Solo l’Immacolata ci tirerà fuori da questa grave situazione

MATER ECCLESIAE

La Regina della Pace, Madre di Dio, non permetterà che la Chiesa venga sfigurata, profanata e distrutta. Lei, la Debellatrice di tutte le eresie, la preserverà dall’errore e la custodirà: è la Mater Ecclesiae.

Non spaventi troppo anche il timore di guerre: può darsi che accada ma va visto come un benefico castigo di Dio Padre, Creatore che vede le Sue creature perdersi. Ed il rischio è la dannazione eterna. Ed ecco: certi castighi, anche dolorosi, saranno l’unica via per salvare milioni di anime.

Sempre ricordando che l’Altissimo ha il massimo rispetto della nostra libertà: nella sua immensa bontà ci ha creati liberi e permette che noi lo rifiutiamo! Mistero di un Dio che è Amore e che ha inviato sulla terra il Suo Unico Figlio, Gesù, per salvare gli uomini con il Suo Sangue ed il Sacrificio della Croce.

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Bergoglio secondo Blondet

IL “CREDO” DI BERGOGLIO. UN REFERTO CLINICO?

Bergoglio, riportano fonti certe e filo-bergogliane, ha scritto questa “professione di fede” poco prima di essere ordinato sacerdote.  Le sottolineature sono mie:

 

Credo

Voglio credere in Dio Padre, che mi ama come un figlio, e in Gesù, il Signore, che ha infuso il suo Spinto nella mia vita per farmi sorridere e portarmi così nel regno della vita eterna.

Credo nella mia storia, permeata dallo sguardo benevolo di Dio, che nel primo giorno di primavera, il 21 settembre, mi è venuto incontro e mi ha invitato a seguirlo.
Credo nel mio dolore, infecondo per colpa dell’egoismo, in cui mi rifugio.
Credo nella meschinità della mia anima, che vuole prendere senza mai dare … senza mai dare.
Credo che gli altri sono buoni, e che devo amarli senza timore, e senza mai tradirli per cercare una sicurezza per me.
Credo nella vita religiosa.
Credo che voglio amare molto.
Credo nella morte quotidiana, ardente, alla quale sfuggo ma che mi sorride invitandomi ad accettarla.
Credo nella pazienza di Dio, accogliente, dolce come una notte estiva.
Credo che papà sia in cielo accanto al Signore.
Credo che anche padre Duarte, mio confessore, sia in cielo, a intercedere per il mio sacerdozio.
Credo in Maria, mia madre, che mi ama e non mi lascerà mai solo. E attendo la sorpresa di ogni giorno in cui si manifesterà l’amore, la forza, il tradimento e il peccato, che mi accompagneranno fino all’incontro definitivo con quel viso, meraviglioso che non so come sia, che sfuggo in continuazione, ma che voglio conoscere e amare. Amen.

Papa Francesco

http://www.ilsacerdote.com/index.php/raccolta-testi/538-25-credo-di-papa-francesco

La fonte adulatoriamente  nota che “il Santo Padre” conserva questo suo Credo “gelosamente” in “ un foglio scolorito dal tempo”. E lo definisce “una sentita professione di fede, scritta «in un momento di grande intensità spirituale»

Ma sant’Iddio, come possibile che  una fonte cattolica abbia dimenticato a  tal punto la vita di fede  vissuta, da vedere in questo scritto “grande intensità spirituale”?  Se  questa è una “sentita professione di fede” ,   lo è certamente: fede in sé stesso, nel proprio io, ossessivo riferimento al “Mio”: Credo nella mia storia, nel  mio dolore, nella mia anima”, tutto “per me”, anche la Madonna “mia” madre che “mi”  ama. A Dio Padre  “voglio credere”.

Dico di più:   fino a che punto l’adulazione unita al modernismo ideologico rendono così ciechi, da non vedere  in questo credo un referto clinico?  Ormai lui stesso ha raccontato  di essersi sottoposto a psicanalisi: per sei mesi, quando aveva 42 anni. Evidentemente dopo la sua gestione  disastrosa del provincialato gesuita, conclusasi con la fuoriuscita di un centinaio di sacerdoti e forse ammanchi monetari (ne parlerò più avanti); un “successo” dopo il quale Bergoglio fu mandato  “in esilio” dai suoi superiori come individuo pericoloso, inseguito dalle voci secondo cui “era  pazzo, malato”.

Lasciamo perdere la parentesi psicanalitica: sottoporsi a questa pseudo-gnosi –  e pseudo-terapia che non curava nulla ed è stata abbandonata dai terapeuti  –  era allora di gran  moda ideologica fra i preti progressisti (sempre proni alla penultima moda del “mondo”)  a spregio del divieto del Sant’Uffizio. I media adulatori  e laicisti  hanno salutato nello psicanalizzato “un papa che smette di essere un’autorità da sedia gestatoria”  (soprattutto questo: che smetta di essere autorità),  “ un cattolicesimo, certamente più aperto agli influssi del mondo ma anche meno saldamente certo di sé»: così Pigi Battista, il vicedirettore del Corriere, maggiordomo rispettosissimo dei poteri forti.  Ma non siete abbastanza laici, o laicisti,  dal non accorgervi quante volte emergono, nei racconti di Bergoglio stesso, nella sua storia personale, e nelle testimonianze di chi lo ha conosciuto, termini psichiatrici?

