Mons. Semeraro “successore” di Becciu: qualche nota

Il Santo Padre ha nominato Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Marcello Semeraro, finora Vescovo di Albano e Segretario del Consiglio di Cardinali per aiutare il Santo Padre nel governo della Chiesa Universale e per studiare un progetto di revisione della Costituzione Apostolica “Pastor Bonus” sulla Curia Romana.

Questo il Comunicato della Sala Stampa vaticana. Ed è comunque una notizia degna di rilievo la nomina di un nuovo capo di un Dicastero vaticano. Ed in più ha avuto un rilievo ancor maggiore data la Congregazione in questione, il suo Predecessore (Mons. Becciu) e le sue recenti dimissioni da quell’incarico.

becciu - marogna

Giornalisticamente parlando è comprensibile: il Porporato sardo è nelle cronache delle ultime settimane ed il caso giudiziario che lo vede coinvolto (non come indagato, sia chiaro) proprio in queste ore sta avendo importanti sviluppi con l’arresto di Cecilia Marogna (mentre scriviamo queste note la collaboratrice di Becciu è in cella e vi resta poiché  data la “gravità dei fatti” e “il pericolo di fuga”, in quanto la donna si sarebbe “appropriata di fondi della Santa Sede a lei assegnati per fini istituzionali” CLICCA QUI) .

SEMERARO APERTURISTA NEI CONFRONTI DELLA OMOSESSUALITÀ ?

Mentre attendiamo che la Giustizia faccia il suo corso ci preme tornare su Mons. Semeraro. Il prelato leccese (leccese come De Donatis, come monsignor Mauro Carlino, come Salvatore De Giorgi e molti altri potenti uomini nei “Sacri Palazzi”) ha una peculiarità, prontamente rilevata oggi da Nico Spuntoni: il monteronese segretario del “Consiglio di cardinali”  – il cosiddetto C9- di Bergoglio, “è noto per la sua linea aperturista nei confronti dell’omosessualità, ribadita anche in un’intervista pubblicata da Avvenire due giorni fa”.

L’intervista cui fa cenno Spuntoni tocca un tema assai delicato ed importante: la omosessualità ed anzi la omosessualità nella Chiesa e, più in generale, fra i cattolici. Mons. Semeraro risponde alle domande di Luciano Moia che lo intervista come autore della Prefazione ad un recentissimo libro di don Aristide Fumagalli (L’amore possibile. Persone omosessuali e morale cristiana (Cittadella, Assisi, pp 207, euro 15,90 . Su don Fumagalli si consiglia un articolo di Luisella Scrosati) ).

QUELLA INTERVISTA AD AVVENIRE 

Spuntoni fa notare che nell’intervista a Moia, Semeraro ha elogiato don Fumagalli dicendo che “è molto importante l’impegno col quale in questo volume cerca di capire in che misura i due pilastri della dottrina circa la sessualità e il matrimonio: la finalità procreativa e il rapporto sessuale entro la polarità maschile-femminile, sono applicabili alla condizione omosessuale”.

E del resto Mons. Semeraro – cui è facile prevedere l’arrivo della nomina a Cardinale– non è nuovo a queste “aperture”. Non vorremmo scomodare il termine “omoeresia” che invece ben si addice, per esempio, al Gesuita americano James Martin o all’italiano don Mauro Leonardi, sacerdote vicino all’Opus Dei e spesso presente in televisione, ma la posizione del vescovo Semeraro è quantomeno discutibile.

Speriamo sinceramente di sbagliarci ed anzi l’auspicio è di dover persino rettificare queste povere parole. Tuttavia, Semeraro a parte, la omoeresia è un problema serio della Chiesa che non si può far finta di non vedere e che infatti  Benedetto XVI provò ad affrontare fin dall’inizio del Pontificato.

cosimo de matteis

PER APPROFONDIRE – Il TESTO INTEGRALE della Istruzione della Congregazione per l’Educazione Cattolica circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al Seminario e agli Ordini sacri (CLICCA QUI)

QUEL ROVENTE LUGLIO 53 – Sturzo consiglia ma De Gasperi fa di testa sua

Naturalmente io qui ho semplificato –forse fin troppo- ma vi assicuro che la lettura del carteggio e, ancor più, dell’articolo danno l’idea della forte battaglia contro la PARTITOCRAZIA da parte di Sturzo.

Siamo nel 53 (si, millenovecento cinquantatré) e Don Sturzo già comprendeva uno dei peggiori malcostumi che entravano nella politica italiana e nella Dc.

Di più: egli si rivolge a De Gasperi, ossia il top, lo Statista per antonomasia, l’uomo della rinascita dell’Italia dalle macerie del fascismo e della guerra!

