«In quei riti c’è il diavolo, c’è la magia», parole di Vescovo (dell’Amazzonia!)

dom_jose_luiz_azcona«In quei riti c’è il diavolo, c’è la magia. La nostra Signora non è la Pachamama, ma è la Vergine di Nazaret». Parola del vescovo emerito di Belem, Sua Eccellenza Mons. José Luis Azcona Hermoso (foto a lato) 

La risposta ai riti pagani di questi giorni a Roma arriva da un vescovo amazzonico che conosce l’Amazzonia più di molti padri sinodali. «Quelli visti in questi giorni sono sacrilegi demoniaci che producono scandalo. Noi in Amazzonia questo lo sappiamo bene». Se lo dice lui…

 

 

«In quei riti c’è il diavolo, c’è la magia. La nostra Signora non è la Pachamama, ma è la Vergine di Nazaret». Non lo dice la Nuova BQ e neppure uno dei misteriosi “giustizieri” che hanno gettato in Tevere le statuette-idolo non identificate di cui in questi giorni si fa un gran parlare. A dire questo è niente meno che un vescovo e per di più un vescovo amazzonico. Esattamente. Proprio uno di quei pastori che, stando alla vulgata sinodale, dovrebbe riconoscere negli idoli gettati in fiume una sorta di inno alla vita o alla fertilità come è stato sciaguratamente detto dagli organismi vaticani.

«La madre terra non deve essere adorata perché tutto, anche la terra, è sotto il dominio di Gesù Cristo. Non è possibile che ci siano spiriti che abbiano un potere pari o superiore a quello di Nostro Signore o della Vegine Maria». ha detto in modo chiaro e netto il Vescovo Azcona. 

Ovviamente non troverete le sue parole nei bollettini sinodali ufficiali, anche se – essendo vescovo emerito di Belém, dunque in piena Amazzonia – avrebbe diritto di parlare più di molti altri in questi giorni.

Ma José Luiz Azcona Hermoso, vescovo emerito della prelatura di Marajó, nello Stato di Pará, non è un vescovo accomodante. Soprattutto da quando si è permesso di criticare apertamente l’Instrumentum laboris del Sinodo (leggi qua). Ebbene, il vescovo ha celebrato Messa il 16 ottobre scorso nella bella Cattedrale di Belém, la capitale dello Stato, guarda caso intitolata a Nostra Signora di Nazaret, e ha detto la sua, che poi è quella della Chiesa, sui riti pagano-amazzonici che si sono celebrati in questi giorni in Vaticano, a cominciare dalla cerimonia dei Giardini Vaticani sotto lo sguardo del Papa. (GUARDA QUI IL VIDEO)

«Quello che sta succedendo riflette in modo negativo i principi teologici e pastorali dell’Instrumentum laboris – ha detto -. Mi riferisco a quello che è successo e che molti fratelli stanno vedendo e conoscono, ma per il quale serve il discernimento dello Spirito Santo di cui tanto parla il nostro caro Papa Francesco. E bisogna distinguere quello che viene dal demonio o dalla mente umana da quello che viene dallo Spirito Santo. Questo discernimento è fondamentale oggi per appartenere alla Chiesa e molto più per evangelizzare».

Il prelato ha fatto riferimento a un incontro a Brasilia nel giugno scorso organizzato dalla Repam in occasione del Sinodo e nel corso del quale sono stati svolti diversi «rituali indigeni con invocazioni e preghiere a cui hanno preso parte anche dei vescovi». E poi ha fatto cenno alla cerimonia in Vaticano.

«Sono questioni fondamentali – ha detto nella parte finale della sua omelia durata più di 45 minuti – e qui in Amazzonia sappiamo che cosa siano la Macumba o il Condomblè (riti magici e maledizioni, provenienti dal Nord Est e dalla Bahia, ndr), cose che qui sono frequenti».

L’omelia del vescovo Azcona è proseguita dicendo che «queste celebrazioni dipendono dagli spiriti che vengono evocati, ed è evidente che questa sia stregoneria rispetto alla quale ci mette in guardia la lettera di San Paolo ai Galati al capitolo V, versetto 29, quando denuncia il peccato di idolatria che è incompatibile con il Vangelo e con la missione».