A molti occhi esercitati  e resi attenti   dall’esperienza, spesso dolorosa, i sintomi saltano all’occhio.  Per esempio un lettore  scorge in Bergoglio un ““disturbo narcisista di personalità”.

Ciò perché, mi scrive, “ho  avuto un capufficio con quel disturbo  e  ci ha reso  la vita un inferno.  La cosa più brutta di simili persone è il fatto che fanno stare male quanti gli sono vicini, mentre essi sono convinti di non avere niente che non vada. Caratteristiche peculiari sono la presunzione di avere sempre ragione, presunzione di avere “maggior valore” rispetto alle altre persone e pretesa che esso venga sempre riconosciuto; tendenza a sfociare nella depressione o in sfoghi di rabbia incontrollati (la realtà attorno, infatti, resiste ai desideri narcisisti);  rancore verso tutti coloro che non assecondano il loro narcisismo,    con  conseguente colpevolizzazione degli altri, fino ad una vera persecuzione e manipolazione affettiva.
(…)  Il mio capufficio, i sintomi li aveva tutti: è un tipo che pretende di avere sempre ragione, rigira e capovolge le situazioni per trovarsi sempre dalla “parte giusta”, colpevolizza gli altri per quanto non va, ha sfoghi di rabbia improvvisi.
Anche il mio ex capufficio, agli  occhi di chi ancora non lo conosceva, o non lo conosceva in maniera più intima, appare buono ed addirittura giocoso.  (…)

Quando  il disturbo  giova alla carriera

Spesso alti dirigenti, uomini politici e governanti di successo  tradiscono tali  tratti sociopatici o psicopatici.  Steve Jobs pare abbia avuto la sindrome di Asperger; era un incubo per i suoi  dipendenti,che umiliava e insultava.   Donald Trump  viene accusato ogni giorno dai media ostili  di disturbo narcisistico.  In Berlusconi, come in Bill Clinton, sono vistosissimi  i sintomi della ipomania:  vita sessuale prorompente, attivismo, ottimismo, estroversione.  Sono personalità che dormono 4 ore per notte e si svegliano vispi ed energici, piene di progetti, trascinanti. Sono quelle “qualità” (i sintomi)  cui devono i loro successi – fino al giorno in cui non rovinano la loro carriera con un scandalo sessuale, facilmente prevedibile all’occhio clinico. Governanti   affetti dal  narcisismo patologico  devastano  gli Stati   e provocano guerre civili o esterne.  Come cattolico fedele, sento di avere non il diritto, ma il dovere, senza alcun  intento calunnioso, di porre il problema.  Bergoglio  ha dato frequenti segni  “strani” di impulsiva irresponsabilità, fin da quando fece proiettare immagini di belve e scimmie su San Pietro,  per  porre la rispettosa domanda: è in questione non la mente di  Bergoglio,  ma il governo della Chiesa  che mi riguarda come credente apostolico romano. Il  rischio di uno scisma incombe. Bergoglio è in grado di svolgere il compito che Gesù affidò a Pietro: confermare nella fede i fratelli?

Il  tema è spinoso. “Disturbo di personalità” è ciò che in termini meno politicamente corretti, si chiama “malattia mentale”:  non qualche difetto di carattere, ma una deformazione assiale della   persona  in tutte  le sue capacità, cognitive, affettive, interpersonali.  “Narcisistica”  è  (cito il Manuale Diagnostico Statistico, DSM 5)  la deformazione  della personalità caratterizzata essenzialmente da

  • Idea grandiosa di sé (minata nel paziente da intimi sentimenti di inferiorità, vulnerabilità che portano a paura del confronto e ipersensibilità alla critica.)
  • Costante bisogno di ammirazione (che spinge a gesti opportunistici per strappare l’applauso.)
  • Sfrutta i rapporti interpersonali (cioè approfitta delle altre persone per i propri scopi).
  • Mancanza di empatia soprattutto: ossia incapacità di “mettersi nei panni degli altri”, di riconoscere e rispettare i sentimenti e le   necessità del prossimo;  non desidera identificarsi  nei loro desideri.  Il narcisista è “manipolatore”, approfitta senza scrupoli degli altri per raggiungere i suoi scopi, lo calpesta  e non ne prova rimorso.  Prova spesso invidia, ed è convinto che  gli altri abbiano invidia di lui.
  • Crede di essere “speciale”‘e unico  e di poter essere capito solo da, o di dover frequentare, altre persone (o istituzioni) speciali o di classe sociale elevata.

Chi ha visto il film “La  Pazza Gioia” di Virzì, ha potuto avere un’idea  della  malattia mentale narcisistica  nel personaggio impersonato da Valeria Bruni Tedeschi. “Beatrice”, così si chiama, sta nella villa psichiatrica dove è ricoverata  come se ne fosse la direttrice, dà ordini alle altre pazienti  che disprezza e giudica sue serve,  fruga  di nascosto nelle loro cartelle cliniche per vedere come può servirsene;  seduce l’ex marito –  un ricco avvocato che lei ha lasciato per andare con un criminale – e  mentre dorme gli svuota il portafoglio per darsi  alla pazza gioia con la sua “amica” Donatella, una depressa suicidaria.  Per i suoi stessi parenti,  persua madre, Beatrice è  una immorale, priva di scrupoli, devastatrice di vite e di averi  altrui.  Un ritratto perfetto di “disturbo narcisistico della personalità”.