Pensate un po’ cosa era la DC già negli anni Cinquanta! E pensate cosa diventerà in seguito! Ecco: se non riusciamo a cogliere gli errori della Democrazia Cristiana – che furono molti ed anche gravi- noi cattolici non potremo mai costruire nulla di buono in ambito politico.

L’insegnamento di Sturzo, il più grande politico italiano di sempre, è un tesoro prezioso cui attingere. Ed è lì, alla portata di tutti.

Purché vi sia la volontà di “ascoltare” Sturzo e non di strumentalizzarlo per mediocri progetti politico-partitici (cdm)

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Nel luglio del 53 Sturzo indirizzò una lettera ad Alcide De Gasperi, allora Presidente del Consiglio (guidava il suo settimo Governo, ossia il De Gasperi VII) e con la solita franchezza gli dice delle cose dall’alto della sua notevole esperienza politica.

Il Governo De Gasperi VII fu l’ultimo della Prima Legislatura –ossia quella nata con le Elezioni Politiche del  18 Aprile 1948- dell’Italia Repubblicana.  De Gasperi aveva guidato un primo esecutivo (il De Gasperi V, un monocolore DC) dal Maggio ’48 al Gennaio del ’50, poi un secondo governo (il De Gasperi VI, stavolta con l’appoggio di PSDI e PRI) dal Gennaio ’50 al Luglio ’51) e quindi il 26 Luglio del 51 era nato il De Gasperi VII.

Nel frattempo – la Domenica 7 giugno del  ’53– gli italiani avevano eletto il nuovo Parlamento e quindi doveva nascere un nuovo Esecutivo. De Gasperi, nonostante un consistente calo dei consensi della Dc, si ostina a voler comunque costituire un nuovo monocolore Dc, a presiederlo lui ed a scegliere ministri di suo gradimento. Sappiamo come andarono le cose.

Ma torniamo alla lettera di Sturzo –ed anzi: alle lettere poiché le missive di quei giorni a De Gasperi furon più di una- unitamente ad un colloquio (martedì 14 Luglio) ed un articolo (“Governo e partiti”) del 16 Luglio: cosa voleva dire l’82enne Sacerdote, Fondatore del Partito Popolare, ad Alcide De Gasperi?

Semplicemente questo: dargli dei preziosi consigli.

E precisamente, in una lettera del 12 Luglio ’53, si entra nel merito di due importanti Dicasteri (Tesoro e Finanze). Ma De Gasperi farà di testa sua. Non fu la prima volta che non accolse i saggi consigli di don Luigi Sturzo.

Qualche giorno dopo, martedì 28 Luglio, Il Parlamento sovrano non dava la fiducia a quel Governo. A De Gasperi non resta che comunicare le dimissioni: il De Gasperi VIII ebbe vita brevissima e non concluse nulla.

Beata Alessandrina Maria da Costa

Alessandrina Maria da Costa Beata nacque a Balasar in Portogallo nel 1904. Dopo la scuola elementare cominciò a lavorare nei campi, ma a dodici anni però si ammalò di una grave infezione intestinale, che le compromise irrimediabilmente il fisico.

A quattordici anni, nel tentativo di sfuggire alla violenza di malintenzionati penetrati in casa sua, si gettò dalla finestra, e gli effetti di questa caduta progressivamente aggravatisi, la portarono alla completa paralisi. Accettò questa condizione come la sua vera vocazione.

BEATA ALEXANDRINA

Coltivò l’amore alla sofferenza, si offrì al Signore come vittima per “amare, soffrire, riparare“. Sperimentò eccezionali fenomeni mistici: ogni venerdì, dal 1938 al 1942, visse le sofferenze della Passione di Gesù: cessando il suo stato di paralisi, scendeva dal letto e con movimenti e gesti, accompagnati da atroci dolori, riviveva i diversi momenti della Via Crucis.

Dal 1934 scrisse in un diario tutto quello che le diceva Gesù durante le sue estasi. Nel 1936 chiese al Santo Padre la consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria, cosa che Pio XII fece solennemente il 31 ottobre 1942. Dal marzo 1942 cessò di alimentarsi e visse solo di eucaristia, come poterono constatare i medici.

Nel 1944 Alessandrina si iscrisse tra i Cooperatori Salesiani. Pure in mezzo alle sofferenze, si interessava dei poveri e ricevette molte persone al suo capezzale, attratte dalla fama di santità; parecchi attribuivano la loro conversione ai colloqui avuti con lei.

Il 7 gennaio 1955 le sarebbe stato preannunciato che quello sarebbe stato l’anno della sua morte. Il 12 ottobre volle ricevere l’Estrema unzione. Morì alle 19:30 del 13 ottobre 1955.

