomo che gliene dicesse per correggerlo. Ma sentendosele replicare la seconda e la terza notte, entrò in qualche timore che quella fosse voce del cielo. Con tutto ciò non pertanto seguitò la mala vita. Ma dopo tre mesi che Dio gli diede di tempo per ravvedersi, ecco il castigo.

Stavasene una notte nella chiesa di S. Maurizio un divoto canonico chiamato Federigo pregando Dio che volesse rimediare allo scandalo che dava il prelato, quand’ecco aprirsi da un gran vento la porta della chiesa. Entrarono poi due giovani con torce accese in mano, e si posero da’ lati dell’altar maggiore. Indi seguirono altri due che stesero avanti all’altare un tappeto, con porvi sopra due sedie d’oro. Venne appresso un altro giovane in abito di soldato colla spada in mano, il quale fermatosi in mezzo alla chiesa gridò: O voi santi del cielo, che in questa chiesa avete le vostre sacre reliquie, venite ad assistere alla gran giustizia che farà il sovrano giudice. A questa voce comparvero molti santi ed anche i dodici Apostoli, come assessori di questo giudizio: ed in fine entrò Gesù Cristo che si andò a sedere in una di quelle due sedie. Comparve poi Maria corteggiata da molte sante vergini, che fu posta a sedere dal Figlio in quell’altra sedia. Allora ordinò il giudice che si conducesse ivi il reo e questo fu il misero Udone.

Parlò S. Maurizio e dimandò giustizia per la di lui vita infame da parte di quel popolo scandalizzato. Tutti alzarono la voce: Signore, merita la morte. Via su muoia, disse l’eterno Giudice. Ma prima di eseguire la sentenza – vedasi quanto è grande la pietà di Maria – ella la pietosa Madre, per non assistere a quell’atto tremendo di giustizia, si partì dalla chiesa, ed indi il celeste ministro ch’entrò fra’ primi colla spada, si avvicinò ad Udone e gli spiccò ad un colpo il capo dal busto; e sparì la visione.

Era il luogo rimasto all’oscuro. Il canonico tutto tremante va ad accendere il lume ad una lampada che ardeva sotto la chiesa, ritorna e vede il corpo di Udone col capo tronco e ‘l pavimento tutto insanguinato. Fatto dì e concorsovi nella chiesa il popolo, il canonico narrò tutta la visione e ‘l fatto di quella orribil tragedia. E nello stesso giorno comparve il povero Udone dannato nell’inferno ad un suo cappellano, che niente sapeva del fatto avvenuto nella chiesa. Fu pertanto il cadavere di Udone gettato in una palude e ‘l sangue suo restò a perpetua memoria in quel pavimento che si tiene sempre coperto con un tappeto. E d’indi in poi si prese costume di scoprirlo al tempo che prende possesso il nuovo vescovo, acciocché alla vista di tal castigo egli pensi a ben ordinare la sua vita, e a non essere ingrato alle grazie del Signore e della sua Madre santissima.

Preghiera.

O santa e celeste Bambina, voi che siete la madre destinata del mio Redentore e la gran mediatrice de’ miseri peccatori, abbiate pietà di me. Ecco a’ piedi vostri un altro ingrato che a voi ricorre e vi domanda pietà. È vero che per le mie ingratitudini a Dio ed a voi meriterei da Dio e da voi essere abbandonato; ma io sento dire e così tengo – sapendo quanto è grande la vostra misericordia – che voi non ricusate d’aiutare chi con confidenza a voi si raccomanda. Dunque, o creatura la più eccelsa del mondo, giacché sopra di voi non v’è che Dio, e innanzi a voi sono piccioli i più grandi del cielo, o Santa de’ santi, o Maria abisso di grazia e piena di grazia, soccorrete un miserabile che l’ha perduta per sua colpa.

Io so che voi siete così cara a Dio, ch’egli niente vi nega. So ancora che voi godete d’impiegare la vostra grandezza a sollevare i miseri peccatori. Deh su fate vedere quanto sia grande la grazia che possedete appresso Dio, con impetrarmi una luce ed una fiamma divina sì potente, che mi muti da peccatore in santo, e che staccandomi da ogni affetto di terra, tutto m’accenda del divino amore. Fatelo, Signora, che voi lo potete fare. Fatelo per amore di quel Dio che vi ha fatto sì  grande, sì potente e pietosa. Così spero. Amen.

