Nella sua Brindisi la presentazione della biografia di Antonietta Guadalupi

Quello di lunedì 23 ottobre è, a suo modo, un vero evento per la città di Brindisi: per la prima volta si parlerà, in un incontro pubblico, di una sua concittadina vissuta in modo esemplare. Presso la libreria Paoline vi sarà la Presentazione del libro “E Gesù Venne”, prima biografia di Antonietta Guadalupi (1947-2001).locandina-e-Gesù-venne_multiservice-720x1018

La presentazione sarà tenuta da Anna Maria Gustinelli, autrice del libro edito da San Paolo,  e sarà arricchita da canti meditativi, lettura di alcuni brani tratti  dagli scritti di Antonietta, testimonianze dal vivo. A fare “gli onori di casa” ci saranno Assuntina Marra e Patrizia Colaluce, che gestiscono la libreria e soprattutto Consorelle di Antonietta: la Guadalupi faceva parte dell’Istituto Maria Santissima Annunziata (IMSA) che è un ramo della Famiglia Paolina fondata dal Beato Giacomo Alberione.

Ed Annunziatina è anche la stessa Gustinelli che ha realizzato un libro veramente godibile, che si legge d’un soffio e che, in appena un centinaio di pagine, presenta questa bellissima figura che ha vissuto i suoi 53 anni tra Brindisi e Milano dove, tra il 1974 ed il 2001, è stata “l’angelo dell’Istituto Nazionale dei Tumori” come recita il sottotitolo.

La vita di Antonietta è presentata in modo sobrio ed essenziale ed  arricchiscono il libro le testimonianze riportate: conoscenti, collaboratori, consorelle, sacerdoti – spicca il ricordo di don Gabriele Amorth che seguì spiritualmente Antonietta per alcuni anni- e naturalmente amici e familiari. Da esse traspaiono anche elementi chiaramente soprannaturali.

E significativamente il volume si conclude con le parole di Don Antonio José Perez, Postulatore Generale della Famiglia Paolina: “in totale rispetto delle decisioni della Chiesa ci auguriamo che questa santità venga riconosciuta”.

Interverranno l’ Arcivescovo della Diocesi di Brindisi-Ostuni  Mons. Domenico Caliandro ed il Vicario Episcopale Don Fabio Ciollaro.

cosimo de matteis

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ISKRA – La Polonia “faro” per permanere nella verità di Cristo

L’Europa ha salde radici cristiane che la autoreferenziale UE ha voluto, esplicitamente, ripudiare. Sua Santità Benedetto XVI ebbe a dire “Europa, rimani fedele alle tue radici, affinché tu possa compiere la tua missione nella storia!”

La polacca Santa Faustina Kowalska scrive nel suo “Diario”, nel maggio 1938 e cioè poco prima della sua morte, “Una volta che pregavo per la Polonia, udii queste parole: «Amo la Polonia in modo particolare e, se ubbidirà al Mio volere, l’innalzerò in potenza e santità. Da essa uscirà la scintilla che preparerà il mondo alla Mia ultima venuta».”

E’ stata variamente interpretata questa rivelazione che la Religiosa ebbe da Nostro Signore: c’è chi ha visto nel Papato di San Giovanni Paolo II –polacco- la scintilla. Ma anche lo stesso messaggio della Divina Misericordia –affidato alla polacca Suor Faustina- può essere considerato come “preparatorio”: soprattutto se si considerano queste parole che il Signore le disse: “prima di venire come Giudice giusto, vengo come Re di Misericordia”.

ISKRA

 

Di certo la scintilla –iskra in polacco- non è una fantasia: la Kowalska –Canonizzata dalla Chiesa- è considerata tra le più grandi mistiche. Resta solo da comprendere in cosa consista esattamente tale scintilla. (QUI) 

E gli eventi di questi giorni danno ulteriore materiale di profonda riflessione: non tanto e non solo la iniziativa “Rozaniec do granic” dello scorso 7 ottobre che la Conferenza Episcopale Polacca (Konferencja Episkopatu Polski, KEP) ha pienamente autorizzato ed anzi appoggiato quanto le linee guida proposte all’approvazione della stessa Kep in tema di famiglia e divorziati risposati.

 Il Centro nazionale per la pastorale familiare della KEP aveva preparato un Documento ma, riferisce il Vaticanista Marco Tosatti, il Nunzio Apostolico a Varsavia, Mons. Pennacchio, avrebbe fatto dei passi “per moderare la pubblicazione del testo”.

La vicenda, molto delicata, è in piena evoluzione e va seguita con la dovuta attenzione e con tanta preghiera per il bene della Chiesa.