In “La Pazzza Gioia” Valeria Bruni Tedeschi recita con esattezza clinica il disturbo narcisistico: apparentemente simpatica  allegra  e vitale, in realtà senza scrupoli, manipolatrice, distruttrice di vite altrui.

Che  dire di  “Francesco”?

A  rileggere le testimonianze di quanti l’hanno conosciuto in Argentina, colpisce la frequenza   con cui  dalle  loro labbra sorgono spontaneamente termini psichiatrici, e spesso descrittivi, a loro insaputa, della turba mentale che abbiamo sopra delineata.

“Non  fidatevi di Bergoglio, è un grande attore”,  scrisse  nel 2013  Horacio Verbitsky, il giornalista che lo ha accusato   di  aver non aver difeso (o addirittura consegnato ai carnefici) i preti dissidenti durante la dittatura, denunciandole il lato doppio  e istrionesco. E aggiunse, profetico:  «Quando celebrerà la sua prima messa in una via di Trastevere o nella stazione Termini di Roma, e parlerà delle persone sfruttate dagli insensibili che hanno chiuso il loro cuore a Cristo,   ci sarà chi si dichiarerà entusiasta del tanto invocato rinnovamento ecclesiastico». Ma guai a lasciarsi fuorviare dalle parole di un “professionista”.  La sorella di uno dei gesuiti che non avrebbe difeso: «Ha ottenuto quello che voleva. Mio fratello m’aveva avvertita: «Vuole diventare Papa: è la persona più indicata, è un esperto nel dissimulare».

Quando nel 1990  la compagnia di Gesù lo allontanò da Buenos Aires per “esiliarlo” a  Cordoba, 800 chilometri più a Nord, la voce fu che “era malato, pazzo”.  L’altra voce: Bergoglio continuava ad esercitare una forte leadership personale su una frazione della Compagnia anche dopo che non aveva più ruoli dirigenti,  agiva  “como un superior parallelo“, influendo su molti gesuiti, in un decennio nel quale più di un centinaio di loro lasciarono l’ordine e il sacerdozio:  e la maggior parte dei fuorusciti apparteneva al gruppo di coloro che non stavano dalla parte di Bergoglio ma piuttosto volevano liberarsi di lui”.

Aveva evidentemente reso loro la stessa vita d’inferno che adesso infligge alla Curia   romana. E  ancor peggio: ha  devastato  la Compagnia di Gesù in Argentina,  l’ha spaccata in uno scisma , ha incenerito un centinaio di vocazioni sacerdotali.

Mancanza di empatia

Uno di questi  ex gesuiti  è Miguel Ignacio Mom Debussy, 67 anni, ex gesuita, che ha praticamente convissuto con lui per  11 anni:  “E’  stato  il mio superiore diretto, prima come maestro dei novizi, poi come Provinciale dei gesuiti in Argentina e successivamente come rettore del Colegio Máximo di San Miguel… Bergoglio era  molto manipolatore, manipolava le persone, sia seducendole, che minacciandole o punendole, in forma sottile o molto direttamente. Voleva controllare le persone secondo la sua convenienza o per cercare di cooptarle sulla sua linea di pensiero e di azione pastorale e aveva una evidente sete di potere. Per questo dissi in un’occasione “che aveva tratti psicopatici”.

Sulla sua mancanza di empatia, anzi  insensibilità  patologica,  sono a decine gli episodi.

Nella vulgata adulatoria, Bergoglio si sarebbe prodigato presso la giunta militare,rischiando di suo,  per far liberare due gesuiti che erano stati presi a rischiavano di finire desapareciti. Ma uno di loro, Orlando Yorio  (è morto nel 2000)  durante il proceso a la Junta (luglio 1985) ha dichiarato:

«Non ho indizi che Bergoglio ci abbia fatto liberare, anzi. Informò i miei fratelli che ero stato fucilato – non so se lo disse come cosa possibile o certa – perché preparassero mia madre”.

Insensibilità disumana. Confermata da Mom Debussy, che si trovava nello studio provinciale di Bergoglio quando Yorio, il confratello  che era appena stato liberato dai militari della Marina (che lo avevano torturato) chiamò Bergoglio.  “Stavo parlando con lui quando ricevette la telefonata  – ha rievocato l’ex gesuita –   e ascoltai le risposte taglienti e in tono irritato che dava al suo interlocutore – io in quel momento ignoravo chi fosse – in una conversazione che non durò nemmeno un minuto. Quando terminò, mi disse infastidito: «[Era] Yorio, lo hanno rilasciato dall’Esma.   “È fatta”, aggiunse, “che non mi dia più fastidio, che si arrangi”. E continuò, molto tranquillamente: “Di cosa stavamo parlando?”.

Parlava così di un confratello che era stato torturato e, spaventato, appena uscito dal carcere, gli chiedeva aiuto al telefono.