Immacolata

La dura vita dei cattolici non vaccinati

È sempre più difficile la posizione di coloro che mantengono qualche dubbio sulla possibilità di sottomettersi al vaccino Covid19 e sulla campagna politica e mediatica relativa all’obbligo vaccinale. Un’obbligatorietà non ancora sancita dalla legge (per ovvi motivi di opportunistica prudenza) ma de facto resa tale dai proclami giornalieri delle autorità politiche nonché dalle numerose limitazioni imposte a chi non si è munito della tessera verde.

Per coloro che prudentemente ritengono non ancora necessario sottoporsi, e sottoporre i propri figli, agli attuali vaccini immessi sul mercato difendere la propria posizione è ormai impossibile di fronte alla schiacciante pressione mediatica in corso e alle misure politiche messe in atto dal governo, assolutamente convinto della essenzialità del vaccino.

Eppure le notizie di decessi e di problemi di salute legati alla somministrazione del vaccino Covid19 sono sempre più numerose benché censurate dai media ufficiali che preferiscono – se inevitabile – parlare di “nessuna correlazione” o di “malattie pregresse” del malcapitato. In un modo tutto italiano (di rimpalli e di rimandi di responsabilità) di (non) fornire informazioni precise, l’AIFA ha recentemente eluso le domande dei giornalisti riguardanti un dato allarmante secondo cui in 211 giorni di somministrazione dei vaccini ci sarebbero stati “84.322 segnalazioni di evento avverso successivo alla vaccinazione”. 211 casi di morte, 2,4 al giorno. Dalla Agenzia del Farmaco nessuna risposta (fonte)

Eppure è nota la posizione del premier Mario Draghi secondo cui chi non si vaccina è destinato alla morte. Appellarsi alla propria libertà di scelta e di pensiero è stato recentemente stimmatizzato ed escluso dal Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, che ha parlato del vaccino come un dovere etico e civico. Il presidente Mattarella capovolge così la questione: sarebbero i non-vaccinati a mettere in pericolo la libertà dei vaccinati, non le limitazioni senza logica imposte dal governo (lì Covid c’è, lì non c’è; a tale ora sì, a tale ora no; qui entri, qui non entri; qui siedi, qui stai in piedi; questo si tocca, questo non si tocca…).

LA DEMONIZZAZIONE FEROCE VERSO I NON VACCINATI

Al di là delle posizioni personali, più o meno ragionate, negare il proprio assenso alla campagna vaccinale è diventato dunque sinonimo di cattivi cittadini. Mentre la tensione sociale sale di giorno in giorno, i media di stato contribuiscono a ripetere il mantra vaccinale e a diffondere un’immagine distorta e caricaturale di coloro che non si adeguano alla narrazione ufficiale, dipingendo i dubbiosi (così come i meno dubbiosi, risoluti a non adeguarsi al verbo vaccinista) come dei retrogradi terrapiattisti, negazionisti, complottisti e segnati dal marchio “no vax” (nonostante nella maggior parte dei casi i dubbi si concentrino su questi specifici vaccini e non sull’intera gamma di vaccini attualmente in uso).

LA CENSURA VERSO CHI NON SI ALLINEA

Le manifestazioni di dissenso, che si moltiplicano su tutto il suolo nazionale, vengono ignorate da TV e giornali o, nel migliore dei casi, descritte come “flop”, “violente” o “pericolose”. Anche medici, intellettuali e giornalisti, fino a ieri considerati competenti e seri professionisti (basti pensare al filosofo Massimo Cacciari o allo storico Alessandro Barbero) vengono ora insultati e ridicolizzati se espongono dubbi o perplessità sulla gestione politica della pandemia. I dati scientifici (quelli buoni, quelli ufficiali, quelli veri) vengono utilizzati per silenziare l’uditorio ignorante dei contestatori mentre i ricoveri e le morti per Covid dei non vaccinati vengono spudoratamente sbandierate sui social e giornali per corroborare la propria tesi.