Azcona ha anche messo in guardia dal culto alla Pachamama e alla Madre Terra «che è stata adorata in Vaticano. Sono le dee come Cibele (nell’antichità classica, ndr) o la dea Astarte venerata in Babilonia, entrambe espressione della fecondità della donna. L’invocazione alle statuette di fronte alle quali anche alcuni religiosi si sono inchinati in Vaticano (e non dico la congregazione di appartenenza…) sono l’invocazione di un potere mitico, quello della Madre Terra, alla quale si chiedono benedizioni su tutta l’umanità o gesti di gratitudine. Sono sacrilegi demoniaci che producono scandalo soprattutto per i piccoli che non sanno discernere».

Poi, avviandosi alla conclusione ha detto: «La madre terra non deve essere adorata perché tutto, anche la terra, è sotto il dominio di Gesù Cristo. Non è possibile che ci siano spiriti che abbiano un potere pari o superiore a quello di Nostro Signore o della Vegine Maria».

E, strappando un applauso liberatorio, ha ribadito che «la Pachamama, non è e non sarà mai la Vergine Maria. Dire che quella statua rappresenta la Madonna è una bugia. Non è la Signora dell’Amazzonia perché l’unica Signora dell’Amazzonia è Maria di Nazaret. Non facciamo mescolanze sincretiste. Tutto ciò è impossibile: la Madre di Dio è la Regina del Cielo e della terra».

Parola di un vescovo amazzonico che ha parlato davanti a una platea amazzonica in una delle capitali dell’Amazzonia. Quindi, la domanda: siamo sicuri che a Roma conoscano la regione di cui si stanno occupando in questi giorni? Non è forse che l’Amazzonia di cui si parla è solo un luogo teologico preso in ostaggio da un certo modo di fare missione con lo scopo di stravolgere la dottrina e introdurre una nuova fede?

fonte qui 

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FACEBOOK CENSURA LA NUOVA BUSSOLA – Eliminato il video e l’articolo sulle statue pagane

Andrea Zambrano, uno dei giornalisti cattolici (ed in assoluto) più bravi e coraggiosi ha scritto un articolo pubblicato da “La Nuova Bussola Quotidiana” il 21 ottobre scorso dal titolo

BLITZ ALLA TRASPONTINA

Giustizia è fatta: le statue pagane volano nel Tevere (VIDEO)

(CLICCARE QUI PER ACCEDERE DIRETTAMENTE ALL’ARTICOLO) 

E, come normalmente avviene, l’articolo è stato postato anche sui social. Ma Facebook pare non aver gradito. Ed infatti nelle scorse ore è avvenuta una “censura” (con o senza virgolette, non importa). Come la stessa Pagina Facebook riporta: 

 

🔴 #ATTENZIONE! IL POST SUL VIDEO DELLE STATUE #PAGANE NEL TEVERE E’ STATO #CENSURATO DA FACEBOOK +

➡️ ECCO PERCHE’….

E viene pubblicato lo screenshot. Eccolo: 

NBQ

Ecco. Nel dare la massima solidarietà -solidarietà sincera e partecipata- non possiamo esimerci dal riportare integralmente l’articolo censurato ed il video che lo correda. Buona lettura e buona visione. 

Non so che viso avesse, neppure come si chiamava…”. Eppure, da questa mattina sappiamo che c’è un giustiziere della notte che ha fatto l’unica cosa che bisognava fare: ha preso le statuette amazzoniche adorate nei riti pagani di questi giorni e che hanno indignato i fedeli di ogni latitudine e le ha gettate nel Tevere. Il video che documenta “l’impresa” sta girando in queste ore di chat in chat con una velocità impressionante.

Le tre statuette conservate in Santa Maria in Transpontina e utilizzate per le farlocche ritualità amazzoniche di questi giorni, persino portate in processione al Papa, in questo momento stanno viaggiando serenamente verso Ostia dove tra poco entreranno in mare aperto e finalmente si uniranno alla natura.

Qualcuno è entrato questa mattina all’alba nella chiesa di via della Conciliazione intorno alle 7 e dopo averle “furtivamente” prelevate le ha gettate nel fiume non distante. Proprio all’altezza del ponte sul Tevere di Castel sant’Angelo. Il video lo ritrae entrare dentro la chiesa, piazzare la camera su un banco dove qualche fedele è già entrato per la preghiera mattutina, raccogliere le tre statuette e poi uscire. Lungo il tragitto si vede solo il busto, una camicia azzurrina, e le tre statuette tenute “in grembo”. Arrivati a Castel Sant’Angelo, un tempo sede delle carceri pontificie, l’uomo appoggia le tre statuette sul parapetto del ponte. E con tre colpi secchi scaglia nel fiume i manufatti raffiguranti una indigena incinta e nuda.