Nel 1978 le sue spoglie vennero traslate alla chiesa parrocchiale di Balasar, dove ancor oggi sono venerate. E’ stata beatificata da San Giovanni Paolo II il 25 aprile 2004.

POLITICA – L’impegno dei cattolici non può cedere a compromesso alcuno

Questa concezione relativista del pluralismo nulla ha a che vedere con la legittima libertà dei cittadini cattolici di scegliere, tra le opinioni politiche compatibili con la fede e la legge morale naturale, quella che secondo il proprio criterio meglio si adegua alle esigenze del bene comune. La libertà politica non è né può essere fondata sull’idea relativista che tutte le concezioni sul bene dell’uomo hanno la stessa verità e lo stesso valore, ma sul fatto che le attività politiche mirano volta per volta alla realizzazione estremamente concreta del vero bene umano e sociale in un contesto storico, geografico, economico, tecnologico e culturale ben determinato.

Dalla concretezza della realizzazione e dalla diversità delle circostanze scaturisce generalmente la pluralità di orientamenti e di soluzioni che debbono però essere moralmente accettabili. Non è compito della Chiesa formulare soluzioni concrete — e meno ancora soluzioni uniche — per questioni temporali che Dio ha lasciato al libero e responsabile giudizio di ciascuno, anche se è suo diritto e dovere pronunciare giudizi morali su realtà temporali quando ciò sia richiesto dalla fede o dalla legge morale.

Se il cristiano è tenuto ad «ammettere la legittima molteplicità e diversità delle opzioni temporali»,egli è ugualmente chiamato a dissentire da una concezione del pluralismo in chiave di relativismo morale, nociva per la stessa vita democratica, la quale ha bisogno di fondamenti veri e solidi, vale a dire, di principi etici che per la loro natura e per il loro ruolo di fondamento della vita sociale non sono “negoziabili”.

Sul piano della militanza politica concreta, occorre notare che il carattere contingente di alcune scelte in materia sociale, il fatto che spesso siano moralmente possibili diverse strategie per realizzare o garantire uno stesso valore sostanziale di fondo, la possibilità di interpretare in maniera diversa alcuni principi basilari della teoria politica, nonché la complessità tecnica di buona parte dei problemi politici, spiegano il fatto che generalmente vi possa essere una pluralità di partiti all’interno dei quali i cattolici possono scegliere di militare per esercitare — particolarmente attraverso la rappresentanza parlamentare — il loro diritto-dovere nella costruzione della vita civile del loro Paese. Questa ovvia constatazione non può essere confusa però con un indistinto pluralismo nella scelta dei principi morali e dei valori sostanziali a cui si fa riferimento.

La legittima pluralità di opzioni temporali mantiene integra la matrice da cui proviene l’impegno dei cattolici nella politica e questa si richiama direttamente alla dottrina morale e sociale cristiana. È su questo insegnamento che i laici cattolici sono tenuti a confrontarsi sempre per poter avere certezza che la propria partecipazione alla vita politica sia segnata da una coerente responsabilità per le realtà temporali.

La Chiesa è consapevole che la via della democrazia se, da una parte, esprime al meglio la partecipazione diretta dei cittadini alle scelte politiche, dall’altra si rende possibile solo nella misura in cui trova alla sua base una retta concezione della persona. Su questo principio l’impegno dei cattolici non può cedere a compromesso alcuno, perché altrimenti verrebbero meno la testimonianza della fede cristiana nel mondo e la unità e coerenza interiori dei fedeli stessi.

nota

CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE


NOTA DOTTRINALE

circa alcune questioni riguardanti 
l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica 

Se l’ex DC Rotondi minaccia querela ad un blogger

Rotondi è un democristiano (o ex democristiano, dipende dal punto di vista: storico o di attualità politica) ed ha tutta la libertà di esserlo. E CI MANCHEREBBE ALTRO!!!!

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Ma occorre essere consequenziali: non può una persona inalberarsi se uno gli ricorda il suo esser (fieramente) democristiano!

Anche la sua fedeltà a Berlusconi è un fatto noto. Di cui egli stesso non fa mistero e ne va fiero.

Ma anche qui: perché offendersi –fino al punto di minacciare querele!– se qualcuno ti ricorda che sei un ex democristiano fedelissimo a Berlusconi come tante e tanti altri?

Eppure questo ha fatto. O meglio: questo ha detto che farà:

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Ed un cittadino cosa deve pensare? Vien in mente il detto “forte coi deboli e debole coi forti”. Anche questo un sistema che era praticato nella Dc. Povera Polizia Postale, tirata in ballo in continuazione. Loro dovrebbero impiegar il loro tempo a stanare i criminali che agiscono in rete (pedofili, hacker e pericolosi delinquenti) ed invece devono star dietro le volontà dei politici che vogliono “punire” un cittadino che esprime un pensiero.