TERRORISMO MEDIATICO (E PSICOLOGICO)

Un terrorismo mediatico che, assieme alle proibizioni e limitazioni delle libertà di movimento, contribuisce a sensibilizzare sempre più cittadini italiani a cedere alla vaccinazione, anche senza esserne del tutto convinti. Ragazzi che si vaccinano per avere il green pass, bambini che lo fanno per poter continuare a fare sport e uomini e donne (sanitari, docenti e altri professionisti…) che si sottopongono alla vaccinazione per non perdere il lavoro. Un obbligo de facto, dunque che porta la percentuale dei vaccinati in Italia a livelli altissimi (“L’Italia è ai primi posti nella classifica europea della popolazione completamente vaccinata, mentre prosegue l’obiettivo di arrivare all’80% entro il mese di settembre e ci si prepara anche a un’eventuale terza dose”. SkyTg24).

E NELL’AMBITO ECCLESIALE LE COSE NON CAMBIANO…

Ma la questione politica sfocia ora sul campo religioso, in modo speciale da quando Papa Francesco è intervenuto con fermezza definendo il vaccino come “un atto d’amore”, contribuendo così alla campagna vaccinale e indicando ai cattolici il vaccino come una via per realizzare l’amore cristiano. Dopo gli appelli del capo dello stato e del Sommo Pontefice il non vaccinato dovrà sentirsi allo stesso tempo un cattivo cittadino e un pessimo cristiano. (accomunato alla sorte dei mafiosi).

L’appello del Papa ha contribuito alla polarizzazione del mondo cattolico sempre più diviso tra una (per lo più minoritaria) percentuale di non vaccinati (che a questi livelli significa ormai non intenzionati a farlo) e vaccinati/vaccinisti. Forti di questo appello alcuni giornalisti cattolici, ritenuti fino a qualche mese fa voci indipendenti, si sono uniformati alla narrazione vaccinista deludendo la maggioranza dei propri lettori.

GIORNALISTI “CATTOLICI” IMPROVVISAMENTE “CONVERTITI AL DIO VACCINO”….

Si tratta infatti di giornalisti considerati da sempre liberi da legami con il potere, sempre pronti a difendere la fede cattolica anche contro alcune storture manifeste all’interno della Chiesa, che negli anni sono diventati un riferimento per i cattolici perplessi e privi di punti di riferimento istituzionali. Antonio Socci, Assuntina Morresi e Giorgio Puccetti diffondono sui social la loro preoccupazione per i non vaccinati mentre rispondono a tono a coloro che affermano di “non riconoscerli più”.

“UNA SETTA IRRILEVANTE PERSA DIETRO AL DELIRIO NO VAX” E “AFFIDATA AI ROSARI”….

Nei giorni scorsi la Prof.ssa Morresi, chimica e bioeticista nota per le sue posizioni scomode pubblicate sull’Occidentale e le sue battaglie pro-life (ha pubblicato un libro sul caso del piccolo Charlie Gard intitolato “Eutanasia di stato”), ha ingaggiato un “duello” a distanza col sacerdote missionario don Antonello Iapicca, molto seguito su Facebook. Partendo da un articolo pubblicato dalla Morresi sulle aperture dell’OMS riguardo alla manipolazione genetica (“che consente di intervenire sul Dna con una precisione senza precedenti”) la discussione è presto scivolata sul tema dei vaccini dando l’occasione alla prof.ssa di stimmatizzare i cattolici dubbiosi come una “setta irrilevante persa dietro al delirio no-vax, che si oppone a tre papi per seguire Belpietro”. La durezza delle affermazioni aumenta di messaggio in messaggio per ridicolizzare e canzonare i cattolici non allineati che, afferma, “si affidano ai rosari” e che “finiranno male”.

La delusione dei lettori che emerge nei commenti al post (qui) è la stessa dei lettori di Socci. Un pensatore libero che ha più volte assunto posizioni scomode per difendere la vita e il cristianesimo e condannare la cultura di morte e il relativismo del mondo contemporaneo.