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Il video termina mentre i tre oggetti si inabissano nel Tevere e in pochi minuti diventa virale. L’uomo ha agito indisturbato segno che – evidentemente – quelle statue non dovevano avere un gran valore economico. Ma neanche spirituale dato che si è provato in un qualche modo a farle passare come un’iconografia mariana impossibile da accettare: Nostra Signora di Amazzonia. Una Maria inesistente, spacciata come tale per promuovere una ritualità tribale che non è altro che folklore dal gusto paganeggiante. Il Sinodo perde così uno dei suoi principali protagonisti: la piccola Pochaontas elevata a dea e ora scomparsa tra i flutti.

Si tratta di un gesto che va oltre la goliardata ma si carica di precise simbologie: il paganesimo prima o poi viene spazzato via dalla retta ragione.

Anche quando questa ti suggerisce le maniere forti. Evidenti nelle simbologie pagane entrate in Vaticano in questi giorni i rimandi a un paganesimo molto, troppo vicino al diabolico. Finisce così la storia delle statuette su cui lo stesso Vaticano in più riprese non ha mai saputo dare la giusta e corretta definizione iconografica malcelando imbarazzi e non detti. Eppure la presenza di quelle statue, del tutto aliene alla cultura cattolica sono state considerate urticanti da moltissimi fedeli e anche da prelati, come testimonia la presa di posizione del cardinale venezuelano Urosa, che ha pesantemente criticato il sincretismo della kermesse ai Giardini Vaticani e la processione d’ingresso con la Pachamama in San Pietro.

In quanto al nostro novello Pasquino non sappiamo che fine farà, se le autorità vaticane lo scopriranno e lo arresteranno per furto di divinità. Di sicuro dovrà avere dei validi giustificativi dato che lo scagliare oggetti incautamente da un ponte configura la fattispecie di peccato ecologico così come sarà presto sancito. E a nulla varrà la giustificazione che in fondo il legno è biodegradabile.

Papa Wojtyla ossia «Il dono più grande che il mio Cuore Immacolato abbia ottenuto dal Cuore di Gesù»

«Il dono più grande che il mio Cuore Immacolato abbia ottenuto dal Cuore di Gesù», così la Madonna ha definito (qui)  il Pontificato di San Giovanni Paolo II (1978-2005) di cui oggi, 22 ottobre, ricorre la memoria liturgica.

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E perché proprio il 22 ottobre? Molti -moltissimi- di voi, cari lettori, conoscete il motivo ma permettete che io lo spieghi a coloro che non lo sanno. Il Vescovo di Cracovia Cardinal  Karol Wojtyla venne eletto Papa durante il Conclave del 1978 -il secondo in quell’incredibile anno- e precisamente il 16 ottobre. Memorabile giornata di cui ricordiamo tutti le parole del Vicario di Cristo:

Ma indimenticabile fu anche il discorso che Giovanni Paolo II tenne Domenica 22 ottobre giorno in cui ebbe inizio il suo ministero di Pastore Universale della Chiesa. Nella Omelia (clicca qui) di quel giorno vi era già, in nuce, tutto il suo straordinario Pontificato che si sarebbe snodato lungo ben 27 anni.

Giovanni Paolo II era un santo ed un mistico, una figura straordinariamente eclettica –poliedrica si usa dire ma a noi non piace questo termine specie nella accezione che a questa parola si è voluto dare negli ultimi anni- che ha confermato veramente i fratelli nella fede come si addice al Successore di Pietro: e qui basti solo ricordare il Catechismo della Chiesa Cattolica di cui ancora oggi, forse,  non si è compreso appieno il suo immenso valore.

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“Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione. Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo. Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna.”

Ed oggi, 22 ottobre, mentre secondo numerosi ed autorevoli esperti (clicca qui per leggere soltanto un recentissimo –di queste ore– intervento) uno strano Sinodo sta per “attaccare” le fondamenta della Chiesa, noi veneriamo un grande Santo polacco. Polacco, Polacco come padre Kolbe, polacco come Suor Faustina ossia colei alla quale il Signore si è degnato di rivelare il vero volto della Misericordia (e non la miserabile caricatura -quasi uno sberleffo satanico- che circola da qualche anno).