La Polonia è il Paese di San Giovanni Paolo II -di cui ricorre il 22 ottobre la memoria liturgica- come pure di San Massimiliano Kolbe, il grande martire Francescano perseguitato –ed ucciso- dai nazisti ma tenacemente avversato ed odiato dalla massoneria. Ed il popolo polacco, devotissimo all’Immacolata e Madre di Dio, con i suoi due milioni di persone scese in strada, in tutto il Paese, per pregare la Vergine con la Corona del Rosario in mano rappresenta un esempio per tutto il mondo cattolico di testimonianza e di fedeltà al Vangelo. Perché è innegabile che si tratta di permanere nella verità di Cristo o di scegliere strade buie ed inesplorate, gravide di pericoli.

cosimo de matteis

“Papa Francesco ha le mani legate“ , è davvero così?

Sta circolando un nuovo slogan : “Papa Francesco ha le mani legate che vorrebbe far intendere che la confusione a livello dottrinale esistente dentro la Chiesa non dipenda da lui. E’ un vecchio ritornello, che conosciamo bene: “ci sono i vecchi volponi di curia che impediscono la sua azione”.

Ora è tornata in auge questa storia. A favorirne la stolta diffusione uno scritto irresponsabile che sta circolando in questi giorni, eccolo:  “Sono sempre più autorevoli, attendibili e numerose le persone che, dopo essere riuscite a portare certi problemi direttamente all’attenzione del Santo Padre, si sono sentite da lui rispondere: « … ho le mani legate».

La cosa grave è che c’è chi crede a tale favola. La realtà, purtroppo, è ben diversa. Ed è ben spiegata nelle serene affermazioni della “Correctio filialis” la cui lettura è caldamente consigliata (CLICCA QUI).

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Per chi non ha tempo (o semplicemente non ha voglia) di leggere le 27 pagine c’è un episodio che fornisce la chiave di interpretazione del pontificato attuale. Ed è la frase che lo stesso Bergoglio disse al Vescovo Mons. Bruno Forte, in privato, durante il Sinodo: “Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati e risposati questi non sai che casino che ci combinano! Allora non ne parliamo in modo diretto, fai in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io”. 

Monsignor Forte non si rese conto che rivelando tale retroscena ha smascherato, in modo impietoso, lo “stile” bergogliano. Altro che “mani legate”!

Le conclusioni, come è noto, sono contenute nella ambigua e pertanto pericolosissima Esortazione post sinodale “Amoris Laetitia” che hanno sancito una “spaccatura”, una frattura che –come ha scritto Roberto De Mattei- “non è tra detrattori e fan di papa Francesco” ma è un problema molto più serio perché “la linea di frattura corre tra chi è fedele all’immutabile Magistero dei Papi e chi si richiama a papa Bergoglio per inseguire il “sogno” di una chiesa nuova, diversa da quella fondata da Nostro Signore Gesù Cristo”. Si tratta, in definitiva, di permanere nella verità di Cristo o di trovare nuove verità.

La visione distorta (di una “nuova chiesa”) preesisteva all’elezione di Bergoglio perché il Modernismo nasce oltre un secolo fa ma con l’avvento del papa gesuita ha avuto un placet impensabile: un Capo della Chiesa che asserisce “chi sono io per giudicare?” sancisce in modo drammatico l’ingresso del Relativismo nell’Ovile Santo.

Quel relativismo i cui gravi rischi erano stati ben esplicitati da Sua Santità Benedetto XVI in un memorabile discorso. I Cardinali, docili allo Spirito di Sapienza, compresero  allora il pericolo e la Barca di Pietro ebbe così un Timone ben saldo.

I piani della “mafia di san Gallo” –che erano quelli del Cardinale Martini e della massoneria ecclesiale- furono però soltanto rinviati di un lustro o poco più. Il resto è storia di oggi. Un oggi drammatico che siamo chiamati a vivere: “non c’è bisogno di essere degli storici per capire che stiamo vivendo una pagina assolutamente inedita nella vita della Chiesa”, per citare ancora De Mattei.

Altro che “mani legate” : semmai c’è da riportare, testuale, quello che l’Immacolata e  Madre di Dio rivelò “il Santo Padre …purtroppo… non comanda come dovrebbe comandare, sono più i cardinali che decidono più che lui”.

Lo disse a Jessica Gregori, la veggente di Civitavecchia. E si riferiva al Pontefice allora regnante. Che di fronte ad un sulfureo golpe non poté che agire in quel modo. Non per pavidità, come pure gli è stato detto (“Cristo non è sceso dalla Croce” commentò un autorevole uomo di Chiesa) ma perché, in coscienza, (“dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio”) era “pervenuto alla certezza” di non poter “esercitare in modo adeguato il ministero petrino”.  E, precisò il Papa, “ben consapevole della gravità di questo atto”.

cosimo de matteis

MATER ECCLESIAE

Quelle bufale sulla salute di Benedetto XVI

Una premessa, importante: l’amore verso Sua Santità Benedetto XVI è così grande che quasi infastidisce doverne parlare per chiarire e/o smentire voci gossippare (dei media mondani ma, purtroppo, anche in ambito cattolico) ma è quasi doveroso farlo.