“Rispetto a padre Yorio e a padre Jálics  [l’altro arrestato],  so   direttamente e  personalmente che Bergoglio li discreditava pubblicamente e continuamente tra di noi;  ma lo faceva anche con altri gesuiti che si rifiutavano di seguire la sua linea pastorale o la mettevano in discussione”.

Anche questo è un tratto tipico e costante del disturbo mentale, descritto nei manuali diagnostici.  Invece di aver compassione delle persone in stato di debolezza,  che hanno bisogno di aiuto,   il narcisista patologico  le maltratta perché le sente invalidanti, dei  pesi morti,  ostacoli al raggiungimento dei  suoi obiettivi.

Inoltre: “Per i suoi scopi fa sentire gli altri confusi, colpevoli o sbagliati.  Cerca  di  ottenere la fiducia degli altri per raccogliere informazioni sudi loro    .Usa le informazioni personali raccolte per infastidire , ferire o manipolare gli altri.
“Non  ha paura di far male agli altri, né rimpianti. “.

Inoltre, “Gode nel vedere che il suo umore ha effetto sugli altri e che può rendere di cattivo umore gli altri”.  Ciascuno dei collaboratori di Francesco  può giudicare meglio di noi  questo tratto.

Il sindaco Ignazio Marino, una delle persone che Francesco ha umiliato pubblicamente.

Noi  possiamo cercare solo nel suo passato. Perché lì  i manuali diagnostici consigliano di guardare.  La persona “dà l’impressione che abbia tagliato i ponti con le persone del loro passato? Ha una lista di “persone cattive” che disprezza?”.

Il taglio dei ponti  nel passato di Bergoglio è gigantesco:  ha tagliato nientemeno che con l’ordine dei gesuiti di cui fa parte. “Il  suo passato  come provinciale di Argentina fa  sì che molti non lo amino”, riconosce persino la sua biografa ed adulatrice ufficiale, la giornalista Elisabetta Piqué:  al  punto che “quando veniva a Roma come vescovo, non lo invitano ad alloggiare nella casa generalizia di Borgo Santo Spirito”.  Che vada a dormire all’Hotel Santa Marta.

Come mai, l’abbiamo visto:  ha “messo ordine”  nella Compagnia  frantumandola. Quando Arrupe (il generale) lo fa  provinciale di Argentina, “Bergoglio è molto giovane e affronta con polso fermo la su prima sfida di governo; sicuramente commette errori”.  Lui stesso ha ammesso a Civiltà Cattolica: “Il mio modo autoritario e rapido di prendere decisioni mi ha portato ad aver problemi seri, mi ha  creato l’accusa di essere un superconservatore”.  Non solo: “lo accusarono di vendere  varie proprietà della Compagnia che si trovava in immensi problemi finanziari”, scrive la Piqué.  Precisa Ignacio Mom Debussy:  “in una riunione interna, successiva al provincialato di Bergoglio, era stata accertata la mancanza di circa 6 milioni di dollari che dovevano essere registrati sui libri contabili e invece non ve ne era nessuna traccia”.

Attenzione: non   se  li è certo intascati, il provinciale. Non è disonesto  nel senso consueto del termine. E’ che una personalità che ha un’idea grandiosa di sé si sente rimpicciolita   se obbligata al compito modesto di tenere libri  contabili. Un narcisista patologico, leggo nel manuale diagnostico, “ Pensa che rispettare regole e leggi lo rendano ordinario e sotto controllo”.  E d’altra parte,  i manuali mettono in guardia:  colui che è affetto da questa psicopatia “Può mentire, rubare o falsificare informazioni a discapito di qualche ente.  Può sabotare, nascondere o danneggiare proprietà dei  propri  partner in modo da non poter  loro  permettere di fare qualcosa”.

Bergoglio  ha dal suo passato “una lista di persone ‘cattive’ che disprezza”?  Ai tempi della sua elezione, i giornali argentini hanno pubblicato liste di  vescovi  argentini “cattivi”  con cui s’era scontrato per motivi ideologici,   di cui – giurava   la stampa – Bergoglio si sarebbe vendicato. E così è stato: rimozioni e dimissioni. La biografa-violinista Piqué ha colto dalla viva  voce del suo eroe altre  “persone cattive”  in Vaticano: “Un gruppo che cominciò a fargli la guerra a Roma accusandolo di eterodossia”.  Il segretario di Stato Angelo Sodano, il nunzio a Buenos Aires Adriano Bernardini, l’ambasciatore argentino presso la Santa Sede Esteban Caselli, tutti ce l’hanno con lui: perché sono “conservatori” mentre lui è “progressista” (da provinciale, però, era stra-conservatore…). In realtà,  si capisce che   queste personalità hanno cercato di frenarne l’irresistibile ascesa, perché ne avevano subodorato la pericolosità  e  la sete di potere.  Nelle  biografie adulatorie (scritte, come vedremo, sotto la sua dettatura) si parla di “una martellante “campagna di discredito” contro Bergoglio, che trovò sensibile a Roma lo stesso preposito generale della Compagnia di Gesù, all’epoca l’olandese Peter Hans Kolvenbach”,  come se fosse inspiegabile e  ingiustificata.