Ebbene la Chiesa – che resta santa e di Divina istituzione e le porte degli inferi non prevarranno su di Essa- ha voluto che la Festa di San Giovanni Paolo II si celebrasse ogni anno proprio il 22 ottobre per ricordare quelle straordinarie parole in cui egli ci invita a non avere paura e ad aprire -anzi: spalancare- le porte a Cristo.

A Cristo, Unigenito Figlio di Dio. A Lui, unico Salvatore del mondo. A Lui, Verbo del Padre, Incarnato nel seno della Vergine Maria, nella pienezza dei tempi. Solo in Lui vi è la Salvezza e davanti a Lui –solo a Lui- ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua –ogni lingua, anche gli strani idiomi amazzonici- proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.

Ecco: riascoltiamo quelle parole e facciamole nostre -non è mai troppo tardi!- perché solo Lui -Gesù, vero uomo e vero Dio, ha Parole di Vita eterna.

gp2 abbracciato alla Madonna

 

GP2 SANTO

Padre Pio conosceva il giorno della sua morte?

Attraverso documenti, testimonianze e aneddoti che riguardano i fatti di Padre Pio il giornalista  Francesco Bosco prova a dare una risposta a questo misterioso interrogativo. Seguendo le parole e le immagini – ceri racconti sono inequivocabili- ritengo che si possa giungere ad avere una risposta. O, come minimo, a farsi una idea chiarissima della quaestio. La quale questione emerse, in modo esplicito, nel 1978 e cioè esattamente a dieci anni dalla morte del primo Sacerdote stigmatizzato della storia, san Pio da Pietrrelcina appunto.

SAPEVA GIÀ TUTTO?

Fu proprio padre Gerardo di Flumeri, Vicepostulatore della Causa di Beatificazione e Canonizzazione di Padre Pio, a parlarne esplicitamente in un articolo. Partendo da tale breve scritto, pubblicato sulla Rivista “Voce di Padre Pio“nel numero di Settembre 1978,  Francesco Bosco,  in una puntata speciale della sua trasmissione intitolata

articolo

“Toccati da Dio” e dedicata alla morte di Padre Pio,  ci spiega con garbo e chiarezza la questione del “sapeva già tutto“.

La trasmissione è andata in onda di recente su Padre Pio Tv ed ora è stata resa disponibile anche nel Canale You Tube dell’Emittente. Eccola qui riportata: buona visione!

IL VIDEO

Padre Pio Tv è la Emittente televisiva cattolica dei frati cappuccini di San Giovanni Rotondo. Puoi guardare Padre Pio Tv sul digitale terrestre al canale 145, su Tv Sat al canale 445, su Sky al canale 852, in streaming sul sito internet: https://www.teleradiopadrepio.it/padr…

PADRE PIO MORTO

QUEL SUO CHIARO AMMONIMENTO SUL DIVORZIO

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Un massone in Fratelli d’Italia: il grave caso Dongmeza

Essendo un articolo di un giornalista serio – Andrea Zambrano- e dato che è pubblicato stamane su una Testata assolutamente credibile – La Nuova Bussola Quotidiana– allora non abbiamo dubbi che trattasi di un fatto vero e non dell’ennesima “boutade” mediatica. In breve si tratta di questo: un candidato di Fratelli d’Italia alle prossime elezioni regionali in Umbria appartiene alla Massoneria. Ed anzi: è stato persino “maestro venerabile”.

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Tutti i dati, interviste ai dirigenti locali del Partito incluse, sono nell’articolo e pertanto ometto di dirle io. Non mi esimo, invece, dall’esprimere, ancora una volta, diverse perplessità sul partito erede di Alleanza Nazionale (di Gianfranco Fini, ricordiamolo sempre. Soprattutto in tempi in cui improbabili adulteri si improvvisano fondatori di partiti cattolici: ogni riferimento ad Adinolfi è voluto).

Il partito di Giorgia Meloni è in leggera ma costante crescita di consensi. Ma permangono tutte intere le ambiguità. Al netto della sua situazione coniugale irregolare non si può dimenticare il suo giudizio dato al radicale libertario Pannella, massone, abortista, divorzista, pro droga, pro eutanasia eccetera eccetera (clicca qui).