Il suo libro sull’aborto “Il genocidio censurato” fu un caso editoriale e il suo “Non è francesco” sull’elezione di Papa Bergoglio aprì una voragine tra l’opinione pubblica facendogli guadagnare l’accusa di pazzia (ma non il rogo). Ora Socci pubblica appelli ai cattolici affinché si vaccinino “perché papa Francesco lo ha chiesto e Benedetto XVI (94 anni e mezzo, ndr) lo ha fatto”. Inoltre riporta sulla sua pagina i post del dott. Burioni, il virologo televisivo che recentemente ha sfilato sul red carpet del festival cinematografico di Venezia con un insolito smoking. Quello, per intenderci, che ha auspicato che i “no vax” venissero rinchiusi in casa “come Sorci”. Comprensibile la delusione di chi vedeva nello scrittore toscano un punto di riferimento per la sua fede e le sue posizioni politiche spesso ragionevoli e dettate dal buon senso.

Dall’inizio della pandemia il dottor Renzo Puccetti ha dimesso l’abito dell’apologeta prolife per vestire o ri-vestire il camice bianco. Dati alla mano e fornendo complesse letture delle statistiche da mesi la sua pagina Facebook è diventata un canale di informazioni che offre il bollettino completo di morti, feriti, infetti sintomatici e asintomatici divisi per fasce di età e sui benefici del vaccino. Oggi, riferendosi ai non vaccinati parla di posizioni “anarcoidi” e chiede alle autorità politiche l’obbligo vaccinale come unica soluzione alla pandemia da Covid19.

A rendere ancora più difficile la vita dei cattolici non vaccinati è la svolta delle parrocchie che ora, in osservanza delle indicazioni ministeriali, chiedono il green pass per ogni riunione che non sia la Celebrazione Eucaristica. Obbligando molti gruppi a esibire i certificati o a dirottare verso altre sale del quartiere da affittare al miglior prezzo.

Finalmente, mentre scriviamo, la presidenza della CEI ha preso posizione a favore del vaccino come “atto d’amore” da fare “come atto di risposta al mandato del Signore di servirci gli uni gli altri“, chiedendo a tutti i sacerdoti e agli operatori pastorali di vaccinarsi per poter continuare a lavorare nelle parrocchie. Nessuna parola riguardo all’accoglienza di quei fedeli che in coscienza hanno al momento rifiutato l’ipotesi di sottoporsi al siero vaccinale. Il documento dei Vescovi vede, di fatto, in costoro dei disobbedienti non solo delle norme politiche relative al green pass (i vescovi citano il Presidente Mattarella e delegano alle autorità sanitarie ogni decisione in materia negli ambienti parrocchiali) ma anche del mandato di Nostro Signore di amarci gli uni agli altri, facendo così del vaccino maestra una via per vivere fedelmente il Vangelo. Un nuovo articolo di fede? Eppure non è passato molto tempo da quando la Chiesa ha ricordato il suo ruolo di fronte alla coscienza dei fedeli: la Chiesa è chiamata «a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle» si diceva a riguardo della morale sessuale e familiare. Ora, il vento sembra essere nuovamente cambiato e si chiede di obbedire ad una norma politica in osservanza al mandato del Signore. Ai cattolici non vaccinati non resta che recitare il “Mea culpa”.

Miguel Cuartero Samperi

Dal Sito “La Testa del Serpente”, 11 Settembre 2021. (QUI)

https://testadelserpente.wordpress.com

Miguel Cuartero Samperi ha conseguito il Baccalaureato in filosofia e in teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e la Laurea Magistrale in filosofia presso l’Università “Roma Tre” con una tesi intitolata Il primato della coscienza nel pensiero e nella vita di Tommaso Moro. Per le Edizioni San Paolo ha pubblicato “Nostra Signora che scioglie i nodi”. Ha pubblicato inoltre “Tommaso Moro. La luce della coscienza”, ed. Studium, 2019, che porta la prefazione del Cardinale Robert Sarah e la postfazione della prof.ssa Elisabetta Sala.

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