Fatto sta che dalla  carica di provinciale superiore dell’Argentina che ha coperto dal 1973  al ’79  –  e che secondo i suoi biografi era tutto sommato un successo (“un boom di vocazioni”, giunge a scrivere la Piqué),  poi viene retrocesso a  fare quel che faceva prima, rettore della facoltà di teologia di San Miguel;  poi i superiori lo tolgono di lì –  “Era in atto una controriforma nel senso contrario a quel che avevo realizzato io”, racconta lui alla biografa – e  lo spediscono in Germania: perché si faccia una cultura   completando una tesi sul teologo Romano Guardini, che lui – in quasi due anni – non completerà. Dopo di che, appena torna in Argentina su sua insistente richiesta,  lo spediscono a Cordoba,  a mille chilometri dalla capitale. E’  chiaro che fanno di tutto per allontanarlo dalla capitale, dove  ha  creato la sua propria centrale  di potere.

Infatti il suo successore nel provincialato, padre Andrés Swinnen, ha spiegato così l’allontanamento di Bergoglio: “Continuava a  esercitare una forte leadership personale su una frazione della Compagnia anche dopo che non aveva più ruoli dirigenti”. Si comportò come un  “superiore parallelo”, agendo  sulla conventicola di suoi adepti, per lo più giovani da lui sedotti (psichicamente) al seminario.

Un comportamento prevaricatore tipico del disturbo, e distruttivo  di istituzioni e persone. Nella mia inchiesta in Argentina sul miracolo eucaristico, ho incontrato molti preti, gesuiti e no, che ancora si leccavano  le ferite psicologiche inflitte loro da  Bergoglio: per lo più lamentavano d’essere stati trattati come collaboratori intimi di Bergoglio, per poi essere buttati via, svuotati e accartocciati come un pacchetto di sigarette vuoto.

L’esilio a Cordoba

A Cordoba fu mandato “in isolamento”.  Inseguito dalla voce che era “malato e pazzo”.  Lui ha sempre parlato di “castigo”  (sottinteso: ingiusto) , di “esilio”, di “tempo di oscurità, di ombre”:  la sofferenza del disturbato narcisista  lontano dal suo centro di potere.

Ma non ha mai voluto sollevare il velo su quell’esilio. Anzi, ha cercato di farlo dimenticare, come non fosse mai esistito:  non è da un simile carattere,  che  coltiva una idea di sé grandiosa ed eccezionale,  riconoscere uno scacco personale.

Così, quando nel 2013 il vescovo di Cordoba, in visita a Roma, lo informò che due giornalisti (Javier Camara  e Sebastian Pfaffen), stavano indagando su quei  mesi oscuri, intervistando testimoni locali del suo “esilio”, ecco che cosa ha fatto:  “Papa Francesco  chiamò al telefono i due cronisti non una ma più volte e non mollò più la presa. Intrecciò con loro una fitta corrispondenza via mail. Diede fondo ai suoi ricordi e trasformò il libro in una sorta di sua autobiografia cordobana, con numerosi suoi giudizi e racconti virgolettati”.

Come volevasi dimostrare:  invadente,  astuto  ed ossessivo, ha   manipolato i due , li ha “sedotti” con le sue “informazioni”, impedendo loro di condurre un’inchiesta indipendente.  Il  libro,  “Aquel Francisco“, porta le firme dei due, ma  l’autore è lui, Bergoglio, che l’ha scritto e riempito della sua versione dei fatti.  Ovviamente,  i suoi “nemici” ne risultano  sminuiti  e messi in cattiva luce  dai suoi “giudizi virgolettati”; lui, ne esce ingrandito, martire e santo.

E studioso. “A Córdoba – rivela Bergoglio in ‘Aquel Francisco’ – ripresi a studiare per vedere se potevo procedere un poco nella stesura della tesi di dottorato su Romano Guardini. Non riuscii ad ultimarla…”.

La sua “tesi dottorale su Romano Guardini”, ecco un altro mito  su cui Bergoglio ha  molto  manovrato e fatto ricamare  – per nascondere  la realtà.  Sul sito ufficiale del Vaticano ha fatto scrivere: “Nel marzo 1986 va in Germania per ultimare la tesi dottorale…”,  quasi come se l’avesse  ultimata.   Avvenire:  “Papa Francesco ha trascorso quasi due anni in Germania per leggere e studiare Guardini…”.

http://www.centroculturaledimilano.it/wp-content/uploads/2013/05/Romano-Guardini-rilegge-Bonaventura-Silvano-Zocal-Avvenire.pdf

Quanto a L’Espresso  è andato oltre: …”Proprio su Romano Guardini il gesuita Jorge Mario Bergoglio scrisse la sua tesi di dottorato in teologia, a Francoforte nel 1986″.

Sbagliato  –  ha corretto Sandro Magister –  . Bergoglio né scrisse quella tesi né conseguì il dottorato. Questo era piuttosto un suo progetto, al quale dedicò alcuni mesi nel 1986 in Germania, presso la facoltà filosofico-teologica Sankt Georgen di Francoforte. Ma poi lo lasciò cadere”.