E non è di poco conto l’aver imbarcato nel suo partito uno dei peggiori politici italiani, ossia il leccese Fitto. Ora apprendiamo che candida senza problemi nelle sue liste un rampante giovane commercialista già Maestro Venerabile di una Loggia del Grande Oriente d’Italia a Perugia. Adesso è troppo: i cattolici che votano quel partito aprano gli occhi. E comincino col leggere questo interessante e documentato articolo:

DONGMEZA FOTO

 

Quando nel 2014 diventò il primo maestro venerabile di colore i giornali si accorsero di lui. Africano e massone, un binomio sancito da quei due aggettivi con i quali Paul Dongmeza, commercialista di Perugia, in Italia da 37 anni e perfettamente integrato, si presentò: “Sono camerunense, vengo da una cultura sincretica e iniziatica”, disse. Con queste credenziali entrare in Massoneria, precisamente nella Loggia “Tiberi” di Perugia, non fu difficile.

Oggi Dongmeza batterà un nuovo primato: essere il primo massone pubblicamente candidato in un partito. Che però è Fratelli d’Italia, compagine che ha fatto della propria distanza da Massoneria, consorterie lobbistiche più o meno occulte e poteri forti un imperativo della sua azione politica.

Che succede?

Siamo in Umbria, dove tra una settimana si andrà al voto per il rinnovo dell’assemblea regionale. E’ qui, nella lista del partito di Giorgia Meloni che figura in terza posizione, il volto sorridente di Dongmeza, ritratto in foto con il resto della truppa il 27 settembre nel giorno della presentazione dei candidati che sostengono Donatella Tesei a governatore.

“Sarà vero o no?”, “Forse adesso non è più massone”, si chiede il pubblico social   di fronte alle prime voci, leggendo gli articoli di giornale e soprattutto una pagina “riesumata” per l’occasione sul sito del Grande Oriente che si rallegrava per la sua nomina. E’ insolito – se non unico – che un esponente della Massoneria esca fuori dal “guscio” non solo associando la sua affiliazione a una simpatia politica, ma addirittura candidandosi. E poi: ci sono partiti che hanno esplicitamente comunicato la loro contrarietà a candidare “grembiulini” pubblicamente tali come nel caso Cinque Stelle e altri, come il Pd, che hanno risolto la cosa con una serie di verifiche e dichiarazioni previe. Sarà anche il caso di Fratelli d’Italia? Se lo è chiesto anche la Nuova BQ che è andata alle fonti della candidatura di Dongmeza.

“No, non abbiamo preclusioni – ci dice il senatore Franco Zaffini, coordinatore FdI in Umbria – ma non so se Dongmeza sia ancora affiliato, d’altra parte si tratta di una vecchia intervista”. Da quanto frequenta il partito? “Da un po’ di tempo, collabora con noi sui temi a lui cari come la cooperazione con l’Africa dato che ha una associazione che si chiama Italia Attiva”.

Chiediamo se la sua eventuale affiliazione alla Massoneria crei qualche problema al partito. “No, perché dovrebbe? A Perugia ci sono una trentina di logge, non mi meraviglierei, ma non è materia politicamente rilevante. Piuttosto, lo chieda a lui, del resto si tratta di scelte private”.

Private fino ad un certo punto quando si scende nell’agone politico dato che il carattere segreto e iniziatico delle logge chiama a sé – secondo alcuni – il timore che ci siano cittadini “più” uguali di altri dato che nei giuramenti massonici si promette fedeltà alla consorteria. Sorge quindi il tema della trasparenza per chi si candida a chiedere il voto dei cittadini sulla base di certi valori. Come ad esempio la difesa delle radici cristiane e “una visione spirituale della vita”, messa nero su bianco sul sito di Fratelli d’Italia e in evidente contrapposizione con lo sguardo esclusivamente antropocentrico e anticattolico della Massoneria di ieri e di oggi.

“Non sono più maestro venerabile, ma sono iscritto alla Massoneria, certo – ci risponde affabile Dongmeza -. Del resto, non è un mistero, i giornali parlarono di me”.

Segue una chiacchierata sui temi della costruzione dell’uomo, della conciliazione tra Chiesa e Massoneria e sul fatto che anche la Massoneria fa suo il motto ama il prossimo tuo come te stesso.

Sia come sia, quel che è interessante è riflettere sulla novità rappresentata dalla candidatura. Il fatto di essere pubblicamente massone e candidato in politica è sicuramente un atto di trasparenza che giova al dibattito, dato che conoscere chi si vota è il primo requisito fondamentale della democrazia.