Ad ogni modo: la Dc come molti storici sociologi e politologi hanno affermato ha tantissime colpe. Basti pensare a Don Luigi Sturzo, Fondatore del Partito Popolare e mai aderito alla Dc, che fin dagli anni Cinquanta (si, cinquanta!!!!) già vedeva in atto in quel partito delle storture.

E poi Augusto Del Noce (di cui Buttiglione si sente “erede unico”) negli anni Sessanta, chiamato dalla stessa DC a rilevare eventuali errori politici e culturali (e morali).

Ed ancora: il grande scrittore Eugenio Corti, il sociologo Gianfranco Morra e diversi altri. Senza contare che lo stesso Padre Pio non lesinava in pubblico ed in privato piccole grandi critiche verso l’operato di uomini della Democrazia Cristiana: dall’ultimo consigliere comunale fino ad Aldo Moro!

E niente: oggi scopriamo che non si può criticare la Dc. Pazienza. Attendiamo, con fiducia, che Dio giusto Giudice faccia veramente giustizia.

Il cattolico ha il preciso obbligo di opporsi ad ogni legge che risulti un attentato alla vita umana

Giovanni Paolo II, continuando il costante insegnamento della Chiesa, ha più volte ribadito che quanti sono impegnati direttamente nelle rappresentanze legislative hanno il «preciso obbligo di opporsi» ad ogni legge che risulti un attentato alla vita umana.

Per essi, come per ogni cattolico, vige l’impossibilità di partecipare a campagne di opinione in favore di simili leggi né ad alcuno è consentito dare ad esse il suo appoggio con il proprio voto.

nota

CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE


NOTA DOTTRINALE

circa alcune questioni riguardanti 
l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica 

Quelle parole di Antonio Livi sul Concilio

Giorno due ottobre 2020 sono sei mesi esatti dalla morte di Monsignor Antonio Livi. Vi sono stati pochissimi articoli che lo hanno ricordato degnamente. Una sorta di accanimento che permane anche post mortem

E tuttavia, passi per gli attacchi, passi per gli assordanti silenzi ed altre mancanze. Ma quello che stupisce ed un poco indigna è la strumentalizzazione.

LA SESSIONE DI APERTURA DEL CONCILIO VATICANO II

LA SESSIONE DI APERTURA DEL CONCILIO VATICANO II

In data 1 Luglio 2020 su un sito internet appariva un breve articolo. Un normale ricordo tutto sommato condivisibile e veritiero. Ma è nelle righe finali che viene detto qualcosa di rilievo, eccole: “Poco prima di morire, allo stremo delle forze, disse al prof. Enrico Maria Radaelli, suo amico e collaboratore da tanti anni: «Enrico Maria, dogma, dogma, dogma. Vaticano I sì. Vaticano II no. Hai capito? Scrivi: Dogma, sì. Vaticano I, sì. Vaticano II no, no, no. Scrivilo a tutti, scrivi bene. Questa è la Chiesa. Questa. Solo questa».

Non conosco l’autore dell’articolo – tale Ester Maria Ledda- né conosco Enrico Maria Radaelli ma qualcuno dovrebbe loro rivolgere alcune precise domande: quando (mese, giorno) Mons. Livi avrebbe detto quelle cose? Ci sono testimoni?

Ed ancora, trattandosi di un virgolettato, bisogna chiedere: ha proprio detto quelle parole? Il ricordo è affidato alla memoria (in tal caso: complimenti! Non è mica facile ricordare filo per segno le parole precise) e/o a cosa? (chessò, un appunto, una qualche registrazione o non so cos’altro).

Sono domande ineludibili e che vanno poste. Quelle presunte parole -in assenza di smentite o di precisazioni- fanno dire a Mons. Livi, critico attento e puntuale ma sempre fedele alla Chiesa, che il Concilio Ecumenico Vaticano II sarebbe da eliminare o, come asseriscono da oltre mezzo secolo alcuni gruppi, addirittura invalido.

Di fatto si ascrive Livi -senza che lui possa opporsi- al variegato mondo del sedevacantismo che oggi, pur in tutte le sue storture e contraddizioni, prende un poco fiato per l’insperato assist fornito dalle sorprendenti dichiarazioni di Viganò.

Non so se le persone in questione – chi ha scritto l’articolo e chi ha riferito le presunte parole di Mons. Livi- leggeranno questa mia nota ma spero che presta venga eliminata questa ombra che pesa come un macigno sulla memoria del grande teologo italiano.

cosimo de matteis