La facoltà di teologia  e filosofia di Sankt Georgen  di Francoforte, ha  reso noto che il futuro Papa “passò alcuni mesi presso la facoltà per consigliarsi con alcuni professori su un progetto di dottorato che non è arrivato a conclusione”.  Laconica  nota, da cui si intuisce  che i professori l’hanno visto poco o niente; certo è che  la tesi di dottorato è rimasta “progetto” inconcluso, che di  Guardini il Bergoglio non  ha probabilmente mai letto una pagina.   Infatti nella storica “’intervista di papa Francesco a “La Civiltà Cattolica“, in cui egli dedica ampio spazio ai suoi autori di riferimento, Guardini non c’è”.

Del resto, quando  lo mandano in Germania a  finire la tesi, ha  50 anni.  Un gesuita di 50  anni senza tesi di dottorato,  senza cultura superiore!   A Francoforte, lo disse lui stesso, andava fino al cimitero dove si vedeva l’aeroporto a “salutare  gli aerei che vanno in Argentina”.

Il basso livello di curiosità intellettuale è tipico del narcisista patologico.  Lui intende il sapere come un mezzo di potere;  ragion per cui (elencano i manuali diagnostico-statistici)  invidia chi  lo ha:   “Se le altre persone ricevono delle lodi e lui no, si sente amareggiato. – . A volte prova a screditare le persone che ricevono dei riconoscimenti o lascia la scena se qualcuno riceve lusinghe perché contrariato”.
E’ il  tipo  umano che si irrita profondamente in un ambiente dove altri sono evidentemente superiori intellettualmente a lui: “Si sente arrabbiato e contrariato se vede gli altri raggiungere successo o compiere buone azioni.  Si sente arrabbiato e contrariato nel vedere la felicità altrui”.

“Senza motivo”. E anche il cardinal Muller l’ha umiliato volontariamente.

In più,  è incapace di solitudine. “E’ di cattivo umore se non riceve attenzioni o se trascorre del tempo da solo”.  Il che spiega alla perfezione come mai abbia scelto di vivere nell’albergo di Santa Marta invece che nelle stanze papali…

Ma il fallito progetto di tesi su Guardini rivela  un tratto ancor più importante e fatale di questo malato mentale: la sua inconcludenza.  Vulcanico attivista in apparenza,    quando affronta progetti seri, non riesce a portarli a termine.  Il che particolarmente dannoso, quando il  malato  riesce a raggiungere posizioni di leadership.

Altri malati mentali finiscono  in ospedali psichiatrici o barboni  senza tetto, per disadattamento sociale. Al contrario,   l’affetto da disturbo narcisistico, spesso “ha successo” e “fa carriera”. Il motivo è chiaro: agli altri, queste persone  appaiono “fortemente sicure di sé, autoritarie  e affascinanti,  che riescono a farsi  seguire dagli altri; non hanno paura di calpestare, ma nemmeno di correre dei rischi”.

Sono – nel nostro mondo malato – i  caratteri “ideali”   per salire  nella carriera  e arrivare al successo politico.

Il  guaio è quando arrivano al vertice. Perché allora il loro autoritario  “stile di comando”,  le loro rabbie  imperiose  e punitive,  non bastano  a nascondere la sconclusionatezza dei progetti, grandiosi ma senza costrutto,   impossibili da portare a termine e inefficaci.

Ciò che ormai risulta palese agli osservatori oggettivi delle cosiddette “riforme”  di  Papa Francesco, tanto applaudito (dai media) come “rivoluzionario”  riformatore della Chiesa. Ma questo capitolo richiederà  un’altra puntata.

(1 – Continua).

 

Anniversario della morte di don Amorth: per molti è “già santo”

 

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Esattamente un anno fa moriva don Gabriele Amorth, sacerdote paolino ed il più noto esorcista al mondo. Don Amorth è morto sereno e sazio di giorni. Certo non senza sofferenza ma con la grande fede nel Risorto e l’amore smisurato alla Vergine Santa che ha guidato la sua lunga vita.
Bisogna pure dire che per molti è considerato un santo. Anzi: già in vita aveva fama di santità. E molte persone, di ogni parte del mondo, lo pregano e la venerano come un santo. Noi lo pensiamo già in Paradiso ma, naturalmente, sarà la Madre Chiesa a doverlo sancire.
Qui si vuole solo ricordare il primo Anniversario della sua morte, avvenuta nel giorno dei santi martiri Cipriano e Cornelio pastori generosi e martiri intrepidi. Noi preghiamo il Signore con il loro aiuto di essere forti e perseveranti nella fede, per collaborare assiduamente all’unità della Chiesa. Certamente don Amorth, che non ha mai lesinato critiche a Vescovi e Cardinali (memorabile le sue parole ad un noto Cardinale che non crede nell’esistenza del diavolo!), è accanto a noi in questa battaglia per la Verità che è Cristo.

cosimo de matteis

“Combattere con una mano, costruire con l’altra”: per Cascioli è aria da ultimi tempi

Sia lodato Gesù Cristo! 