Quel che desta però più di un interrogativo è perché tutto questo accada proprio nel partito che più di ogni altro ha fatto della critica alla Massoneria e ai poteri forti la sua ragione d’essere. Nel partito che non fa mistero di richiamarsi alla dottrina e alla tradizione cristiana ad esempio su famiglia, tutela della vita e educazione.

In un video ancora reperibile su internet del 2012 la leader di Fratelli d’Italia si scaglia contro la Massoneria “che è ovunque” dichiarando con orgoglio di non farne parte e di “non poterne più di essere discriminati per il fatto di non far parte della Massoneria”. E ancora: in un’intervista a Repubblica dichiara: “Io non sono la mascotte di nessuno. Altri forse lo sono dei poteri forti, della massoneria, delle grandi lobby”.

Chiediamo se la Meloni sia a conoscenza di questo. La domanda cade nel vuoto. Ma, indipendentemente dalla conoscenza del caso da parte del segretario, questa storia impone il tema del reclutamento di candidati in un partito come Fratelli d’Italia che dal 4% si trova ora – in forza dei sondaggi che lo danno in crescita – ad essere un protagonista della vita politica italiana. Più elettori significa più militanti e più militanti vuol dire più attivisti che puntano ad essere candidati senza la cosiddetta gavetta. Inevitabile che, dovendo gestire molti più aspiranti eletti di prima, si crei il rischio di far entrare frettolosamente corpi idealmente “estranei” alla base elettorale tradizionale. A quel punto però, è naturale che qualche elettore si interroghi.

per leggere l’articolo nell’edizione originale clicca qui 

 

MENZOGNE VATICANE PER NASCONDERE RITI MAGICI PAGANI

Una situazione surreale si trascina da giorni ai briefing del Sinodo: alle domande dei giornalisti che chiedono chiarimenti sui riti pagani svoltisi nei Giardini Vaticani il 4 ottobre e che si susseguono nella chiesa di Santa Maria in Traspontina, i responsabili della comunicazione del Sinodo, Paolo Ruffini e padre Giuseppe Costa, prima fanno finta di non sapere e poi offrono versioni platealmente smentite dalle numerose testimonianze fotografiche e video. Intanto un sito di magia ed esoterismo esulta: «Finalmente la Chiesa riconosce l’importanza delle religioni pagane».

Come noto, lo scorso 4 ottobre nei Giardini Vaticani si è svolto un rito pagano: ebbene, mentre un sito di magia, occultismo e paganesimo esulta per il «passo importante della chiesa verso il riconoscimento delle religioni pagane e della loro importanza», e ci informa che «le streghe sono felicissime» per questo (clicca qui), in Vaticano sembrano tutti all’oscuro di quanto successo pur se erano presenti, e giocano alle tre scimmiette (“non vedo, non parlo, non sento”).

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È una situazione surreale quella cui abbiamo assistito seguendo i briefing degli ultimi due giorni: prima una giornalista, Diane Montagna di LifeSiteNews, ha chiesto chiarimenti sul significato di queste cerimonie che, dopo i Giardini Vaticani, si sono ripetute addirittura nella Basilica di San Pietro e poi nella chiesa di Santa Maria in Traspontina, come già abbiamo avuto modo di raccontare (clicca qui). Poi ieri è stata la volta di un vaticanista di lungo corso come Sandro Magister lamentarsi della mancanza di informazioni precise sulla stessa cerimonia nei Giardini vaticani. Ma entrambi si sono scontrati con un muro di gomma, risposte evasive, inverosimili o semplicemente menzogne

Ricordiamo brevemente la vicenda: alla vigilia dell’apertura del Sinodo, nei Giardini Vaticani si è svolto un lungo rito alla presenza del Papa e di alcuni vescovi e cardinali guidato da due sciamane, con i presenti che si prostravano a terra davanti a una serie di oggetti simbolici tra cui la scultura in legno di una donna nuda e incinta di fronte a un’altra donna; e poco più in là la raffigurazione di un soggetto maschile ovviamente nudo inequivocabilmente pronto alla riproduzione.