Circola da diversi giorni la voce di un notevole peggioramento delle condizioni di salute di Benedetto XVI. Per fare un esempio in questa “trappola” ci cascano persino personaggi politici di lungo corso (è di pochi minuti fa un tweet del fascista Gianni Alemanno  che invita perentorio: “preghiamo per Benedetto XVI”, come si fa per i moribondi).

Ma Papa Ratzinger non è agonizzante, per Grazia di Dio. E che l’Altissimo lo conservi a lungo!

B16 E GEORG

Proviamo a spiegare come è nata la cosa. Tempo fa Mons. Georg Gänswein prefetto della Casa pontificia e segretario di papa Benedetto XVI rilasciò una lunga intervista (al mensile BenEssere) nel corso della quale, naturalmente, parlò anche di Benedetto XVI e disse le seguenti testuali parole: «Ad aprile, papa Benedetto XVI compie 89 anni: è come una candela che, lentamente e serenamente, si spegne, come avviene a molti di noi. È sereno, in pace con Dio, con se stesso e il mondo. È interessato a tutto e conserva il suo humor fine e sottile, con il quale sa “dare sale”. Ha conservato una grande passione per i felini. Nei nostri giardini, vivono Contessa e Zorro, due gatti che spesso vengono a “salutare” il Papa emerito».

L’intervista è del marzo 2016, cioè quasi due anni fa. Eppure c’è chi ha messo in giro la voce che Sua Santità sia in fin di vita. Certo, molte casalinghe in perfetta buonafede hanno diffuso via Whatsapp tale bufala infondata, relativa, lo ripetiamo ad una frase detta due anni fa.

E nella serata di, ieri,  martedì 17 Ottobre è dovuto intervenire lo stesso Gänswein per smentire: ed ecco cosa ha detto il Monsignore tedesco: «La frase che mi è stata attribuita è una pura invenzione. Non è vera, è falsa! Vorrei sapere chi ha invitato questa finzione. Da due giorni ricevo molte mail che riportano questa frase e che esprimono preoccupazione».

La frase di cui parla è “è come una candela che, lentamente e serenamente, si spegne, come avviene a molti di noi”. A titolo informativo è bene ricordare un dato anagrafico: Sua Santità Benedetto XVI è nel suo 91esimo anno di vita che compirà, a Dio piacendo, il prossimo Aprile.

Non aggiungiamo altro. La preghiera quotidiana per il Papa è il dovere di ogni cattolico. Un dovere ordinario. Non esistono peggioramenti. Siamo tutti sotto il cielo e tutti dobbiamo morire, tutti dobbiamo vigilare per farci trovare pronti: io, Benedetto XVI e tu che leggi questo articolo. Siamo certi di essere vivi domani? 

cosimo de matteis

B16 24 aprile 2017

Gli atti di omosessualità sono contrari alla legge naturale, in nessun caso possono essere approvati. Chiaro, no?

2357 L’omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, [Cf  Gen 19,1-29;  Rm 1,24-27; 2357 1Cor 6,10;  1Tm 1,10 ] la Tradizione ha sempre dichiarato che “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati” [Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Persona humana, 8]. Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.

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2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.

2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA PARLA CHIARO: OGNI BATTEZZATO DEVE TENERLO PRESENTE. GUAI SE UN SACERDOTE METTESSE IN DUBBIO QUANTO  ASSERISCE IL CCC (PER LEGGERE IL TESTO INTEGRALE CLICCA QUI)  IN MODO LINEARE E NON AMBIGUO.

Che Cosa Cerco e Che Cosa Desidero?

MONASTERO CLARISSE PG

“Libertà e Festa – Che Cosa Cerco e Che Cosa Desidero?” è il tema di un ritiro spirituale della durata di tre giorni (dal pomeriggio del venerdì alla Domenica dopo pranzo) che le Monache Clarisse di Perugia organizzano presso il loro Monastero.

Per ragazzi e ragazze dai 18 ai 35 anni che desiderano scoprire che cosa manca alla loro vita perché possano sorridere al dono di sé stessi, di Dio e dell’altro.

Dal 17 al 19 novembre 2017

Tre giorni insieme per scoprire la fonte del dono dell’amare e dell’essere amati.