Cari amici lettori e fratelli in Cristo e nella fede, senza esagerazione si può dire che stiamo vivendo una fase storica molto critica: a livello sociale, politico ed anche ecclesiale. Il pur prudente Riccardo Cascioli oggi ha detto testualmente che “si respira aria da “ultimi tempi”. (CLICCA QUI)

RICCARDO CASCIOLI

Noi non sappiamo se siano davvero quei tempi profetizzati dal Monfort  quelli in cui – dice san Luigi Maria Grignion di Montfort – «l’Altissimo e la sua Santa Madre devono formare dei grandi santi», scelti «per far fronte ai nemici di Dio, che fremeranno da ogni parte». Queste anime  – dice ancora san Luigi Maria, di cui era devotissimo san Giovanni Paolo II – sono guidate e sostenute dalla Madonna «così da poter combattere con una mano e costruire con l’altra».

«Combattere gli eretici con le loro eresie – continua -, gli scismatici con le loro divisioni, gli idolatri con i loro idoli, i peccatori con le loro empietà. E con l’altra mano costruire il tempio del vero Salomone e la mistica città di Dio»

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E Cascioli, Direttore de “il Timone” e della “Nuova Bussola Quotidiana” così conclude il suo editoriale: È un’immagine molto bella – combattere con una mano, costruire con l’altra – che descrive perfettamente il desiderio con cui ogni giorno pensiamo e realizziamo la Nuova Bussola Quotidiana, affidandoci a Maria: che possa trasformare in qualcosa di utile per la battaglia anche tutti i nostri limiti.

Noi de “il bene vincerà” condividiamo queste parole ben conoscendo gli scritti del grandissimo santo francese -il Montfort- e vedendo la situazione ecclesiale (e mondiale) precipitare. Senza catastrofismi ma neppure con la stoltezza di chiudere gli occhi di fronte alla realtà,  come bene diceva monsignor Escrivà.

cosimo de matteis

nuova testata bussola

La Nuova Bussola Quotidiana – gruppo di lettori

SUMMORUM PONTIFICUM 2017 – Sarà Mons. Guido Pozzo a celebrare in San Pietro al posto del Card. Caffarra

Il  VI Pellegrinaggio alle tombe dei Santissimi Apostoli Pietro e Paolo, che coincide col decennale del Motu Proprio “Summorum Pontificum” che Sua Santità Benedetto XVI donò alla Chiesa nel 2007, è iniziato. Nella giornata di giovedì 14 settembre l’apertura con la Celebrazione Eucaristica presso la chiesa dell’Angelicum, alle ore 8.

E all’Angelicum si è tenuto il Convegno “Il Motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI: Una rinnovata giovinezza per la Chiesa” . Dopo i saluti introduttivi del Domenicano padre Vincenzo Nuara (Moderatore di Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum e Assistente spirituale di Giovani e Tradizione) si è tenuta la Relazione di S.E. Mons. Guido Pozzo ,  tema: “Il Summorum Pontificum dieci anni dopo. Bilancio e prospettive”.  E sarà proprio il Segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei a celebrare la Santa Messa in San Pietro sabato 16 settembre al posto del compianto Cardinale Carlo Caffarra morto improvvisamente  lo scorso 6 settembre

MONS. GUIDO POZZO

Sua Eccellenza mons. Guido Pozzo, Arcivescovo di Bagnoregio e Segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei

Il Convegno ha registrato un uditorio numeroso e qualificato. In serata, presso la Basilica di San Marco Evangelista al Campidoglio i Vespri dell’Esaltazione della Santa Croce celebrati da S.E.R. Mons. Georg Gänswein, Prefetto della Casa Pontificia.  La giornata odierna, venerdì 15 settembre, Solennità della Beata Maria Vergine Addolorata, prevede la pia pratica della Via Crucis alle ore 16 a S. Maria in Campitelli. Alle ore 19 la Santa Messa Solenne nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva che sarà celebrata dal Rev. Mons. Gilles Wach, Superiore Generale dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote  Con assistenza pontificale del  Cardinale statunitense Raymond Leo Burke . 

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La morte di Laurentin (e la strumentalizzazione di Avvenire)

La triste notizia della morte di Padre René Laurentin non è giunta inattesa: il grande teologo francese aveva cento anni (da compiere proprio nel Centenario di Fatima e precisamente il 19 ottobre ’17). Questo fatto -la sua vecchiaia- non consente a nessuno di mancare di rispetto ad un Sacerdote appena morto: presentarlo come un mariologo capace di “suscitare polemiche, per esempio per le sue pubblicazioni degli anni ’80 su Medjugorje o sul caso Vassula Ryden” (come ha fatto AvvenireCLICCA QUI) significa adombrare la sua figura, sfigurarla, strumentalizzarla in chiave “anti-Medjugorje”.

E questa intenzione diventa ancora più chiara leggendo l’articolo di Famiglia Cristiana (CLICCA QUI) che esplicitamente dice: “Padre Laurentin si è occupato a lungo anche di Medjugorje, con testi che talvolta hanno fatto discutere. Questioni controverse, sulle quali, lo ricordiamo, la Chiesa non ha ancora espresso un parere univoco e definitivo”.