Da qualsiasi tradizione questo rituale venga, è stato senz’altro presentato come  amazzonico e non ci sono dubbi sul suo significato pagano: una venerazione alla Madre Terra e a una probabile dea della fertilità, come siamo stati abituati a vederne in tante religioni pagane. Neanche sulla gravità di quanto accaduto dovrebbero esserci dubbi, come ha spiegato da queste colonne padre Riccardo Barile (clicca qui). Ma nei giorni successivi questa messa in scena è continuata nella Basilica di San Pietro e poi nella chiesa di Santa Maria in Transpontina dove è stata celebrata anche una sorta di liturgia sincretista – già proibita da san Giovanni Paolo II – alla presenza di alcuni padri sinodali (clicca qui).

Le immagini di quanto accaduto nei Giardini Vaticani – peraltro diffuse dal portale ufficiale Vatican News – hanno fatto il giro del mondo e hanno creato un notevole sconcerto tra i fedeli. Se poi aggiungiamo che lo “spettacolo” continua ormai su base quotidiana nella chiesa di Santa Maria in Traspontina, a due passi da piazza San Pietro, una richiesta di chiarimenti è il minimo che si possa fare. Anche perché nel frattempo, come accennato all’inizio, un sito dedicato alla magia, all’occultismo e al paganesimo – Antro Magia -, ha salutato con entusiasmo questa apertura della Chiesa ai riti pagani: «Sappiamo che ci sarà sempre chi è contro queste bellissime iniziative purtroppo, ma da parte nostra siamo molto felici di questo evento che sicuramente aprirà le porte verso un futuro più aperto e roseo per noi pagani».

LA DOMANDA

Ecco dunque che al briefing di martedì 15 ottobre la giornalista americana chiede lumi; anche perché – ricorda – pochi giorni prima, sempre durante il briefing, un padre domenicano aveva parlato di diverse possibili interpretazioni della statua di donna nuda incinta, dalla Madre Terra alla Vergine Maria. Quindi si può sapere esattamente cosa rappresenta questa statua e che valore aveva il rito nei Giardini vaticani, che in fondo fanno parte della casa comune dei battezzati cattolici?

Di fronte, a essere chiamati in causa, sono Paolo Ruffini, prefetto della Segreteria per la Comunicazione; Cristiane Murray, che modera quotidianamente i briefing; e il gesuita padre Giuseppe Costa che, sempre quotidianamente, ha l’incarico di sintetizzare quanto avvenuto nell’aula sinodale. E qui comincia il teatrino: prima fanno finta di non capire a cosa si riferisca, poi l’onesto Ruffini non riesce a tenere la parte e, promettendo di chiedere «maggiori informazioni», dà un suo parere personale («non da prefetto»), da presente che era nei Giardini vaticani: «Credo che rappresenti la vita e basta, io l’ho vista così, la vita nel momento in cui si fa vita attraverso la donna. Andarci a vedere simboli di paganesimo, credo sia vedere il male dove non c’è».

La trovata di Ruffini, pur pronunciata tra mille indecisioni, appare improvvisamente come la geniale via di uscita da una situazione imbarazzante, e gli altri vanno subito a ruota. «Ma sì – arriva subito padre Costa, mentre la Murray nel frattempo scarica su Repam e Movimento cattolico per il clima la responsabilità di tutto – non c’è niente di sacro, è un’indigena che porta la vita». «Io non l’ho neanche vista», aggiunge padre Costa. Poi inizia lo scherno: «La vergine Maria? Chi l’ha detto? Mai sentito», dicono in duetto con sorrisetto di sufficienza padre Costa e la Murray, per poi chiudere ogni discorso: «È una figura femminile che non ha alcun valore, né pagano né sacro».

Poi c’è l’appendice di ieri: interrogato ancora sul rito nei Giardini vaticani, Paolo Ruffini offre la sua testimonianza personale: «È stato solo un momento di preghiera, una cosa semplice, si è detto un Padre nostro e basta».

LE MENZOGNE

Si può capire l’imbarazzo nel dover spiegare qualcosa di abominevole, ma le risposte raffazzonate dei tre sono una toppa peggiore del buco. Basta osservare questo breve video (clicca qui), girato da una angolatura più ravvicinata rispetto a quello di Vatican News, per sbugiardare Ruffini e compagnia: è un vero e proprio rito pagano per la fertilità, a cui partecipano anche dei religiosi cattolici, officiato da due sciamane che, alla fine, si presentano al Papa – che invero non appare proprio a suo agio – presentandogli la statuetta di legno di cui tanto si discute. Una delle due sciamane, con dei movimenti rituali, infila al Papa un anello nero, che parrebbe essere il “tucum”, fatto con una palma tipica della foresta amazzonica e – grazie ai teologi della liberazione – diventato simbolo dell’identificazione con la causa indigenista. «Chi lo indossa – spiegò una volta il vescovo Pedro Casaldáliga – fa propria la causa degli indigeni, fino alle estreme conseguenze». Altro che semplice gesto di preghiera nel giorno dedicato a San Francesco.