MONASTERO PERUGIA

Sono previsti incontri personalizzati per coloro che hanno un’età superiore a 35 anni
Primo Incontro: Resistenze e Paure
Secondo Incontro: Il desiderio Ferito
Lavoro: Il colore della paura e del desiderio
Per ulteriori informazioni o iscrizioni:
E-MAIL  ch.agnese@diocesi.perugia.it
Telefono 075 – 40334 chiedendo di sr. Chiara Agnese o sr. Caterina Maria

L’attacco modernista alla liturgia ed alla Eucaristia

La confusione dottrinaria, innegabile, sta provocando danni che al momento non è possibile calcolare. A fronte di lodevoli  iniziative da parte del Clero e, soprattutto, di fedeli laici è in atto un tenace tentativo di continuare nella “distruzione” della sana e vera teologia Questa cosa avviene sistematicamente da molti lustri: è sempre bene puntualizzarlo perché la demonizzazione è sempre sbagliata.

E’ sacrosanta e doverosa la critica verso gli attuali vertici ecclesiali (la critica e, laddove opportuna, una garbata correzione) senza dimenticare che sono oramai decenni che le nostre diocesi sono letteralmente “invase” da relatori –laici o chierici- che diffondono il veleno del modernismo (parentesi: l’eresia modernista è stata solennemente condannata dalla Chiesa – fu il beato Pio IX e la Madre di Dio in persona ha esplicitamente detto : “satana vi tenta tramite il modernismo” ed anche “satana non dorme e attraverso il modernismo vi devia e vi guida sulla sua via” ).

BERGOGLIO E SARAH

Il giuramento antimodernista “Sacrorum Antistitum” che ogni Presbitero pronunciava (fin al 1967 quando, nel “delirio” post conciliare, venne pericolosamente accantonato) e che era stato introdotto San Pio X ha rappresentato un argine almeno a livello di Clero. Ma la follia sessantottina penetrò anche nell’Ovile Santo: la massoneria già vi era, il modernismo pure e così la cattiva teologia (la falsa teologia, per dirla con Mons. Antonio Livi) è penetrata nei seminari e nei noviziati. Ed ecco perché abbiamo “cattivi” preti e “pessimi” Religiosi nelle nostre diocesi e parrocchie.

E’ altrettanto innegabile che tale stato di cose, già in atto durante i precedenti Pontificati, dal 2013 ha avuto un carattere diverso. Se prima questi cattivi maestri, pur avvelenando clero e fedeli laici, erano ufficialmente fuori dalla ortodossia cattolica (pur avendo un innegabile “successo” mondano) ora essi sono stati “sdoganati”: nessun Vescovo prova disagio ad invitare figure come Enzo Bianchi, Alex Zanotelli, don Vinicio Albanesi, padre Alberto Maggi, don Giuliano Zanchi, padre Giuseppe Piva, (un padre James Martin all’amatriciana),  Vito Mancuso, Andrea Grillo, Silvano Petrosino, padre Ermes Ronchi o lo spretato (con prole) Paolo Curtaz.

BIANCHI

ENZO BIANCHI – Per il fondatore della comunità di Bose  la Madre di Dio è soltanto “una ruota del carro”

Eppure costoro, oltre alla cattiva teologia al limite della eresia, hanno ultimamente assunto un atteggiamento sfacciato ed impudente: il teologo savonese “intima” a Benedetto XVI di tacere e di lasciare il Vaticano (clicca qui) ed il bizzarro Bianchi dice che la Madonna è l’ultima ruota del carro (clicca qui).

Eppure, come detto, costoro continuano ad avvelenare diocesi e parrocchie: essi o i loro discepoli girano l’Italia in lungo ed in largo. Tanto per fare un esempio: in una Diocesi del meridione nelle prossime settimane uno di quei cattivi maestri fa a fare un Corso –un corso di più giorni, non una “semplice” relazione di un paio d’ore” sul tema “L’anno Liturgico come esperienza spirituale” (Clicca qui).

Purtroppo è la Liturgia il fronte sul quale convergono tutti i nemici di Cristo e della Chiesa: avallati dai recenti “Motu Proprio” (in media uno al mese) si sono incamminati sul pericolosissimo versante della riforma liturgica. Sua Santità Benedetto XVI di fronte allo scempio perpetrato in tutto l’orbe cattolico parlò della urgente esigenza della “riforma della riforma” (clicca qui) ossia ripensare la Sacra Liturgia per purificarla dai numerosi errori ed abusi  introdotti nella prassi postconciliare. Il Cardinale Robert Sarah, Prefetto per la Congregazione del Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha fortemente ribadito questa necessità. Lo ha fatto anche recentissimamente (CLICCA QUI).

Ma invano parla Sua Eminenza se poi, nelle diocesi,  certi Corsi vengono consigliati e particolarmente indicati a “Diaconi, Accoliti, Lettori, Ministri Straordinari della Comunione e notate la soppressione, per ora solo linguistica, del termine Eucaristia.

cosimo de matteis

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