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Passi per Wikipedia che addirittura riporta testualmente la seguente affermazione: “Ultimamente (18 settembre 2008) Laurentin ha chiarito di non avere mai espresso giudizi sull’autenticità o meno delle apparizioni di Međugorje” ma Avvenire e Famiglia Cristiana?
(Piccola parentesi: quando nacque wikipedia “puntò” sul non dare nessuna informazione senza fornire le precise fonti -sai che novità….- e per un po’ tutti divennero specialista in citazioni e ti bacchettavano al grido di “e le fonti?!?”. Poi pure wiki si è adeguata (tiene famiglia pure lei) e pubblica cose senza fonte alcuna o, ed è un caso frequentissimo, citando fonti inesistenti o non più rintracciabili. Chiusa parentesi).

Ma non è un mistero: FC non ha mai “amato” Medjugorje, e così l’altro periodico paolino ossia il mensile “Jesus”. Figurarsi poi da quando Bergoglio ha parlato di “Madonna-postina”: il 14 maggio di quest’anno il settimanale fondato da don Giacomo Alberione (chissà se oggi sarebbe contento di cosa è diventata FC) titola a caratteri cubitali : IL PAPA: «MEDJUGORIE, LA MADONNA È MADRE NON POSTINA» (CLICCA QUI anche per verificare titolo e caratteri!) .

Ecco, muore il più grande mariologo del Novecento e la sua morte viene strumentalizzata per attaccare Medjugorje!

L’articolo potrebbe finire qui. Epperò vogliamo ricordare Renè Laurentin, che ora contempla la bellezza incomparabile della Regina della Pace, con alcune sue frasi. Sono spezzoni di una intervista: il Vescovo esorcista Andrea Gemma aveva appena sputato la sua terribile sentenza su Medjugorje (“lì appare il diavolo altro che la Madonna. Ed i messaggi li scrivono i frati. E poi tutto quegli interessi economici”) -parole che il prelato orionino non ha mai smentito– ed il mariologo francese con garbo risponde a queste inaudite accuse, ancor più gravi perché provenienti da un vescovo ed un vescovo esorcista. Ecco cosa rispose Laurentin:
“Proprio non riesco ad essere d’accordo con Monsignor Gemma: non penso che si possa parlare di un inganno satanico. D’altro canto, a Medjugorje si verifica ogni anno il più elevato numero di conversioni alla fede cattolica: Satana cosa ci guadagnerebbe a riportare tante anime a Dio? In situazioni come queste la prudenza è d’obbligo, ma sono convinto che Medjugorje sia frutto del Bene e non del Male. E poi riguardo i presunti interessi economici : nei dintorni di ogni Santuario esistono negozi di articoli religiosi, di souvenir, e dovunque vi sia un Santo o un beato da venerare, accorrono centinaia di pullman e sorgono strutture alberghiere per dare ospitalità ai pellegrini. Stando al ragionamento di Monsignor Gemma, dovremmo dire che anche Fatima, Lourdes, Guadalupe e San Giovanni Rotondo sono degli inganni ispirati da Satana per far arricchire qualcuno? E poi, mi risulta che persino l’Opera Romana Pellegrinaggi, direttamente collegata al Vaticano, organizzi viaggi a Medjugorje. Due vescovi locali contano, sì, ma relativamente. Allo stato, la Santa Sede non ha negato la veridicità delle apparizioni, nella nota a firma dell’allora Cardinale Ratzinger, non si impedisce ad alcun sacerdote o religioso di recarsi a Medjugorje. Tengo a sottolineare che Giovanni Paolo II disse: ‘Mi spiace dover guidare la Chiesa qui dal Vaticano e non da Medjugorje’. Ciò mi sembra molto significativo”.

cosimo de matteis

GP2 Medjugorje

 

E’ morto il Cardinale Caffarra. Ma il bene vincerà. L’Immacolata vincerà

Giovane CAFFARRA

Cardinale Angelo CAFFARRA – 1 Giugno 1938 – 6 Settembre 2017

È morto questa mattina, all’improvviso, il cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo emerito di Bologna. Aveva compiuto da poco 79 anni. Succedendo al cardinale Giacomo Biffi aveva guidato la diocesi di Bologna dal 2003 al 2015. In precedenza era stato arcivescovo di Ferrara-Comacchio per otto anni, dopo aver fondato e presieduto, su richiesta di papa Giovanni Paolo II, l’Istituto di Studi su Matrimonio e Famiglia che da Giovanni Paolo II ha preso il nome. In questi ultimi anni era diventato un forte punto di riferimento per tanti fedeli cattolici disorientati dalla spaventosa crisi ecclesiale che viviamo.CAFFARRA CARDINALE B16

Suor Lucia, morta santamente il 13 febbraio del 2005 poche settimane prima della nascita al Cielo di San Giovanni Paolo (2 aprile 2005)), ebbe a dire, profeticamente, al Cardinale Caffarra che lo scontro finale tra il Signore e il regno di Satana sarà sulla famiglia e sul matrimonio. Non abbia paura, aggiungeva la veggente portoghese avviata alla Beatificazione,  “perché chiunque lavora per la santità del matrimonio e della famiglia sarà sempre combattuto e avversato in tutti modi, perché questo è il punto decisivo. E poi concludeva: “ma la Madonna gli ha già schiacciato la testa.”

Si, l’Immacolata vincerà. CAFFARRA BENEDICE