Quanto alla statuetta di legno, i tentativi di spacciarla per qualcosa di cattolico sono stati diversi. Non solo, come ha ricordato Diane Montagna, ne aveva parlato anche un padre sinodale durante un briefing (ma si ascoltano fra di loro?), ma a definirla “Nostra Signora dell’Amazzonia” era stato addirittura Vatican News nella sua versione portoghese, citato poi dall’agenzia Aciprensa. Poco importa che in realtà non esista alcuna “Nostra Signora dell’Amazzonia”, e neanche ci dilunghiamo con altri esempi di tentativi di “battezzare” la statuetta pagana: il tentativo di raggirare i fedeli cattolici è evidente e parte dal Vaticano.

Da ultimo, padre Costa: ha detto che non aveva neanche visto la statuetta in questione: in realtà lui ha addirittura presenziato alla paraliturgia sincretista in Santa Maria in Transpontina, come testimoniato proprio da un nostro articolo, e non era bendato (clicca qui).

Dunque, alla gravità di quanto accaduto nei Giardini vaticani e continua ad accadere nella chiesa di via della Conciliazione, a due passi da San Pietro, si aggiunge questo vergognoso tentativo di nascondere la verità, questo fare finta di non sapere, questo mentire spudoratamente e questo trattare con sufficienza e scherno quanti hanno la ventura di chiedere ragione di quanto sta accadendo.

È un triste spettacolo che si commenta da solo.

fonte qui 

SANTA TERESA DI GESU’ INSEGNA A PREGARE – Itinerario di trasformazione in Dio

I Padri Carmelitani Scalzi di Brindisi, anche quest’anno Pastorale 2019-2020, offrono la possibilità, a tutti i fedeli (adulti, famiglie, giovani in discernimento, consacrati e consacrate) di vivere un cammino spirituale, alla Scuola di Gesù e della Sua Parola.

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Padre Enzo Caiffa, priore della Comunità carmelitana di Jaddico (Brindisi)  – e Rettore del Santuario “Maria Madre della Chiesa” – ci condurrà gradualmente a riscoprire la figura di Cristo ed il Suo insegnamento, per giungere alla comunione con Lui, nella Preghiera.

Tale cammino  – una scuola di preghiera–  è partito un lustro fa’ ed ha donato delle ricchezze notevoli a tutti coloro che si sono accostati. Ricchezza che proviene da quell’autentico tesoro che è la spiritualità carmelitana in particolare quella trasmessaci da Santa Teresa di Gesù.

Gli incontri di quest’anno – che iniziano il 22 ottobre 2019- avranno come tema il seguente: “Fissiamo gli occhi in Cristo…  …impareremo la vera umiltà!”. L’appuntamento è OGNI MARTEDÌ’ alle ore 19 nei locali del Santuario.

JADDICO FOTO

Alcuni articoli riguardo il Santuario di Jaddico e la sua storia:

BRINDISI 7 SETTEMBRE 1962 – LA MADONNA APPARE A TEODORO D’AMICI (clicca qui) 

Il primo “miracolo” di Jaddico: la conversione del veggente Teodoro D’Amici (clicca qui) 

Due o tre cose che so su Teodoro D’Amici – (clicca qui) 

Maria, la dolce Mamma – (clicca qui) 

Madre della Chiesa – (clicca qui) 

JADDICO SU “TV2000” (clicca qui) 

Padre Enzo Caiffa illustra le bellezze del Santuario di Jaddico – VIDEO INTERVISTA

PADRE ENZO CAIFFA

jaddico collage

Per leggere un articolo ricco di belle immagini del Santuario e con note storiche CLICCA QUI 

Per ogni informazione visita il Sito Ufficiale del Santuario di Jaddico:

JADDICO - SITO UFFICIALE.png

http://www.jaddico.it

SCUOLA DI PREGHIERA 19-20